Sommando i punti che hanno dopo 11 giornate Schalke 04 e Bayer Leverkusen, si ottiene un totale comunque minore dei punti fin qui conquistati sia dal Borussia Mönchengladbach che dal RB Lipsia, due squadre che l’anno scorso erano finite alle spalle di entrambe in classifica. Quest’inizio di stagione è stato molto complicato per entrambe le squadre del Nordrhein-Westfalen, lo testimoniano classifica e prestazioni, almeno in Bundesliga, perché nelle coppe i risultati arrivano. Entrambe sono qualificate agli ottavi di DFB-Pokal e entrambe passeranno i propri gironi: i Knappen in Champions League, die Werkself in Europa League. In campionato però è tutt’altra storia: 10 punti per i Königsblauen, 11 per le aspirine.

L’inizio è stato per entrambe traumatico, anche se lo Schalke ha fatto molto peggio: cinque sconfitte consecutive contro le tre dei quasi vicini di casa (le due città distano meno di un’ora di macchina). Una volta rotto il tabù “prima vittoria”, nessuna delle due è riuscita a tenere un ritmo accettabile. Le ragioni non sembrano così diverse tra loro, così come non è diverso il percorso. Sono rimaste entrambe fuori dalle coppe europee nella stagione 2016/17 e l’anno scorso hanno avuto soltanto la Bundesliga e la DFB-Pokal. E hanno ottenuto ottimi risultati: semifinale in coppa per entrambe, più secondo posto (lo Schalke) e quinto posto (il Bayer) in campionato.

In realtà per il Leverkusen il quinto posto ha rappresentato il fallimento dell’obiettivo stagionale, ovvero il ritorno in Champions League. La chance è sfumata all’ultima giornata, quando la squadra non è riuscita a battere 5-0 l’Hannover in casa nonostante un numero spropositato di occasioni da gol sciupate tra il 55′ e il 75′, sul punteggio di 3-0. Lo Schalke parallelamente aveva già festeggiato il secondo posto, un’abitudine per il club di Gelsenkirchen che non vince il campionato dal 1958 ed è arrivato 7 volte secondo (5 negli ultimi 20 anni). Quest’ultimo secondo posto è stato comunque meno amaro degli altri, essendo il Bayern distante 21 punti e irraggiungibile da chiunque.

Per il Bayer la mancata qualificazione è stata una mazzata. Heiko Herrlich, tecnico dei Werself, lo ha spiegato anche dopo le prime sconfitte di agosto e settembre: Paghiamo ancora il finale di stagione dell’anno scorso. I protagonisti in negativo di quel pomeriggio sono stati gli uomini più giovani e talentuosi: Brandt, Bailey, Havertz. Soltanto quest’ultimo si è però riscattato fino a diventare il leader tecnico della squadra, mentre gli altri due sono ancora alla ricerca di identità e continuità. Bailey è addirittura finito per diventare un panchinaro di lusso piuttosto che un punto fermo dell’undici titolare come era lo scorso anno.

La mancata evoluzione dei giovani della squadra è il motivo principale per cui il lavoro di Herrlich è sotto accusa e per cui la squadra ha soltanto 11 punti in 11 partite di campionato. Per come è strutturato, il Leverkusen ha bisogno di far crescere i talenti e lasciarli liberi di muoversi in campo, dando loro spazio e priorità. Il tecnico sembra invece essersi intestardito su questioni tattiche prima che di maturazione del singolo giocatore: l’emblema è l’utilizzo di Bellarabi invece che di Bailey o di Paulinho, due tra i giovani più interessanti di Germania. A differenza dell’anno scorso, quest’anno non è ancora stato trovato un equilibrio, nonostante la rosa sia sostanzialmente la stessa. Forse per fare il passo vero in avanti ci sarebbe bisogno di un allenatore di caratura superiore, vista la poca esperienza in Bundes dell’ex attaccante del Dortmund.

Lo Schalke di traumi non ne ha subiti, ma è tornato indietro di 24 mesi. Anche la stagione 2016/17 era iniziata con 5 sconfitte filate in Bundesliga: era la squadra di Weinzierl, quella che poi avrebbe concluso un’Europa League comunque dignitosa ai quarti di finale, così come la DFB-Pokal. Dietro l’inizio dello Schalke c’è però tutta l’inesperienza di Tedesco, che non è riuscito a riassettare l’undici titolare dopo le cessioni di Goretzka, Kehrer e Max Meyer, oltre al pesantissimo infortunio di Oczipka. Nei primi tre mesi di stagione il tecnico 33enne ha provato sostanzialmente ogni modulo e ogni soluzione tattica alla ricerca di un undici che funzionasse, con risultati piuttosto scarsi.

Come l’anno scorso, la squadra sembra sempre troppo lenta in avanti, ma dopo l’addio di Kehrer anche la difesa è totalmente da ricostruire. Tedesco ci sta riuscendo in parte con l’inserimento Stambouli, in grado di dare qualità anche in fase di costruzione, ma non è ancora sufficiente per tornare a essere una squadra da Champions League. Soprattutto le difficoltà sono a centrocampo: Rudy, Mascarell e Bentaleb non sono compatibili e Tedesco si sta inventando diversi interni oltre a Serdar e McKennie, due dei pochi a salvarsi in quest’inizio. C’è un problema di sovrapposizione che non si è ancora risolto e potrebbe trascinarsi abbastanza a lungo, perché già l’anno scorso l’allenatore calabrese non è stato impeccabile nella gestione della rosa.

Per lo Schalke la sensazione è anche che “se qualcosa potrà andare male, andrà peggio”, visto che Mark Uth si è infortunato e tornerà a febbraio. L’attaccante si era appena sbloccato dopo 1000 minuti di attesa e sembrava poter essere un punto fermo da cui ripartire, visto il suo momento di forma. Non che a Leverkusen per la verità tiri un’aria migliore a livello fisico: tra acciacchi e infortuni di secondo piano, difficilmente la rosa è stata al completo. Anche se la profondità di entrambe dovrebbe permettere di colmare queste lacune.

Al rientro dalla pausa nazionali entrambe hanno comunque bisogno di dare risposte forti, andando oltre gli infortuni. Il calendario dice meglio al Leverkusen, visto che lo Schalke avrà le sfide con Dortmund e Hoffenheim a ridosso della Champions League. Lo scontro diretto sarà poi il 19 dicembre, tra un mese, per chiudere un momento chiave della stagione: Knappen e Werkself hanno bisogno di riprendersi. E, nonostante in Bundesliga basti poco per ribaltare la classifica, il tempo inizia a stringere.