Negli occhi di tutti i giocatori del Liverpool sono ancora vivide le immagini della magica notte dalla Champions League, primo trionfo dell’era Klopp che ha meritatamente incoronato come regina d’Europa la squadra che più di tutte nel continente ha saputo lavorare giorno dopo giorno, fino a costruire un successo quasi inatteso.

È forse per questo che il rischio hangover per la nuova stagione poteva essere elevatissimo: sazi di emozioni, di gioia e di orgoglio, i Reds hanno affatto brillato nelle amichevoli di luglio, dove per lunghi tratti non erano venuti fuori anima e gioco visti appena qualche mese prima. L’immobilismo sul mercato poi poteva essere un altro segnale di appagamento, ma alla prima partita della nuova Premier League il Liverpool ha dimostrato di essere tutto tranne che adagiato sugli allori.

Certo, l’esordio con vittoria per 4-1 contro il Norwich è servito un po’ da materasso per catapultarsi in questa nuova stagione nel modo più soft possibile, contro una squadra neopromossa, dimezzata dagli infortuni, con una difesa molto fragile e capace di segnare il primo gol nella stagione nella propria porta. Ma aldilà della fortuna, Klopp ha saputo rispondere alle critiche lanciando un segnale molto importante attraverso i suoi giocatori. Dalle parate di Alisson alla velocità di Salah, dalla visione di gioco di Firmino alla possenza di Van Dijk, niente è cambiato rispetto alla notte di Madrid.

Niente o quasi: sì, perché se quella squadra aveva lasciato a bocca aperta sé stessa e il mondo intero, in questa nuova stagione il Liverpool è pienamente consapevole dei propri mezzi e della propria forza, forse come mai prima di oggi. I meccanismi sono quelli che ormai conosciamo a memoria, così come gli interpreti del gioco orchestrato da Klopp che quest’anno potrà provare ad alzare ancora di più l’asticella, spingendo i suoi uomini ogni oltre limite alla ricerca di un titolo nazionale che manca da 30 anni esatti.

Non sarà semplice riconfermarsi in Europa e splendere ancora in Inghilterra, ma il primo passo è stato già compiuto e per un Liverpool così determinato, affamato e rabbioso non c’è tempo per lasciarsi trasportare dall’hangover.