La settimana scorsa, con del fare un po’ profetico, avocai a me stesso l’onere (e l’onore) di tirare le fila al termine di una pazza sfida di Champions League. Che si dica ogni cosa, fuorché quello di cui tutti avevano timore: che quel pallone spazzato frettolosamente da un fresco ma non lucido Maxime Gonalons potesse essere un chiodo puntellato la cui azione fosse sufficientemente potente da spaccare in due una montagna. Lo dico ora per non sentirlo più. Il peso è tolto, la spada di Damocle staccata da un soffitto che la vedeva sovrastare teste da troppo tempo. Elogiai la follia, e trovate tutto in questo articolo: la follia di una gara senza senso, di un 4-1 in cui Leo Messi era l’ospite più atteso ma al Camp Nou passò quasi inosservato. La sorte è davvero bendata, ma lo è sempre. Non solo all’andata, in Catalogna, dove le due carambole di De Rossi e Manolas avevano fatto gridare al peggio e Piqué e Suárez avevano allungato il brodo, l’uruguagio pure con l’ausilio del sopracitato Gonalons. Pure al ritorno, dove invece il gladiator De Rossi ha “sottratto” a Dzeko quel pallone sotto l’ingente peso del riscatto obbligato. Pallone posizionato sul dischetto, brividi, ancora brividi ma subito il gol malgrado l’opposizione di ter Stegen. Pure Kostas, che merita un articolo a parte, ha scelto la via del riscatto presentandosi all’appello con ritrovata puntualità. Bravissimo lui, ma pure monumentale Fazio e superbo Alisson, perfino un onesto gregario come Juan Jesus ha fatto un figurone. Bravi tutti allora, perché se in Spagna la sorte era stata malevola ecco che a Roma è emersa la qualità. Che non si misura in milioni, visto che mi piace far svolazzare i dati di Transfermarkt (che restano impietosi), ma esula dal campo. La motivazione, la grinta, il coraggio. Il Barça s’era adagiato sugli allori. E la lupa non è stata così accogliente come lo fu con Romolo e Remo.

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Partita viva, questa, in un giorno che verrà anche ricordato per le parole di Massimiliano Allegri e il suo “chi non crede nella rimonta non salga in aereo”. Per una volta sono i giallorossi a dover esser presi a modello dai bianconeri, che non avevano sua maestà Messi contro (12 gol nelle ultime 9 partite, l’unica senza reti è stata l’andata contro la Roma): il duello coi marziani è sull’1-0. Cara Italia, direbbe Ghali, ti attende il bis domani. E anche se Madrid dovesse salutare la corsa di Buffon e compagni, resterà un successo esser rappresentati dalla nostra capitale alle semifinali di Champions. Grazie, Eusebio, perché la Roma è la terza squadra nella storia (dopo il Deportivo 2003/04 e il Barcellona del 6-1 lo scorso anno) a rimontare tre gol di scarto. Tre gol a una spagnola li aveva già visti, Di Francesco, il 15 settembre 2016 e il suo arrembante Sasol al cospetto dell’Athletic Bilbao. Lirola, Defrel, Politano.

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Remuntada? No, semmai Romuntada. Per un certo verso i binari romani s’intersecavano con Manchester, latina per via dell’inglesizzato “castra“, dunque accampamento. Chi giocava in casa, giallorossi e Citizens, in vantaggio. Per probabilità di realizzazione di una rimonta, i più avvezzi a una roba simile sarebbero stati gli strapagati ragazzi di Guardiola, non certo i capitolini di Di Francesco. Eppure è così, e tutto si riduce in una serie di fotogrammi: Dzeko che s’infila tra Umtiti e Jordi Alba capitalizzando il lancio di De Rossi, Schick che indirizza sul fondo di testa, Florenzi che crossa e controcrossa, Fazio che annulla Leo Messi, Kolarov maratoneta, i riflessi di ter Stegen, ancora i riflessi di ter Stegen, ancora una volta i riflessi di ter Stegen. E un rigore negato alla Roma, probabilmente. L’agonismo, la durezza in ogni contrasto, Massimo Meridio Strootman, i guizzi di Nainggolan e De Rossi, l’acuto di Messi e il cross che Florenzi ha indirizzato sul secondo palo dove al minuto 79 El Shaarawy ha tentato una zampata che da San Valentino 2017 è marchio registrato da Sergi Roberto. I rimpalli, Alisson che blocca Messi sul più bello, Dembelé che a metà del secondo di quattro minuti di recupero prova una volée impazzita da distanza siderale. La paura finisce qui. Finisce con la Roma in semifinale. Finisce con Edin Džeko sontuoso: il bosniaco ha scelto la notte migliore per regalarsi una performance all’altezza del numero che porta sulla schiena.

Il tabellino:
Roma (3-4-1-2): Alisson; Manolas, Fazio, Juan Jesus; Florenzi, De Rossi, Strootman, Kolarov; Nainggolan (dal 77′ El Shaarawy); Schick (dal 72′ Ünder), Dzeko. A disp: Skorupski, Peres, Pellegrini, Gerson, Gonalons. All: Di Francesco
Barcellona (4-4-2): ter Stegen; Semedo (dall’85’ Dembelé), Piqué, Umtiti, Jordi Alba; Roberto, Rakitic, Busquets (dall’85’ Alcacer), Iniesta (dall’81’ André Gomes); Suárez, Messi. A disp: Cillessen, Vermaelen, D. Suárez, Paulinho. All: Valverde
Reti: 6′ Dzeko, 58′ st rig. De Rossi, 82′ Manolas. Ammoniti: Fazio, Juan Jesus (R), Messi, Piqué, Suarez (B). Arbitro: Turpin (Francia)