A giugno lo Yenisey di Krasnoyarsk ha ottenuto la sua prima storica promozione in Prem’er Liga. Un traguardo prestigioso per una squadra della Siberia centrale, posto difficile da vivere e spesso dimenticato da tutti con il fiume che divide la città ha dato il nome alla squadra. La Mongolia non è lontana, a circa mille chilometri, e il calcio ha fatto sempre fatica a crearsi un posto importante nel cuore di questa gente abituato sempre a moltissimo freddo. Il soggetto federale, chiamato kraj, prende il nome dalla stessa Krasnoyarsk, che risulta essere il capoluogo, ed è la zona più estesa di tutta la Siberia centrale, con una superficie di circa sette volte e mezzo l’Italia. Comprendendo anche l’estremo nord la zona risulta però essere scarsamente abitata. Poche migliaia di persone si addentrano nel gelido nord, per questo motivo la maggior parte della popolazione è a sud della regione. La città però si sta avvicinando al mondo e nel novembre del 2013 il FISU, Federazione Internazionale Sport Universitari, ha deciso che le Universiadi invernali del 2019 si sarebbero disputate proprio a Krasnoyarsk, terza volta per la Russia dopo Mosca nel 1973 e Kazan nel 2013.

E con la promozione della squadra di calcio in prima divisione i siberiani stanno vivendo un periodo davvero magico per lo sport se non fosse per un piccolo problema. I lavori per lo Universiadi sono andati abbastanza a rilento e lo stadio Centrale di Krasnoyarsk sta ancora subendo dei lavori di ristrutturazione. Dove giocare allora? I playoff per la promozione sono stati giocati alla “Futbol Arena“, ma si trattava di…una palestra. Si perché si tratta semplicemente di una struttura completamente al coperto con solo muri su tre lati e una piccola tribuna da tremila posti. Impossibile ospitare tifoserie pirotecniche e accese come quelle provenienti da Mosca o San Pietroburgo e allora serviva un altro stadio per iniziare la stagione.

La soluzione è stata trovata, ma la comodità non è dalla parte dello Yenisey. Fuori dal circondario federale, fuori dalla Siberia e passaggio negli Urali, a Tyumen a duemila chilometri da Krasnoyarsk. Essere la città più a est del campionato già non aiuta per quanto riguarda le trasferte, superano i quattromila chilometri gli spostamenti verso Mosca, San Pietroburgo o Rostov e sfiora i cinquemila quella di Grozny, ma doversi sorbire certe trasferte anche per le partite interne rende il tutto ancora più difficile.

E’ previsto a breve il ritorno allo stadio Centrale, dove la gente non vede l’ora di riabbracciare il proprio Yenisey e di toccare con mano per la prima volta la Prem’er Liga. Fatica, sudore e tanti chilometri, ce la faranno i rossoblu a salvarsi e restare tra i grandi?