Era il 2014 quando un golpe di matrice fascista sconvolse l’intera regione del Donbass: da allora il volto dell’Ucraina è drasticamente cambiato, quella che una volta era una terra in forte crescita ora è un immenso campo di battaglia su cui ogni giorno scorre il sangue di innocenti vittime. Nonostante la risoluzione del conflitto sembri essere ancora lontana, il popolo ucraino non smette di combattere a suo modo la guerra con l’unica arma a disposizione di tutti, la normalità.

Infatti in quelle terre, che ci appaiono lontanissime oggi più che mai, anche nelle fasi più cruciali del conflitto nessuno ha rinunciato a giocare a pallone, neanche i ragazzi dello Shakhtar Donetsk, la squadra di una delle città più colpite da questa terribile guerra. Per capire il profondo rapporto fra Donetsk ed i suoi Hirnyky (minatori), bisogna però fare un lungo salto all’indietro fino ad arrivare al lontano 1936, anno di fondazione dello Shakhtar: inizialmente la squadra rappresentava unicamente uno spasso per i minatori dopo il lavoro, ma dal secondo dopoguerra in poi ingenti investimenti e forse anche un pizzico di fortuna portarono gli uomini in arancione alla vittoria della Coppa UEFA nel 2009. Da allora la squadra ha avuto una crescita importante, riuscendo ad imporsi sempre sia in campo nazionale che in quello europeo e a riportare alla luce la bellezza mai davvero svelata agli occhi del mondo dell’Ucraina, ma questo momento di folle entusiasmo ha avuto un drastico freno dopo i fatti del 2014.

Nel periodo più terribile, quando la guerra sembrava aver divorato qualsiasi cosa nel Donbass, il presidente dello Shakhtar decise di tranciare le forti radici che tenevano ancorata la squadra alla sua città: divennero una formazione itinerante costretta a trasferirsi a Leopoli prima, distante ben 1200 chilometri dalla sua amata culla, e a Charkiv poi, nello stadio del Metalist che dista “appena” 300 chilometri. Il distacco ovviamente ha sortito gli  effetti che chiunque avrebbe potuto immaginare: il fantastico progetto degli Hirnyky, che ogni anno riuscivano a sfornare giovani calciatori dal grande talento, non ha avuto una degna continuità, finendo per bruciarsi del tutto dopo anni di sacrifici che facevano presagire una forte ascesa della squadra negli anni avvenire.

La situazione precipitò ancora di più per lo Shakhtar quando nell’agosto del 2014 la Donbass Arena, che tante volte aveva fatto da cornice alle vittorie dei suoi ragazzi, fu impietosamente bombardata dai ribelli filorussi che, oltre a mandare totalmente in frantumi l’ultimo baluardo visibile di una squadra ormai senza identità, uccisero anche tre persone innocenti ferme alla fermata dell’autobus.

Come ogni anno però lo Shakhtar si rimette in gioco in una città non sua, dove non è riuscito a trasferire ancora la sua identità di squadra operaia, fedele e fiera rappresentante del suo popolo. Il primo ostacolo degli ucraini nel loro cammino in Champions League sarà il Napoli di Sarri, un avversario sicuramente non tenero da sfidare nella gara d’esordio, ma la cui situazione potrebbe essere complicata da una trasferta non proprio facile da affrontare.

Per una squadra in esilio costretta a vendere tutti i suoi pezzi pregiati per restare a galla però la difficoltà dell’impegno resta comunque elevata: il gioco dello Shakhtar si basa principalmente sulle corsie esterne, guidate dall’esperienza del capitano Srna e dalla qualità di due come Bernard e Marlon; la punta di diamante, almeno sulla carta, è il Chucky Fereyra, centravanti argentino classe 1991 cresciuto nel Banfield ma mai definitivamente esploso nelle sue esperienze in Inghilterra ed Ucraina. A sostenere l’unica punta nel 4-2-3-1 di Fonseca l’uomo con più qualità è sicuramente Taison, uno dei tre brasiliani (assieme ai prima citati Marlon e Bernard) reduci dagli anni di Lucescu. Dalla cintola in giù invece la squadra perde drasticamente di qualità: a mantenerla viva però è l’abilità di Fonseca di mescolare sapientemente brio offensivo ed esperienza difensiva, una soluzione che al momento sembra promettere bene almeno in campionato, dove i risultati continuano ad arrivare nonostante la difficile situazione generale.

Battere una squadra dalle grandi qualità come il Napoli non sarà sicuramente un’impresa facile per i minatori ucraini, che dovranno far leva soprattutto sul proprio orgoglio e sulla grande capacità già ampiamente dimostrata di sapersela cavare anche quando tutto sembra ormai perso.