Uno dei più grandi giocatori slavi di tutti i tempi, un’icona degli anni ’90 e del Milan pluricampione di Fabio Capello. Dejan Savićević rappresentò perfettamente la definizione di genio e sregolatezza. La classe non gli mancò mai e nelle serate di Champions League sapeva esprimersi al meglio diventando il vero uomo in più. Anche le pause però erano molto frequenti, ed erano famose le sue partite alla ricerca dell’ombra. Una volta dichiarò:“Peccato che Capello mi abbia sostituito, nel secondo tempo con l’ombra al posto del sole avrei dato spettacolo”.
Un matto e un genio, anzi “Il Genio“, perché così veniva chiamato Savićević. Nel 1998, a 32 anni lasciò il Milan per tornare nella sua Stella Rossa di Belgrado ma la seconda avventura fu caratterizzata da tanti problemi fisici e la sua carriera sembrava giunta al termine. Ma c’era ancora chi voleva dargli una chance facendolo entrare per sempre nel cuore dei tifosi. Il presidnete del Rapid Vienna Peter Weber fece un grandissimo regalo alla sua gente e decise di acquistare Savićević facendogli firmare un contratto biennale e l’entusiasmo salì alle stelle. Gli hütteldorfer erano al settimo cielo e nella sua gara d’esordio contro il Bregenz fu accolto da eroe. “Rapid mit Savicevic das ist besser als Sex”, il Rapid con Savićević è meglio del sesso, recitava uno striscione di un tifoso il giorno del suo arrivo e in Austria riuscì a ridare luce alla sua infinita classe e riprendersi dopo gli ultimi difficili anni di Milano e Belgrado. E in un periodo dove la Bundesliga stava arrivando alla fine dei suoi mitici anni ’90, anni che videro Casino Salisburgo e Rapid Vienna ottenere una finale europea a testa e la nazionale austriaca qualificarsi per ben due volte ai Mondiali, “Il Genio” fu l’ultimo colpo di coda prima di un lungo periodo buio. Non arrivarono mai dei titoli, troppo forte il Tirol Innsbruck in quelle due stagioni, ma Savićević riuscì a entrare nei cuori del popolo viennese e lo stesso montenegrino rimase legatissimo alla Capitale austriaca.

Alcuni problemi fisici lo limitarono ma quando scese in campo dimostrò sempre un talento inarrivabile. E quando si prese la scena al Prater contro l’Austria nel derby numero 218 non potè non diventare per sempre un uomo Rapid. Savićević segnò due gol, prima che Wagner completò l’opera mandando agli annali un secco 0-3.
Ora Savićević è presidente della Federcalcio montenegrina ma torna spesso e volentieri dalle parti di Vienna venendo chiamato anche per giocare tra le vecchie glorie del Rapid. Gli venne dedicata una maglia speciale con scritto “Il Genio” al primo derby dell’Allianz facendo ripartire il classico coro “Dejo, Dejo” che per due anni lo ha accompagnato. Un amore poco conosciuto, ma forte e vivo quello tra Savićević e Vienna che gli permise di chiudere nel migliore dei modi nel 2001 la sua carriera.