Evidentemente al Valencia piace così. Nessun turno scontato nella sua Copa del Rey, a parte il sedicesimo di finale contro l’Ebro in cui era davvero complicato mettere in salita la situazione, con tutto che anche lì si sono ritrovati in svantaggio nella partita d’andata.

Ma dagli ottavi in poi il Valencia ha dato sfogo a tutta la sua follia in un torneo che ha reso fin qui ricchi i cardiologi della città: agli ottavi vittoria in rimonta contro lo Sporting Gijón, ai quarti finale impossibile contro il Getafe e poi la sfida al Betis con l’ennesima rimonta. Non una sfida qualunque quella del Villamarín, soprattutto perché quello stadio è stato scelto al posto del Mestalla per ospitare la finale.

E allora il Valencia ha deciso di evitare in tutti i modi che il Betis giochi la finale in casa, ricorrendo però alle sue maniere. 2-0 sotto a 20 minuti dalla fine, prima di far succedere ancora una volta il pandemonio: il gol di Cheryshev che riapre il discorso qualificazione e in pieno recupero, esattamente come contro il Getafe, il pari di Gameiro per avvicinare la finale. Gol tutt’altro che casuale quello del francese, ancora con l’occhio nero per via dello scontro con Piqué del Camp Nou, ma reso speciale dal suo passato nella città di Siviglia: lui giocava lì ma nel barrio di Nervión, quello della famiglia rojiblanca. A dir la verità anche Cheryshev avrebbe un passato nel Siviglia ma ha sicuramente lasciato meno il segno rispetto a un Gameiro che è stato fondamentale anche per la conquista dell’Europa League del 2015.

Ancora una volta il Valencia la riprende nel finale e partirà con il vantaggio del fattore campo nella gara di ritorno: sulla carta tutto più facile con la possibilità di passare il turno anche con uno 0-0 o un 1-1, ma come ci si può fidare della squadra più pazza di questa edizione della Copa del Rey?