Ogni area geografica del mondo ha le proprie tradizioni calcistiche, i propri stadi, le proprie squadre ed un ritmo della vita spesso cadenzato dal calcio. In Italia la storia dice che lo stadio è un luogo domenicale, puntuale come una messa; in Inghilterra il giorno del football è il sabato, mentre in Spagna il fútbol chiude i weekend con orari ben più tardi dalla media europea. In Olanda invece Eredivisie, Eerste Divisie (Jupiler League) e divisioni inferiori si dividono il compito di radunare i tifosi del voetbal olandese negli stadi e davanti alle TV per l’intera durata del weekend, con alcuni turni infrasettimanali, seguendo a grandi linee il modello italiano.

Nel caso specifico dei Paesi Bassi, ogni regione ha una tradizione calcistica rappresentata da una o più squadre, ed in vari casi si formano rivalità tra club di città geograficamente vicine, o regioni nemiche per ragioni storiche. In questa serie di mappe (fonte:Wikipedia), si può notare come le prime due divisioni del calcio olandesi siano sufficienti a dare a ciascuna regione una propria squadra in cui identificarsi come tifoso ed appassionato.

  

Il tutto sembrerebbe essere una spartizione più che equa dello spettacolo del calcio, a differenza anche della nostra stessa nazione che nei casi di Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Molise e Basilicata vede le prime squadre regionali apparire dalla Serie C a scendere. Tuttavia, se si aguzza la vista nelle tre mappe inserite nell’articolo, si potrà notare una zona posta all’estremo sud-ovest dell’Olanda che rimane sguarnita di club nella sua interezza. Questa mancanza continua anche in divisioni meno prestigiose, andando ad affermare una vera e propria assenza di qualsiasi club professionistico in quella regione. Si tratta della regione della Zelanda, o Zeeland, uno spicchio territoriale con circa 400.000 abitanti, e con la città di Middelburg come storico capoluogo.

Le già citate assenze di grandi club in determinate aree della nostra Italia sono dovute a questioni prettamente geografiche o demografiche. Nei primi anni del secolo scorso, periodo di massima diffusione del calcio, le regioni sopracitate non potevano vantare di una grande popolazione, né tanto meno di territori e materiali favorevoli la costruzione di innovativi impianti sportivi. Una motivazione che rende queste determinate zone sfortunate, ma che sembra essere più che comprensibile. La motivazione che lega l’assenza di club calcistici alla regione della Zelanda è invece molto più particolare; in un forte momento di fermento religioso all’inizio del XX secolo, periodo nel quale la maggior parte dei club è nata in tutta Europa, gli esponenti della Zelanda imposero un rigido regime cattolico nei propri territori. Al fine di diventare un baluardo assoluto di questo ideale di fede, il peso della religione sugli abitanti della Zelanda si fece davvero pesante, e i precetti cattolici divennero dei veri e propri comandi legislativi.

Il legame tra la religione della Zelanda e lo sviluppo del calcio Oranje risiede nella scelta del giorno dedicato allo sport con la domenica. Solo in quel giorno della settimana la popolazione operaia dei Paesi Bassi avrebbe potuto godere a pieno dello spettacolo del nascente voetbal, una decisione che troncò di netto la regione in questione da ogni discorso legato al professionismo. Credendo fortemente nella domenica come giorno del riposo, la popolazione si rassegnò dunque a frequentare le severe chiese cattoliche olandesi, piuttosto che “luoghi di perdizione” come i moderni stadi.

Con il tempo, e con lo sviluppo della società moderna, la Zelanda ha perso per certi versi la forte impronta di fede derivante dai primi anni del Novecento, ma a oggi non si è ancora assistito alla nascita di una società calcistica nel territorio in questione. Nonostante ai nostri giorni la regione risulti essere uno dei poli di maggiore concentrazioni di diverse etnie, costumi, e fedi religiose nell’interezza dei Paesi Bassi, la storia ha cancellato la Zelanda dalla mappa del calcio mondiale.