La Coppa d’Asia è arrivata alla vigilia del suo ultimo atto e se il Giappone era una della papabili finaliste, il Qatar si appresta a vivere una notte storica, quella della prima volta. Storie che si intrecciano quelle dei Samurai Blu e quelle dei Maroons, con un percorso molto simile portato avanti nell’ultimo periodo e un 2019 che per entrambe regalerà anche la Copa América in Brasile. Era dal 1999 che una squadra dell’Afc non veniva invitata a disputare il massimo torneo per nazioni del Sud America e anche allora fu la volta del Giappone. Un solo punto contro la Bolivia e un ultimo posto nel girone che lo costrinse all’eliminazione al primo turno, ma quella paraguaiana fu un ottimo momento di crescita del movimento.
Il Qatar invece vuole arrivare nel migliore dei modi al suo primo Mondiale della storia nel 2022 e il primo passo è più che positivo. Nessuno a inizio Coppa d’Asia avrebbe dato delle possibilità ai qatarioti che avevano una buona squadra, ma che avrebbero firmato per un semplice approdo ai quarti di finale. Invece non solo sono arrivate solo vittorie, ma la porta di Al Sheeb è ancora blindata e i suoi cinquecentoquaranta minuti di imbattibilità risultano essere già un record per la competizione.
Ma a unire queste due brillanti nazionali non c’è solo l’estate brasiliana in comune, ma anche la scelta del commissario tecnico in totale controtendenza con le altre nazionali. Questa Coppa d’Asia avrebbe infatti dovuto essere il torneo dei grandi allenatori: da Lippi a Queiroz, da Paulo Bento a Zaccheroni, da Eriksson a Cúper. E invece sono due allenatori fatti in casa che si sono conquistati la finale, il Giappone affidando la squadra ad Hajime Moriyasu e il Qatar allo spagnolo Felix Sanchez, ma dal 2006 si può ormai definire una qatariota.

Dopo aver passato infatti dieci anni nella cantera del Barcellona nel 2006 accettò l’incarico di allenare i giovani dell’Aspire Academy, una squadra da poco nata per volere degli sceicchi per far crescere il calcio qatariota. Da allora non ha più lasciato Doha e dintorni e nel 2013 iniziò la sua scalata delle varie nazionali dei Maroons, vincendo nel 2014 una storica, e per ora unica, Coppa d’Asia Under 19. Dall’Under 19 passò all’Under 20, per poi approdare all’Under 23 e infine nel luglio 2017 gli è stata affidata la nazionale maggiore e l’inizio lascia ben sperare.

Moriyasu invece fu uno degli eroi del primo storico titolo giapponese nel 1992 e la finale fu proprio nello stadio che lo rese celebre con i suoi Santfrecce di Hiroshima. I viola furono anche l’unico club da lui allenato prima di dedicarsi anche lui prima alla nazionale Under 23 e poi a quella maggiore. Inoltre Moriyasu potrebbe entrare nella storia diventando il primo a vincere la Coppa d’Asia sia da giocatore che da allenatore.
Il torneo è ormai giunto al suo atto finale e le emozioni non sono mancate e tra qualche ora sapremo se sarà il Giappone ad alzare al cielo di Abu Dhabi la sua quinta Coppa o sarà la prima volta del Qatar.