Non è stato il solito United-Arsenal, teso, acceso, nel nome di una storica rivalità. Piuttosto una partita giocata in un clima disteso, nel segno ancora una volta di Arsène Wenger, omaggiato a inizio partita da Mourinho e da Sir Alex Ferguson. La partita però se la sono presa i Red Devils, con un 2-1 che ha rispecchiato quanto visto in campo. Ovvero un Arsenal propositivo e convinto, con tantissimi giovani in campo che hanno lasciato ottime impressioni, ma poco in grado di finalizzare; uno United che non ha spinto al massimo e con poca convinzione. Ma l’ha portata a casa, con un pizzico di fortuna, oltre che per superiorità tecnica, grazie a un colpo di testa di Fellaini nel recupero.

Il solito United

Il buon approccio alla partita, con annesso gol di Pogba, lasciava buone speranze a uno United che aveva bisogno di una vittoria per mettere al sicuro il secondo posto in classifica. Ma dopo un inizio discreto, la squadra è calata ed è sembrata molto incerta, oltre che con poche idee. Lukaku ha spesso sbattuto contro l’ottimo Mavropanos, mentre il grande ex Alexis Sánchez si è molto spesso nascosto e non è mai diventato protagonista nel match.

Mourinho ha provato a cambiare la partita inserendo Martial, Fellaini e Rashford per provare a guadagnare fisicità a centrocampo e velocità in avanti. La mossa si è rivelata azzeccata nel recupero, quando belga ha incornato in rete il 2-1 che ha regalato tre punti. Piccoli segnali positivi erano arrivati anche in precedenza, soprattutto grazie all’ottima vena di Martial. Meno bene ha fatto il connazionale Pogba a centrocampo, troppo poco concreto.

Henrikh Mkhitaryan e Alexis Sanchez, i grandi ex della partita. Solo l’armeno ha trovato una prestazione positiva. | Fonte immagine: Twitter @premierleague

Arsenal, sconfitta poco amara con la testa all’Europa

La formazione iniziale di Wenger ha rispettato le dichiarazioni del tecnico alla vigilia del match. Dal primo minuto hanno trovato spazio Mavropanos, Nelson e Maitland-Niles, oltre ad altre riserve come Chambers, Kolasinac e Iwobi. Nonostante l’ampio turnover, la squadra sul campo ha dato una buona risposta, soprattutto l’esordiente difensore greco e gli altri due prodotti dell’academy. Lo United è stato per gran parte della gara padrone del campo, ma gli strappi degli attaccanti e dei centrocampisti hanno permesso ai Gunners di rendersi spesso pericolosi dalle parti di De Gea.

Tra questi soprattutto Henrikh Mkhitaryan, rientrato dal primo minuto dopo l’infortunio al ginocchio che lo ha tenuto lontano dai campi per alcune settimane. L’armeno si è dimostrato ancora una volta un elemento fondamentale per l’Arsenal, e al suo ritorno da ex a Old Trafford si è anche permesso il lusso del gol del momentaneo 1-1. Ma il segnale più importante è fisico: Mkhi è sembrato pronto e nelle migliori condizioni. E probabilmente Wenger non farà a meno di lui nel match con l’Atlético di sabato. Al Wanda Metropolitano i londinesi devono ribaltare l’1-1 dell’andata, e la testa è già a quella partita da venerdì.