Anche l’ultimo obiettivo di questa infinita stagione è volato via. Il Manchester United si ritrova ancora una volta senta titoli in bacheca, ma con la consapevolezza che si poteva fare davvero molto di più. A dimostrarlo sono i numeri, impietosi nella prima metà del campionato e sorprendenti nella seconda, subito dopo la pausa forzata.

Il post lockdown ha mostrato ai Red Devils qual è la strada giusta da seguire: una grande mano l’ha data anche l’arrivo di Bruno Fernandes, l’unico in grado di invertire la rotta della squadra con un impatto che nessuno immaginava avesse potuto avere. Il portoghese è stato l’elemento che ha riequilibrato i piani di Ole Solskjaer, il protagonista che mancava in una stagione sottotono. 8 gol e 7 assist in 14 partite, numeri da capogiro per il centrocampista che ha contribuito alla grande scalata della classifica proprio nelle ultime giornate.

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Con lui il centrocampo dello United ha subito una vera e propria svolta, sollevandosi dalla mediocrità in cui ha vissuto nel resto del campionato. Non ha avuto la stessa evoluzione invece la difesa, totalmente da rifondare: i gol subiti non sono il vero problema, ma la coppia di centrali Maguire-Lindelof non ha assicurato la solidità giusta per permettere alla squadra di andare avanti senza preoccupazioni. Promosso sì ma di sicuro non a pieni voti anche l’attacco, con Martial diventato l’unico riferimento per i suoi compagni. Il francese ha portato a casa l’ennesima buona stagione condita da 17 gol in 32 presenze, ma nello United si sente la mancanza di un vero 9 in grado di stravolgere le partite al primo pallone toccato. In effetti Solskjaer non ha avuto a disposizione il reale sostituto di Romelu Lukaku, ossia un giocatore dal fisico importante e totalmente padrone dell’area di rigore.

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Con tutti questi punti deboli il Manchester United rischiava di essere escluso da tutte le coppe ma alla fine, grazie anche a qualche passo falso di Chelsea e Leicester, si è ritrovato al terzo posto, dietro soltanto all’imbattibile Liverpool e ai cugini del Manchester City. Assicurarsi la qualificazione ai gironi di Champions League per il prossimo anno è l’unico obiettivo che rende meno amaro l’ennesimo anno da dimenticare, che poteva essere salvato soltanto dalla conquista dell’Europa League.

Forse è proprio questo il grande rimpianto dello United: quella coppa poteva stravolgere la sua storia e di certo il cammino verso la finale non era dei più ardui. Solskjaer è arrivato primo nel girone senza troppi problemi e nel percorso delle gare a eliminazione diretta ha dovuto affrontare avversari del calibro di Brugge, Lask e Copenaghen, squadre di certo non all’altezza degli inglesi che nel frattempo hanno anche ritrovato la voglia e la fame di vittorie.

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A sbarrare il cammino dei Red Devils è stato soltanto il Siviglia, un’avversaria tremendamente esperta di questa competizione ma con la quale c’erano comunque speranze. Una sfida alla pari, vinta dagli spagnoli con una clamorosa rimonta. È questo a lasciare l’amaro in bocca più di qualsiasi cosa: lo United poteva fare di più, sognare più in grande e provare a raggiungere l’obiettivo come tre anni fa, quando vinse l’Europa League sotto la gestione di Mourinho.

La stagione si chiude ancora senza trofei, ma con la consapevolezza di aver trovato la strada giusta: dal prossimo anno il Manchester United dovrà seguire il cammino tracciato in questi mesi ed è forse questo il risultato più importante ottenuto da una squadra che aveva perso la sua identità.