Ha 27 anni ormai Darwin Machís, ma la stagione della consacrazione sembra finalmente essere arrivata. A Granada è stato uno dei lasciti della gestione Pozzo, uno degli eredi del circolo con Watford e Udinese rimasto nell’unica società che ha cambiato proprietario, passando nelle mani di un progetto cinese che ha già ottenuto più risultati rispetto alla gestione poco esaltante della multiproprietà. E per chi ricorda del venezuelano in Serie A solo qualche dribbling sparuto e poca incisività, la sua versione in Spagna ormai è completamente differente, emblema del cambio passo che è stato fatto al Nuevo Los Cármenes, dove il livello tecnico e di ambizioni si è alzato notevolmente in questi ultimi anni.

E nella crescita esponenziale del Granada c’è tanto di Machís, uno dei giocatori più importanti e decisivi della squadra, tanto da segnare quello che a oggi è il gol più importante della storia del club. Perché i Nazaríes in Europa non avevano mai giocato prima di questa stagione, e l’esordio assoluto in casa di una squadra come il Psv Eindhoven che in bacheca vanta anche una Coppa dei Campioni era di assoluto blasone per una debuttante assoluta.

All’intervallo erano in vantaggio gli olandesi con un gol di Mario Götze, poi il pari del veterano Jorge Molina e infine la rimonta completata da Darwin Machís. Prima vittoria di sempre ai gironi, primo grande risultato internazionale del Granada in Europa dopo i tre modesti preliminari, dove comunque l’ex Udinese aveva sempre lasciato la firma, rimanendo a secco solo nel primo turno con il Teuta ma solo perché non è entrato in campo.

Pietra miliare a parte la sua crescita è stata davvero notevole, perché l’impatto nelle partite ormai è differente. La giocata non è più timida ed estemporanea come nelle rare apparizioni di Udine, ma è continua, cercata e soprattutto efficace. Machís salta l’uomo spesso e crea la superiorità numerica per mettere in condizioni favorevoli i suoi compagni d’attacco, veterani come Molina e Soldado a seconda di chi giochi, che cominciano a brindare con una certa frequenza lì davanti. Il Granada non si è fatto parlare dietro, ha risposto con i risultati ai risultati dell’anno scorso, rimanendo nella parte alta della classifica nonostante non potesse più recitare il ruolo della sorpresa.

In questa classifica di difficile lettura sono ancora a 1 punto dal primo posto e fin qui l’unica figuraccia è stata il 6-1 rimediato dall’Atlético Madrid, che assieme al pari di Cadice sono le uniche due occasioni in tutta la stagione coppe comprese in cui non è arrivata una vittoria. Partenza importante, forse dovuta alla migliore condizione fisica per via dei preliminari, o forse alla grande crescita del suo blocco venezuelano. Assieme a Darwin c’è anche Herrera, ormai stella della squadra, centrocampista di caratura superiore rispetto ai compagni, che incide in entrambe le fasi e segna anche gol pesanti.

Insieme hanno rappresentato la svolta della nazionale del Venezuela, che ha perso le prime due partite nelle qualificazioni al Mondiale, ma che non era mai partita con tante aspettative nel mega girone Conmebol. Il merito lo deve ai suoi due granadini, giocatori cresciuti esponenzialmente nell’ultima stagione e che si stanno confermando anche quest’anno. La consacrazione è finalmente arrivata, forse tardi per Darwin Machís, esploso solo a 27 anni, ma ormai grande realtà di una squadra che sa rispondere presente anche in campo internazionale. Un giocatore forte, pericoloso e di impatto, rinato dopo la separazione da Udine, un po’ come il Granada, bravo a fare un passo avanti per la propria svolta definitiva.