Stagione 2000/01: all’indomani dell’Europeo di Belgio e Olanda la Bundesliga vive un campionato pieno di sorprese e colpi di scena, forse il più pazzo di sempre. Sembra l’anno buono dello Schalke che non si laurea campione dal lontano 1958 e in questi anni ha dovuto sopportare persino lo smacco di vedere i rivali eterni del Borussia Dortmund vincere la Champions League contro la Juventus di Lippi.

L’impresa all’Olympiastadion di Monaco spalanca allo Schalke la strada verso il titolo ma, come sempre nella storia recente di questa squadra, se qualcosa può andare storto andrà storto. La squadra la allena un ex Borussia, e già questo potrebbe fare notizia: si chiama Frank Pagelsdorf e nelle ultime gare del girone di ritorno non riuscirà a far tenere i piedi per terra alla sua squadra che clamorosamente si farà rimontare in classifica fino ad arrivare a quel maledetto 17 maggio con 3 punti di svantaggio.

Lo Schalke gioca alla Auf Schalke Arena contro l’Unterhaching, squadra che verrà condannata alla retrocessione in Zweite dopo quel turno: per vincere quel titolo che manca da così tanto tempo però non basta vincere ma occorre anche che il Bayern perda ad Amburgo contro una squadra già salva.

A Gelsenkirchen la pratica è facilmente archiviabile e la partita viene chiusa in pochi minuti: il risultato finale sarà di 5-3 con doppietta di Jörg Böhme e gol di Gerald Asamoah, van Kerckhoven e Ebbe Sand, il compagno d’attacco di Tomasson nella Danimarca dei Mondiali 2002.

I riflettori si puntano tutti quindi sul finale di Amburgo-Bayern dove il punteggio al 90′ è ancora di 0-0, risultato che laureerebbe la squadra di Ottmar Hitzfeld per l’ennesima volta campione di Germania. Ma l’inimmaginabile deve ancora succedere.

Minuto 90: un cross di Marek Heinz diventa buono per il bomber dell’Amburgo Barbarenz che di testa mette il suo 22esimo gol in campionato e condanna il Bayern. Qualche chilometro più a sud una marea blu impazzisce perché sa che lo Schalke 43 anni dopo sta per tornare campione, bisogna solo aspettare il recupero dell’arbitro Merk, fischietto tra le tante del famoso Olanda-Italia del 2000.

Tutto finito con il Bayern che si fa scippare un titolo all’ultimo minuto perdendo contro una squadra già salva? Niente affatto, il bello arriva ora.

Il Bayern è nervoso e sembra aver perso totalmente il controllo della gara: lo si evince dallo sguardo furioso di Oliver Kahn che non riesce a stare in porta e vorrebbe andare lui a segnare il gol del pari. Serve un episodio e l’episodio arriva: è un lancio lungo apparentemente innocuo ma meglio non rischiare. Hertzsch va in scivolata e appoggia al portiere (di propietà dello Schalke) Mathias Schober che si accovaccia e prende il pallone con le mani. Il Bayern che sembrava morto ha ancora una chance, è un calcio di punizione a due dentro l’area clamorosamente regalato da un avversario che ha il cuore che sanguina in blu per lo Schalke.

Effenberg appoggia e Patrik Andersson spacca la porta: 1-1 IL BAYERN È CAMPIONE DI GERMANIA.

In quel momento si gelano milioni di cuori nella Ruhr che per qualche istante hanno avuto la reale sensazione di essere tornati in vetta al  paese ma una volta tornati per terra si sono dovuti arrendere all’evidenza, al fatto che ad alzare il Meistershale siano ancora una volta quelli lì.

Il Bayern, che una rimonta clamorosa l’aveva subita due anni prima in finale di Champions si prenderà la sua rivincita anche in ambito europeo in quella stagione con una grande vittoria in finale contro il Valencia che cancellerà i fantasmi di quella tragica notte di Barcellona dove tutto terminò nel giro di due minuti.

Non avrà più modo di riprendersi lo Schalke che continuerà a non vincere nulla e a perdere nei modi più clamorosi possibili. Nel 2008 i tifosi del Borussia Dortmund organizzeranno addirittura una marcia per i 50 anni senza titolo degli eterni rivali, ancora una volta umiliati e sbeffeggiati. La triste fine di un sogno, la grande beffarda illusione spezzata e svanita in un secondo per un retropassaggio raccolto con le mani dal portiere.