Il periodo di Marco Rose a Salisburgo è destinato a terminare a fine stagione. Dopo due annate ricche di successi interni, con la vittoria vicinissima anche in questa stagione, va dato grande merito al tedesco per aver portato il Red Bull a livelli impensabili in Europa con la storica semifinale della passata stagione. Il 42enne allievo di Jürgen Klopp ha già pronto un contratto con il Borussia Mönchengladbach e anche nella Renania Settentrionale è pronto a far vedere grande calcio e portare a casa risultati.
Ma non solo Rose conosce il suo futuro, anche i Tori Rossi si sono già sistemati per l’annata 2019-20. Il nuovo tecnico sarà lo statunitense Jesse Marsch, già da anni sotto l’ala protettiva della multinazionale austriaca e allenatore del Red Bull New York. Nato a Racine nel Wisconsin l’8 novembre 1973 iniziò la sua carriera da giocatore negli anni dello sviluppo del calcio a stelle e strisce nel 1996 con il D.C. United con i quali vinse due MLS. La sua vera storia d’amore fu però con il Chicago Fire con i quali giocò ben otto stagioni e riuscendo in due circostanze a giocare anche in nazionale. Chiuse la carriera a trentasei anni dopo alcune annate con il Chivas Usa prima di iniziare immediatamente la sua avventura in panchina. Fu assistente di Bob Bradley per gli Stati Uniti ma venne allontanato anche lui quando il tecnico venne licenziato nell’agosto 2011.

La prima vera panchina fu in MLS con i canadesi del Montréal Impact con i quali alternò buoni risultati ad altri ben più deludenti e così, con un dodicesimo posto finale, venne esonerato a fine anno. Il Princeton Tigers, squadra e college che lo avevano avvicinato al calcio da giovane, lo accolse per un paio d’anni come assistente prima di entrare come uomo Red Bull nel 2015. L’avere due potenze come Salisburgo e Lipsia in Europa ha allontanato di parecchio gli investimenti verso la squadra newyorkese che lentamente sono stati affiancati per valore dai rivali cittadini del City. Il grande cruccio di Marsch furono sempre i playoff perché dopo ottime stagioni regolari la squadra di spegneva sempre strada facendo. Nel primo e nell’ultimo furono fatali le semifinale con Columbus Crew e Atlanta, mentre nei due anni intermedi fu il Canada a essere la bestia nera dei biancorossi con il Montréal Impact prima e il Toronto di Giovinco poi a uscirne vincitori. Da qualche mese è arrivato a Lipsia per avvicinarsi alla realtà europea come assistente di Ralf Rangnick e a sorpresa l’anno prossimo siederà sulla panchina più ricca d’Austria. Dovrà invertire un andamento molto negativo dei tecnici a stelle e strisce in Europa che li ha sempre visto fallire, ma la Red Bull è sinonimo di garanzia e a Salisburgo difficilmente sbaglia.