Esordiente sì, forse, più o meno, anzi no. Nel baseball americano, un rookie è un esordiente. Tomás Eduardo Rincón Hernández lo è stato, ma solo perché tornava per la prima volta a Genova da avversario. Lasciata la Liguria nell’inverno 2017 per 8 milioni che gli hanno fatto risalire Bisagno, Bormida e Tanaro fino al Po e allo Juventus Stadium di Torino, il venezuelano sembrava patire la nuova collocazione. In questa stagione però, sempre nel capoluogo piemontese ma sponda granata, i suoi numeri sono tornati a livelli accettabili per le qualità de El General, duttile incontrista sapientemente convertito talvolta a esterno destro del 3-4-3 da Gasperini.

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Nel 2014/15 furono 29 presenze in A con 2 assists, nel 2015/16 33 condite da 3 gol e 7 assist, 16 nei restanti mesi dell’anno dal Genoa. Il totale di 82 apparizioni col Grifone indosso rende perfettamente l’idea dell’importanza del venezuelano nello schieramento ottenuto in eredità da Ivan Juric. Del Genoa da sesto posto, da Europa League, l’equilibratore era proprio Tomás. L’evoluzione del Rincón incontrista però ha subito momenti indecifrabili: fermo restando il ruolo di riserva cui era relegato alla Juventus, il venezuelano ha davvero saputo imporsi a livelli molto positivi. In media il Torino oggi dispone di un palleggiatore meno affinato rispetto a quello dell’EuroGenoa (1308 passaggi contro 1558), con meno licenza d’inventare (e infatti i passaggi chiave sono diminuiti da 22 a 21, anche se nel ’15/16 avevano vissuto un picco proporzionale al fatto di dover giostrarsi il campo con uno Dzemaili più che Sturaro). Complessivamente, Rincón tiene una sorta di freno a mano tirato anche nel tackle: 22 oggi, 63 alla prima stagione in Italia e 56 in quella successiva. L’evoluzione tiene conto del fatto che il primo anno il venezuelano era solito disimpegnarsi in une mediana a quattro, coi raddoppi sugli esterni voluti da Gasperini, mentre poi già l’anno dopo è stato ingabbiato in un 3-5-2 che ne ha permesso la raffinazione.

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Ciononostante Rincón non è certo meno aggressivo (13 ammonizioni stagionali oggi, record per lui in Serie A, e 51 intercetti, al primo anno furono 32). I tempi dell’Amburgo l’hanno temprato come una pentola a pressione, con Badelj come scudiero, e pure con La Vinotinto ha dovuto per necessità di cose gestire sprazzi importanti di partita. Pare tra l’altro che Tomás apprezzi particolarmente le situazioni calcisticamente più spinose: «Noi giochiamo sempre per vincere tutte le partite. Qualche volta ci riesci, qualcun altra no, ma se non puoi vincere l’importante è non perdere e noi mostriamo grande carattere». Il Genoa gli diede la “buona suerte”, lui ringraziò per l’affetto e si mise in gioco altrove. Rispose: “Vi saluto e vi abbraccio, vi ricorderò sempre.

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Per Rincón, l’improvvisa perdita della madre in un incidente stradale fu il watershed che lo costrinse ad accelerare la sua crescita: Da giovanissimo mi sono dovuto fare carico della famiglia, sono cresciuto sulla strada maturando in fretta. Già da allora gli amici e i compagni di squadra vedevano in me un leader”. El General l’hanno soprannominato, lui che anche a Genova tirava fuori un sorriso ogni qual volta i tifosi lo riconoscevano per strada e mimavano il saluto militare. “Bello essere un modello per i bambini, loro vedono nel calcio un’opportunità per inseguire i loro sogni e provare a tramutarli in realtà” disse, prima di spiegare come la nazionale calcistica del Venezuela fosse in qualche modo chiamata a regalare gioie ai bambini. Durezza ed eleganza, Tomás, ma anche un carattere forte e mite.

E a Genova? C’è tornato domenica, Genoa-Torino 1-2, risultato capovolto rispetto a quello dell’anno prima. Per la prima volta, Rincón è entrato al Ferraris da avversario. Partita da 6,76, voto WhoScored, ordinatamente conclusa con l’84% di passaggi completati sebbene abbia toccato tanti palloni come Iago Falqué (34) e uno in meno di Belotti (33). Due intercettati, uno spazzato, un intervento falloso. Prova da General. Prova da chi tornava a Genova con un bagaglio di ricordi da non disfare.