L’economia russa, genericamente parlando, punta molto su conglomerati figli della scissione dell’URSS, i cui proprietari scelgono spesso d’investire nel calcio: Abramovich a nemmeno trent’anni acquistò il 50% di Sibneft, la Gazprom impiega quasi 400mila persone partecipando all’8% del PIL russo nel 2011. Così Krasnodar si troverà pure decentrata rispetto a Mosca – e lontana da San Pietroburgo e dallo Zenit – ma può comunque dir la sua, sia in economia che calcio: il minor tasso di disoccupazione del distretto federale meridionale coincide con lo sviluppo del Kuban’, nato nel 1928 per mano della polizia sovietica già promotrice della Dinamo Mosca. Il 17 maggio 2018 i Canarini sono falliti e il 5 agosto successivo sono ripartiti dai tifosi e, sportivamente parlando, da zero. A quel periodo però non solo era già nata una seconda squadra della città, il FC Krasnodar, ma il progetto neroverde aveva già partecipato a quattro edizioni consecutive dell’Europa League (2014-15, 2015-16, 2016-17 e 2017-18).

La rivalità unica della città di Krasnodar ha portato a quest’avvicendamento curioso, ed era il 22 febbraio 2008 quando Sergey Nikolayevich Arutyunyan fondò ufficialmente il FC Krasnodar. Accadde avendo presentato le pratiche necessarie alla PFL, ente gestore del calcio professionistico russo, previa l’ottenimento del diritto di partecipazione alla terza serie. Nato a Sochi nel 1967 da madre russa e padre armeno («il 75% del mio sangue è russo, io non conosco l’armeno ma sono anche orgoglioso delle mie origini armene»), Sergey adottò il cognome della moglie (Galitskaya, dunque Galitsky) e pianificò l’ascesa del suo club così come aveva fatto con la sua carriera. Laureato presso la facoltà d’Economia all’Università Statale di Kuban, prestò servizio militare e raggiunse la posizione di vice direttore di banca prima di entrare nel mondo del marketing. Nel 1994 fondò una compagnia di distribuzione dedicata a prodotti cosmetici (Avon, Johnson & Johnson, Procter & Gamble), l’anno dopo uscì dal progetto e diede vita a a Tander, altra società impegnata nella distribuzione, poi nel 1998 aprì un Cash & Carry a Krasnodar. Nel 2000 il format si cristallizzò in una rete di negozi, “Magnet”, che inizialmente vendeva alimentari e oggi è la principale rivenditrice alimentare all’ingrosso dell’intera Russia, con oltre 250 negozi. Il 12 settembre 2011, per questi motivi, il governatore della regione di Krasnodar premiò Galitsky col titolo di “eroe del lavoro di Kuban”.

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Due anni dopo il conferimento, nel maggio 2013, emerse dai cantieri il Krasnodar Stadium. Considerato una delle migliori strutture sportive dell’intero Distretto Federale Meridionale, l’impianto fu inaugurato il 9 ottobre 2016 da un’amichevole della nazionale russa contro la selezione costaricense. Venne interamente finanziato da Galitsky, che nel settembre 2017 presentò un parco nei dintorni dello stadio: quasi 23 ettari impreziositi da un anfiteatro, una fontana tramutabile in pista di pattinaggio, una parete da arrampicata, uno skatepark e un parco giochi. Se Galitsky – come detto – riuscì a capitalizzare la crisi economica del 1998 per emergere, allo stesso modo il suo Krasnodar FC riuscì a trarre profitto dalla situazione finanziaria difficile in cui si trovavano gli altri. Al termine della sua prima stagione il club finì terzo, ma fu comunque promosso in seconda divisione perché due società (il Sportakademklub Mosca e l’SKA Rostov) presentarono domanda di retrocessione volontaria in terza serie per mancate garanzie finanziarie. Nel 2009 in seconda divisione arrivò un decimo posto ma l’anno dopo il quinto posto bastò: stavolta la strada fu spianata dai problemi finanziari di FC Saturn, Nižnij Novgorod e KAMAZ, così il biglietto del Krasnodar era per la Prem’er Liha.

Al primo anno tra i grandi il Krasnodar giocava le sue partite casalinghe allo Stadio Trud (“stadio del lavoro”), 3mila posti di capienza, situato nella parte meridionale della città. Poi però dovette accasarsi nello stesso impianto del Kuban per soddisfare i requisiti della lega, fatto che ai rivali non piacque. Se però il Kuban cominciava a manifestare i segni di cedimento che l’avrebbero condotto al fallimento, Galitsky continuava a investire in una rete di scuole calcio nella regione. Conquistando l’intero kraj raggiunse il successo, sviluppando calciatori anziché acquistarne di nuovi a peso d’oro. E persino Pelé una volta visitò le strutture del club, che hanno formato per quattro anni – dal 2013 al 2017 – quel Magomed-Shapi Suleymanov che ieri ha rischiato portare il Krasnodar ai quarti d’Europa League…

Ecco di seguito il tabellino:

Krasnodar (4-3-3): Safonov; Petrov (dal 75′ Suleymanov), Spajić, Fjóluson, Ramirez; Olsson, Gazinsky, Pereyra (dal 90’+1 Taranov); Wanderson, Ari (dal 30′ Stotsky), Claesson. All: Fomenko. A disp: Sinitsyn, Golubev, Utkin, Sergeev. Indisponibili: Kabore, Krytsyuk, Martynovich.
Valencia (4-4-2): Neto; Wass, Gabriel, Diakhaby, Gayà; Soler (dall’88’ Gameiro), Coquelin, Kondogbia, Cheryshev; Sobrino (dal 57′ Rodrigo), Mina (dal 70′ Guedes). All: Marcelino. A disp: Doménech, Piccini, Latorre, Torres. Indisponibili: Garay, Jimenez, Roncaglia, Parejo.
Reti: 85′ Suleymanov, 90’+3 Guedes. Ammoniti: Pereyra, Gazinsky (K), Kondogbia, Soler, Guedes, Gameiro (V). Arbitro: Taylor (Inghilterra).