No half & half scarves, please place them in the bin & clear your conscience”. La scritta che un pub nei pressi di Ashton Gate ha usato per chiamare a raccolta i tifosi è sufficientemente eloquente: il Bristol ci credeva. E lo ha fatto per tutta una partita piena di emozioni, vissuta al cardiopalma incurante degli oltre 750 milioni di divario che Transfermarkt additava ai padroni di casa. Sulla carta zero chances, sul campo si partiva col gap di un 2-1 subito all’Etihad che complicava ulteriormente le cose. Non è bastato tutto questo contesto per arginare i sogni di gloria dell’undici allenato da Lee Johnson, che però saluta la Carabao Cup. In finale ci vanno i grandi, Wembley non è un posto per il Bristol, che però si accontenta dei cuori della gente.

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I 27mila tifosi che hanno raccolto l’invito del club a presenziare numerosi si sono fatti sentire: armati di bandierine biancorosse e pieni di voce nelle ugole, pronti a celebrare quella che sarebbe potuta essere una finale di coppa raggiunta a 109 anni di distanza dall’ultima. Gioia e tripudio, per una squadra storicamente mai invischiata nelle paludi della Premier ma così fortemente fiera della sua identità proletaria. Dinanzi a loro, i ricchi, Guardiola, Aguero, ma soprattutto la biblicità di un Davide contro Golia. Partiti, con un canovaccio fatto di agonismo e corsa per sopperire alla tattica, eccoli col coltello tra i denti: Flint deve arrangiarsi come può a deviare in corner un cross di Sané, qualche volta il City incappa nel fuorigioco ma poi il pressing sulla trequarti degli uomini di Pep costringe il Bristol a rintanarsi nell’area difesa dall’ex portiere del Panathinaikos Luke Steele. La sfida s’infiamma quando Bravo combina un pasticcio e per poco Walsh non ne approfitta, poi sul capovolgimento di fronte è Aguero a ricever palla e scagliare una conclusione che s’infrange sulla traversa guidata dal respiro dell’Ashton Gate. Reid tenta di ingaggiare qualche timido duello, ma la stazza di Stones e la tecnica di Walker sono fin troppo sufficienti a domare ogni tentativo di sovvertire il naturale ordine delle cose, almeno fino a quando Fernandinho non abbocca alla finta del numero 14 e si becca un giallo. Il diagonale di David Silva obbliga Steele alla deviazione, di pregevole fattura, poi da una rimessa lunga di Bryan sbuca Flint che per poco non crea grattacapi a Bravo. Sembra di veder giocare l’Islanda, a Euro 2016, ma il finale di tempo è tutto di marca City: De Bruyne spreca, Silva sciupa calciando addosso al portiere avversario, infine Sané approfitta di un gran assist dell’ex Valencia per trafiggere Steele capitalizzando un erroraccio di Magnusson, islandese che s’era fatto soffiare un pallone relativamente tranquillo.

La ripresa comincia psicologicamente in salita per il Bristol, che, dopo un tempo in cui aveva retto tutto sommato bene, aveva subito la rete per via di un errore individuale. Proprio Magnusson rimane infatti negli spogliatoi, sostituito da Baker, ma a discapito di quanto detto Aguero firma lo 0-2 su sventagliata di De Bruyne. Le praterie dei Citizens favoriscono le folate del belga, ma sebbene la strada sia ormai compromessa l’Ashton Gate non vuol saperne di smettere di incitare i suoi beniamini. La splendida cornice continua a cantare in unisono, e viene a un certo punto premiata quando Pack insacca un gran cross di Reid mandando in visibilio i tifosi. Mancano tre reti a Wembley, ma occhio a non scoprirsi: Guardiola potrebbe concluderla lì, ma Aguero, Sané e il subentrato Danilo peccano in precisione. Il ritmo viene scandito dai cambi, che Pep decide di utilizzare negli ultimi dieci minuti: Gundogan potrebbe scrivere la parola fine sul match, ma al 94′ un cross nell’area di Claudio Bravo  trova prima la torre di Reid e poi la botta di Flint: pareggio, altro visibilio. Solo un lampo sull’asse Sané-De Bruyne, perfezionato sui campi di Bundesliga e ottimamente adattato in terra inglese, con gol dell’ex Wolfsburg, avrebbe rotto le uova nel paniere al Bristol. Niente finale, ma la pelle d’oca, quella sì. Tener testa alla formazione capolista in Premier non è roba da tutti i giorni, anche se questa Carabao Cup è già finita. Resta una magnifica storia con la quale allietare i sonni di decine di migliaia di bambini, sulle rive del fiume Avon. Heroes.

Ecco il tabellino:
Bristol City (4-3-3): Steele; Wright, Flint, Magnusson (dal 46′ Baker), Bryan; Smith, Pack, Walsh (dal 46′ Diedhiou); Bromwhill, Paterson (dal 73′ Kent), Reid. All: Johnson. A disp: Wollacott, Taylor, Eliasson, Engvall.
Manchester City (4-1-4-1): Bravo; Walker, Stones, Otamendi, Zinchenko; Fernandinho; Bernardo Silva, De Bruyne, David Silva, Sané; Aguero (dall’82’ Gundogan). All: Guardiola. A disp: Ederson, Danilo, Kompany, Mangala, Touré, Sterling.
Reti: 43′ Sané, 48′ Aguero, 63′ Pack, 90’+4 Flint, 90’+6 De Bruyne. Ammoniti: Fernandinho, Silva (M). Arbitro: Scott