Roma e Real Madrid si contenderanno il primo posto del girone di Champions e per i giallorossi è una grande occasione per rifarsi della pesante sconfitta subita all’andata. Una vittoria vorrebbe dire quasi certezza del primo posto, ma il passaggio del turno è difficilmente a rischio. I madrileni stan vivendo una stagione complicata e han bisogno di segnali di ripresa e l’Italia ha dato grandi soddisfazioni e qualche delusione ai blancos. Ecco cinque italiani che hanno potuto rappresentare la squadra più vincente in Champions League

1) Carlo Ancelotti
Uno degli allenatori più vincenti della storia non poteva non passare dalle parti di Madrid e Carlo Ancelotti ha lasciato un’impronta importantissima nella storia delle Merengues. Grande giocatore, soprattutto di Milan e Roma, ma molto sfortunato a causa dei continui infortuni si fece un grandissimo nome come allenatore già al Parma. Nel 1999 passò alla Juventus, ma i suoi anni a Torino furono ricchi di delusioni e della cocente sconfitta a Perugia che consegnò lo scudetto alla Lazio. Il Milan però gli diede un’occasione anche da allenatore e iniziò il suo periodo d’oro. Due Champions League vinte, un campionato e una Coppa Intercontinentale furono i più prestigiosi trofei e la sconfitta nella finale del 2005 non intaccò il grandissimo score dell’Ancelotti rossonero. Finito il suo periodo a Milano lasciò l’Italia per vincere anche in Inghilterra con il Chelsea e in Francia col Paris Saint Germain prima che nel 2013 il Real non gli offrì la panchina. Non arrivò mai la Liga, unico campionato tra i grandi cinque a mancargli, ma nel maggio 2014 vinse la tanto attesa “Décima” Champions League a Lisbona nel derby con l’Atlético. Se ne andrà un anno dopo per vincere anche in Germania col Bayern Monaco prima di tornare in Italia al Napoli.

2) Fabio Cannavaro
Sono pochissimi i difensori a poter vantare in bacheca un pallone d’oro e Fabio Cannavaro è fra questi. Iniziò la carriera nella sua Napoli e in azzurro visse anni difficili, quelli immediatamente successivi al periodo d’oro di Maradona, ma riuscì comunque a mettersi in mostra tanto da essere comprato dal Parma. In Emilia divenne una colonna dove si guadagnò la Nazionale e vinse una Coppa Uefa, ma i problemi finanziari di Tanzi fecero sì che nell’estate 2002 fu costretto a passare all’Inter. Deludente il suo rendimento in nerazzurro e dopo soli due stagioni passò alla Juventus dove si ritrovò e nel 2006 fu il capitano e l’emblema dell’Italia campione del mondo. Con la retrocessione dei bianconeri in B il Real Madrid lo portò dalle parti del Bernabéu dove nel gennaio 2007 alzò al cielo il pallone d’oro. In Spagna però il suo rendimento fu molto altalenante e dopo tre anni tornò alla Juventus prima di chiudere negli emirati con il Shabab Al-Ahli.

3) Fabio Capello
Ottimo giocatore ma grandissimo allenatore Fabio Capello è stato per due volte sulla panchina del Real Madrid e per entrambe le volte si è laureato campione di Spagna. Dopo esser stato per tanti anni nelle giovanili del Milan nel 1991 Berlusconi vide in lui l’uomo giusto per sostituire Sacchi e creò la squadra degli “Invincibili” con i quali vinse quattro scudetti e una Champions League. Nel 1996 il tecnico friulano aveva voglia di una nuova avventura e il Real Madrid fu ben contento di accoglierlo. Riuscì a far venire Roberto Carlos nella Capitale spagnola e a far convivere in attacco il trio delle meraviglie Šuker, Mijatović e Raúl. A fine anno arriverà il titolo nonostante il Barcellona di Ronaldo fu un grandissimo rivale e ci si aspettava a un lungo periodo di successi di Don Fabio in quel di Madrid. Il richiamo del Milan era però troppo grande e dopo un solo anno tornò a Milano, ma in rossonero non riuscì a ripetersi anche se altri successi lo aspettavano. Riportò lo scudetto a Roma e fu l’artefice dei titoli poi revocati alla Juventus. Nel 2006 il Real stava vivendo anni difficili e dopo aver cambiato tantissimi allenatori richiamò Capello. La seconda avventura madrilena fu molto più complicata, con molte critiche per il brutto gioco, ma anche grazie a un Barcellona non brillante riuscì a vincere ancora una volta la Liga. Anche stavolta se ne andò a fine anno per dedicarsi alle nazionali dove però non riuscì ad avere così tante fortune.

4) Antonio Cassano
Uno dei più grandi talenti del calcio italiano degli ultimi anni è anche uno dei più grandi rimpianti. La classe e la capacità di saltare l’uomo è sempre stata la grande caratteristica di Antonio Cassano oltre che a una scarsa continuità di rendimento. Esploso giovanissimo a Bari divenne grande a Roma dove con Totti formò una grande coppia prima che vari problemi influissero sul loro rendimento e nel gennaio 2006 fu costretto ad andarsene e il Real Madrid lo portò in Spagna. Con i blancos però visse un anno e mezzo disastroso con pochissimi gol e molte “cassanate” e un rapporto difficile con Capello. Tornò in Italia e fu la Sampdoria a farlo rinascere prima di fare ottime annate anche con Milan, Inter e Parma.

5) Christian Panucci
Terzino o centrale all’occorrenza Christian Panucci è stato un giramondo del calcio. Dopo i primi anni al Genoa fu Fabio Capello a volerlo al Milan prima, al Real Madrid poi e alla Roma infine. In Spagna arrivò nel gennaio del 1997, giusto il tempo di entrare a far parte della squadra che vinse il campionato a fine anno ma il meglio sarebbe dovuto ancora a arrivare. Nella stagione successiva Panucci divenne campione d’Europa giocando da titolare la finale di Champions League contro la Juventus e a fine anno si laureò campione del mondo contro il Vasco da Gama. La sua avventura madrilena finì nel 1999 quando passò all’Inter prima di dividersi tra Inghilterra e Francia con Chelsea e Monaco. Nel 2001 passò alla Roma, probabilmente il suo vero amore, dove passò otto grandi stagioni prima di chiudere la carriera a Parma.