Molto probabilmente questa sera Lionel Messi entrerà ancora di più nella storia del calcio vincendo il suo sesto pallone d’oro. Un riconoscimento dettato esclusivamente dalla grandiosità di un giocatore che ha trascinato il Barcellona fino alla semifinale di Champions League con giocate da urlo, ma che non è riuscito a portare a casa il trofeo. France Football allora sembra aver deciso di premiare l’estro del fenomeno rispetto alla grandezza del Liverpool campione d’Europa che è formato da campioni ma non da fenomeni assoluti come la Pulce. Ecco quindi che sarebbero Van Dijk e Salah a completare il podio e già in passato altri giocatori sono arrivati secondi o terzi un po’ a sorpresa ma sfruttando grandi annate della propria squadra. A voi ora i cinque giocatori più inattesi che hanno sfiorato il Pallone d’oro.

DECO
Un centrocampista favoloso, importantissimo per tutte le squadre nelle quali ha giocato, ma forse che non ha rispettato appieno tutte le sue enormi potenzialità. Infatti Deco, brasiliano naturalizzato portoghese, aveva poco del classico giocatore carioca. Molto più europeo ed essenziale, ma con una visione di gioco difficilmente pareggiabile. Dopo il debutto con il Corinthians andò in terra lusitana al Benfica prima di passare in squadre minori come l’Alverca e il Salgueiros. A ventidue anni passò al Porto e qui sarebbe iniziata una strepitosa storia d’amore. Cinque anni fantastici e da quando José Mourinho si sedette sulla panchina dei Dragoni arrivarono anche una Coppa Uefa nel 2003 e soprattutto la Champions League del 2004 dove Deco fu autentico protagonista e trascinatore. Questo gli permise di diventare un papabile candidato al Pallone d’oro e forse solo la sconfitta in finale dell’Europeo del suo Portogallo gli tolse questo onore. Alla fine arrivò secondo dietro a Shevchenko e davanti al vincitore dell’anno seguente: Ronaldinho. Nell’estate magica del 2004 passò al Barcellona dove fu pedina importante nello scacchiere di Rijkaard ma la crescita continua di Xavi e lo sbocciare del fenomeno Iniesta iniziarono a rendere sempre più difficile la sua presenza in rosa. Scolari lo volle al Chelsea nel 2008 e a Londra ci rimase due anni dove con Ancelotti vinse anche una Premier League prima di chiudere carriera con il Fluminense.

PREDRAG MIJATOVIĆ
Forse il più forte giocatore montenegrino della storia, un attaccante capace di abbinare a un grande fiuto del gol anche una straordinaria capacità di mandare in porta i compagni. Predrag Mijatović si fece conoscere al grande pubblico nel 1987 quando con la sua Jugoslavia trionfò nel Mondiale Under 20 in Cile quando ancora giocava con il piccolo Budućnost. Nel 1989 passò al Partizan, ma quelli erano gli anni della grande Stella Rossa, anche se i bianconeri riuscirono comunque a vincere due titoli ma la Jugoslavia stava per essere distrutta. Tra il 1992 e il 1993 i migliori giocatori lasciarono il Paese e Mijatović non fu da meno andando in Spagna al Valencia. Dopo due prime buone annate, fu la terza a renderlo grandissimo dove sfiorò il titolo di capocannoniere con ben ventotto reti e Fabio Capello vide in lui l’uomo giusto per far vincere il Real Madrid. I blancos tornarono a vincere il titolo e assieme a Šuker e Raùl il montenegrino si esaltò talmente tanto da diventare un simbolo del calcio europeo. Per sua sfortuna da pochi anni si era aperto anche ai giocatori non europei e il 1997 fu l’anno del Fenomeno Ronaldo, ma Mijatović si piazzò al secondo posto nella classifica del Pallone d’oro davanti a un certo Zinédine Zidane. Nel 1998 un suo gol riportò la Champions League a Madrid dopo trentadue anni, ma da lì iniziò la sua fase calante. Passò anche in Italia, ma alla Fiorentina fallì prima di chiudere la carriera con il Levante.

DARKO PANČEV
Un centravanti fantastico, per anni forse il migliore del mondo, ma che qui in Italia viene ricordato quasi esclusivamente per i clamorosi gol sbagliati. Darko Pančev veniva soprannominato il Cobra perché sotto porta era letale e dopo i primi anni nel Vardar della sua Skopje, passò nel 1988 alla Stella Rossa. A Belgrado si esaltò diventando la massima essenza del numero nove realizzando ottantaquattro gol in novantadue partite, ma soprattutto vinse nel 1991 la Coppa dei Campioni. A Bari contro il Marsiglia vi era una sfida nella sfida, non solo quella tra jugoslavi e francesi per il titolo di campione d’Europa, ma anche tra Pančev e Papin per il titolo di miglior centravanti del mondo e probabilmente anche per la vittoria del Pallone d’oro. La partita finì 0-0 e ai rigori il bomber di Skopje segnò la rete della vittoria, ma a dicembre France Football decise di premiare J.P.P. e Darko arrivò secondo a pari merito del compagno di squadra Savicević e del precedente vincitore Lothar Matthäus. Nel 1992 passò all’Inter ma iniziò il suo declino e in nerazzurro lasciò un pessimo ricordo. Fortuna Düsseldorf e Sion furono le sue ultime tappe, prima di chiudere carriera nel 1997.

SALVATORE SCHILLACI
L’icona delle Notti magiche italiane del 1990, il simbolo di una Nazionale giovane, frizzante e divertente che probabilmente avrebbe meritato come non mai di laurearsi campione del mondo. Totò Schillaci ebbe una carriera molto strana e fino a venticinque anni non uscì mai dalla sua Sicilia diventando una colonna del Messina. Nel 1989 segnò ben ventitre reti e la Juventus decise a sorpresa di portarlo a Torino e la prima annata bianconera fu più che positiva con ben quindici reti realizzate all’interno di una squadra non proprio brillante. Vicini allora si convinse a chiamarlo al Mondiale come ultimo attaccante, ma già dalla prima gara con l’Austria la storia cambió. Fu un suo colpo di testa a piegare il Das Team e da allora divenne incredibilmente l’uomo del Mondiale. Sei gol e il titolo di capocannoniere e a fine anno arrivò il secondo posto al Pallone d’oro, dietro soltanto a un campione totale come Lothar Matthäus. Da allora però tutto cambió e Schillaci fu solo un lontano parente di quello straordinario attaccante del Mondiale. Solo ventidue gol in quattro anni tra Juventus e Inter e nel 1994, a soli trent’anni, decise di lasciare l’Italia per andare in Giappone dove chiuse la carriera nel 1997.

DAVOR ŠUKER
Uno dei migliori centravanti balcanici di sempre e primo grande campione della Croazia indipendente. Davor Šuker faceva parte di quella fantastica nazionale Under 20 jugoslava che nel 1987 vinse in Cile il Mondiale, ma ormai la storia politica stava modificando i Balcani. Giocò solo due partite con la nazionale maggiore, segnando anche contro le Far Oer, ma dal 1992 iniziò a giocare e segnare caterve di gol con la Croazia. Intanto si era trasferito in Spagna al Siviglia e in Andalusia tutto procedeva nel migliore dei modi e i gol arrivavano con grande costanza. Nel 1996 passò al Real Madrid e con l’ex connazionale Mijatović formò un coppia stellare e dopo la Liga nel 1998 vinse anche la Champions League. A farlo entrare nella leggenda però in quell’anno non fu il trionfo europeo, ma bensì uno strepitoso Mondiale dove con sei gol portò la Croazia fino al terzo posto. Zinédine Zidane però decise la finale contro il Brasile e il Pallone d’oro andò a lui ma Šuker potè vantarsi del secondo posto davanti al Fenomeno Ronaldo. Nel 1999 lasciò la Spagna ma all’Arsenal e al West Ham iniziò a calare di rendimento e nel 2003 si ritirò dopo due anni al Monaco 1860.