“Belgrado è come New York, ma a basso budget.” -Momo Kapor


LO SCENARIO- La città di Belgrado è un insediamento da più di 7000 anni. Per più di 5000 anni la zona in cui oggi sorge la capitale sociale, politica ed economica della Serbia e dell’intera regione balcanica fu abitata da popolazioni locali. Il primo grande turning point si verificò nel I sec. a.C., quando delle popolazioni celtiche provenienti dal nord Europa decisero di stabilirsi in quell’area, dando effettivo inizio alla crescita della città. Numerosi imperatori romani presero residenza temporanea in quel polo che lentamente stava già crescendo in estensione e popolazione, per aver maggior controllo su guerre in Dacia o in Pannonia. Dopo secoli di guerre per il possesso dell’attuale capitale serba, gli Slavi approfittarono della crisi Bizantina per conquistare stabilmente la città che rinominarono per primi Belgrado. Nei secoli successivi al mille dei conflitti portarono la città in mano dei Serbi, che iniziarono già in epoca così antica un irrisolto conflitto con le popolazioni kosovare. Dopo un periodo di indipendenza, molto vicino ad un era di dominanza ungherese, Belgrado finì per essere controllata da Solimano il Magnifico, imperatore ottomano che vide crescere la popolazione di Belgrado fino a 100.000 abitanti, già nel XVI sec.. Qualche centinaia di anni a seguire, il possesso della piccola perla balcanica venne ripetutamente conteso tra turchi ed austriaci, in un conflitto bellico che diede involontariamente un’identità architettonica ed ideologica alla città. Si dovette attendere il 1841 per poter vedere ufficializzata la posizione di Belgrado di capitale del Principato di Serbia, condizione che ricopre anche al giorno d’oggi. L’andamento demografico, dopo una brusca frenata nei secoli precedenti, ricominciò a salire nel XIX sec., quando la città divenne un polo di industria del ferro, nonché base di partenza per la costruzione di un’innovativa ferrovia che avrebbe connesso i territori balcanici. L’acquisita condizione di capitale del Regno di Jugoslavia nel 1929 la pose al centro dell’attenzione mondiale nel periodo della Seconda Guerra Mondiale, quando la città subì una serie di danni irreparabili, e che segnarono una netta linea di demarcazione nella propria storia. Liberata dall’Armata Rossa nel 1944, Belgrado acquisì nuova importanza venendo messa a capo di una gloriosa Repubblica Socialista Federale dei Balcani. Avvicinandoci sempre più ai giorni d’oggi, le peripezie belliche non sono di certo terminate nella città e nell’interezza dei Balcani. Seguendo il clima di fervore europeo a seguito della caduta del Muro di Berlino, nel 1991 e nel 1996 si verificarono due terribili rivolte popolari contro il regime di Milosevic. Ancora, nel 1999 la capitale venne bombardata dalle truppe della NATO; solo nel 2006 la Jugoslavia si sciolse definitivamente, e Belgrado rimane al giorno d’oggi della storica nazione della Serbia, a seguito della separazione con il Montenegro.


IL CALCIO- Come ben saprete, il calcio a Belgrado e nell’intera Serbia è un argomento di ampia discussione, e non manca di certo tradizione, storia e gloria nelle due squadre della città. Stella Rossa e Partizan rappresentano due colonne portanti del calcio balcanico, e danno vita ad uno dei derby più sentiti in assoluto. Andiamo ora a scoprire la storia dei due club, fondati entrambi nel 1945 con delle ideologie talmente opposte, che hanno caratterizzato una spaccatura sociale all’interno della città a cui possiamo assistere anche ai nostri giorni.

La Stella Rossa di Belgrado (o Crvena Zvezda) gioca le partite casalinghe nello Stadio Mitic, un impianto da 55000 posti da tutti conosciuto come Marakana. Con ben 27 titoli di Campioni di Serbia, 24 Coppe Nazionali, e addirittura 1 Coppa dei Campioni, il club bianco-rosso può certamente essere annoverato tra i più gloriosi al mondo. Ovviamente il calcio nella città di Belgrado esistette da ben prima dall’anno di fondazione di questa società, il 1945. La Stella Rossa si presenta infatti come una continuazione della storia dell’SK Jugoslavia, club deceduto e rimesso in piedi originariamente dagli studenti dell’università cittadina. Come si può ben immaginare, il Crvena Zvezda non dovette attendere molto tempo per poter vedere la propria bacheca riempirsi di titoli nazionali: il primo campionato vinto risale infatti al 1951, solo 6 anni dopo la fondazione. A livello europeo il club ha sempre potuto vantare lustro e fama, grazie sì ad ottimi risultati sul campo, ma anche ad un seguito da parte dei propri tifosi (detti Delije, o Baldi Giovani), che pongono oggigiorno il club al centro dell’interesse ultras mondiale. Al termine degli anni ’70 il club arrivò in finale di Coppa UEFA, venendo sconfitti dal Borussia Mönchengladbach, ma lanciando un segnale di vita del calcio dei Balcani all’Europa, nella sua interezza. La gloria assoluta giunse nel 1991, quando i serbi sconfissero il Marsiglia nella finale di Coppa dei Campioni. Durante gli esagerati festeggiamenti di Bari, città non troppo distante dalla Serbia, nè tantomeno dalle coste adriatiche dell’est Europa, i Delije hanno creato un contatto con la tifoseria pugliese, un rapporto che continua ancora oggi. Negli ultimi anni il club può vantare ancora una costante presenza nelle coppe europee, oltre che una grande prevalenza nel campionato serbo, in cui ha pochi rivali occasionali nelle vesti di Partizan o Vojvodina.

Pur peccando della stessa gloria europea dei cugini cittadini, il Partizan Belgrado può vantare comunque una storia gloriosa e rispettabile. Con 27 titoli nazionali nel palmares (come per la Stella Rossa) il club bianconero rappresenta una vera e propria istituzione del calcio serbo, e dell’intero est Europa. Insieme ai titoli di Campioni di Serbia, il Partizan ha archiviato nella propria storia anche 14 Coppe di Serbia, ed 1 Mitropa Cup vinta nel 1978 in finale contro l’Honved, in uno dei periodi più fiorente per il calcio nella regione dei Balcani. Nato nel 1945, il club bianco nero della città di Belgrado fu fondata da un gruppo di riottosi partigiani, da cui si denota già un forte contrasto con la filosofia più “regale” dei rivali cittadini. Il club ad oggi ha partecipato ad ogni singola edizione della massima serie serba o jugoslava dall’anno della sua fondazione, e ha ottenuto fama continentale grazie a delle vittorie costanti, ed un’assidua presenza ed influenza di gioco e di tifo nel calcio europeo. La società vanta anche di aver giocato la prima partita in assoluto della storia della Coppa dei Campioni, in un match contro lo Sporting Lisbona, nella fase a gironi del lontano 1955. Undici anni dopo, con un altro record, divenne il primo club est europeo a disputare una finale di Coppa dei Campioni, purtroppo persa contro un Real Madrid che aveva a disposizione i migliori profili del calcio dell’epoca. I Grobari, o Becchini, sono la parte di tifosi più calda del club. Le loro azioni sono sotto gli occhi di ogni appassionato del mondo ultras, e rendono celebre il club in tutto il mondo. Con una maestosa doppietta nella stagione 2016-17, il Partizan ha dominato il movimento calcistico serbo, riaprendo una serie di vittorie di titoli che si era interrotta nel 2015 per le conquiste dei rivali della Stella Rossa. Anno dopo anno, stagione dopo stagione, il club continua a voler imprimere il proprio marchio su un calcio tradizionale e sentito come quello serbo.

 


IL DERBY DI BELGRADO- Quello tra Partizan e Stella Rossa è un match di caratura internazionale a livello tecnico delle squadre e soprattutto come seguito ultras. La rivalità calcistica tra le due squadre si è sviluppata fin dai primi anni di esistenza dei due club, visto il dominio posto sul territorio nazionale già dai primissimi anni ’50. Tuttavia, il confronto tra Delije e Grobari è molto sentito anche in altri ambiti sportivi, data la condizione di polisportiva per entrambe le società. Nel basket i tifosi non sono di certo restii a regalare spettacoli per gli occhi dei milioni di appassionati della pallacanestro europea, e scottanti questioni ultras lambiscono anche il territorio del parquet e della palla arancione. Le fasce estreme dei fans delle due squadre, soprattutto a livello calcistico, incendiano la partita e la rendono tra le più seguite a livello globale. Il conflitto eterno tra le ideologie diametralmente opposte dei bianco-rossi e dei bianco-neri porta questa partita nell’elite del calcio mondiale. Basti pensare che il Daily Mail, nel 2009, ha posto questo derby al quarto posto nella speciale classifica riguardante le più grandi rivalità calcistiche in assoluto, dietro soltanto ai derby di Buenos Aires, Istanbul e Glasgow. Storicamente, le principali ragioni di un astio così grandi risiedono nell‘associazione del Partizan con l’esercito jugoslavo, e la rappresentanza dei cittadini nei panni della Stella Rossa. In un calcio così controverso, corrotto ed in rovina come tutto quello del panorama balcanico, per circa due volte l’anno una partita del genere è una gioia per gli occhi per tutti gli appassionati di calcio dell’est. Per un’ora e mezza, 22 giocatori in campo danno l’anima per soddisfare i più segreti desideri dei tanto calorosi quanto violenti tifosi.

   


DIAMO I NUMERI- Le statistiche legate a questo eterno scontro interno alla città di Belgrado lasciano trapelare molti fattori interessanti. Ad aggiudicarsi lo pseudo-titolo di maggiori vittorie nel derby della città è la Stella Rossa, che sbaraglia gli odiati cugini del Partizan con un piuttosto convincente 62-46. In più di 70 anni di storia si sono verificati 47 pareggi, a dimostrazione della grande tensione che aleggia intorno alla partita, con due compagini che spesso temono troppo la sconfitta per lanciarsi verso la vittoria. Sono poco più di 20 i giocatori che si sono trasferiti direttamente da una compagine all’altra, e tutti vengono considerati traditori dalla società di partenza, e comunque malvisti al loro approdo nell’altra sponda cittadina. A dimostrazione che la rivalità tra Partizan e Stella Rossa si è riaccesa in modo deciso negli ultimi anni, c’è il fatto che l’ultimo trasferimento di questo tipo avvenne nell’ormai lontano 2009. In quel caso l’attaccante brasiliano Cleò si trasferì dai Delije ai Grobari. A livello di allenatori invece, solo un uomo ha allenato consecutivamente i due club: parliamo di Milovan Ciric, che tradì i bianconeri della città nell’estate del 1954. I migliori marcatori della storia del derby (in foto) sono Marko Valok che segnò in 13 occasioni per il Partizan, e Bora Kostic, secondo della speciale classifica con 9 reti, e storico paladino dei tifosi della Stella Rossa. Il derby di Belgrado è sicuramente la partita più sentita dell’intera Serbia e di tutti i Balcani, nonché una delle partite più famose in assoluto a livello mondiale. La tradizione calcistica e di tifo che aleggia intorno a questo particolare scontro è tale da attirare numerosi tifosi di calcio davanti ai teleschermi per assistere all’evento. L’esperienza dello stadio in Partizan-Stella Rossa o Stella Rossa-Partizan è narrata dai fortunati che l’hanno vissuta come unica ed irripetibile; il match con più seguito sugli spalti avvenne nel 1976, quando circa 108.000 spettatori presenziarono allo stadio. Numeri di altri tempi, e che probabilmente non verranno mai più raggiunti per questioni di sicurezza.

      


SUGLI SPALTI-  Sono i Grobari a guidare la curva del Partizan Belgrado nelle situazioni scottanti che il calcio serbo spesso riserva. Il gruppo ultras è uno dei più attivi e rispettati in Europa, tanto da simboleggiare un vero e proprio punto di riferimento. La rivalità con i Delije è oltre che sportiva, sociale e culturale, in quanto i bianco-neri hanno da sempre rappresentato la cittadinanza serba e di Belgrado, contro un’istituzione legata alle milizie nazionali come la Stella Rossa. Il decennio d’oro dei Grobari corrisponde al periodo tra il 1975 ed il 1985, quando gli ultras del Partizan si allargarono a macchia d’olio diventando una delle tifoserie numericamente più corpose dei Balcani e dell’Europa intera. In questo periodo, con un Partizan ben attivo nelle competizioni europee, essere sorteggiati insieme ai bianco-neri significava quasi certamente una lotta prima e dopo i 90′ in casa ed in trasferta. Durante i tardi anni 90′ all’interno dei Grobari si creò una vera e propria guerra fraticida, con delle accuse a viso aperto riguardanti la vicinanza eccessiva alla stessa società da qualche gruppo ultras ad altri, sempre interni al Partizan. Nonostante questi brevi anni di conflitti interni, i Grobari risultano al giorno d’oggi essere ancora tra le curve più influenti nel panorama mondiale. Storicamente, i bianco-neri vanno fieri di amicizie con AC Milan, PAOK e CSKA Sofia. Un terzetto di amicizie solido, ed utile a contrastare altri forti rapporti di amicizie di curve nell’est Europa

   

Di certo non da meno gli ultras della Stella Rossa, famosi in tutta Europa per l’estrema dedizione nei confronti della squadra. Un amore manifestato con tanto di coreografie e pyroshow memorabili nel calderone del Marakana, stadio casalingo e leggenda nel mondo ultras. I Delije sono in vero uno dei gruppi ultras più caldi, violenti e sanguinosi al mondo, e non è una novità sentire parlare di morte quando si entra nelle viscere della loro tifoseria. I fan rappresentano in pieno l’estrema destra cittadina, con simboli ed ideologie tipiche di quella frangia politica. La Stella Rossa è nel mezzo di un’importante amicizia trina con Spartak Mosca e Olympiakos, con cui forma il terzetto ortodosso dell’est europeo. Numerose questioni politiche attorniano la curva dei Delije: per i meno informati, è obbligatorio citare Zelkjo Raznatovic, detto Arkan, miliare, agente segreto e criminale serbo vissuto nel secolo scorso. Nella sua vita fu accusato di genocidio e molti altri crimini, ma cosa ha a che fare con il calcio? Nel 1985, tornato a Belgrado, si elegge capo della curva della Crvena Zveda. Qui ha modo di continuare la sua azione politica, reclutando uomini sugli spalti con i suoi stessi ideali, e nel frattempo porta gli ultras della Stella Rossa ai vertici delle tifoserie europee e mondiali. Il Marakana, loro stadio, diventa un vero e proprio punto di raccolta per i nazionalisti serbi. Alla sua morte, nel 2000, la curva di destra della Lazio espone uno striscione in suo onore che recita: “onore alla tigre Arkan“. Sinisa Mihajlovic, ex giocatore della Stella Rossa ed amico del sopracitato, in forza con i bianco-celesti, subì critiche da parte di coloro che tentano di estirpare la politica dal calcio, ma questa è un’altra storia.

 


MOMENTI MEMORABILI- Non sono quantificabili le partite memorabili che queste due squadre ci hanno saputo regalare nel corso degli anni. Ogni volta che Partizan e Stella Rossa, la Serbia si ferma per 90 minuti per assistere ad uno scontro che oltre qualità e prestigio trasuda tradizione, storia e cultura. Come già citato, il derby del 28 marzo 1976, terminato con il trionfo casalingo della Crvena Zvezda sui Grobari ha fatto verificare un’affluenza che ha ampiamente superato le 100.000 persone. Ancora oggi gli amanti di calcio di Belgrado discutono su quella leggendaria partita, che è entrata di diritto negli annali del calcio, e che verosimilmente non avrà più la possibilità di essere ripetuta. Nelle vie della città è ricordata come il derby del secolo, e solo i Delije possono vantarsi di aver vinto quella particolare partita. Il video sottostante mostra nel migliore dei modi l’atmosfera intorno alla partita, e nella parte iniziale del video si possono notare dei dettagli che denotano la situazione balcanica negli anni ’70, come ad esempio il vestiario dei tifosi, o la stessa presenza di donne allo stadio in una partita così sentita e per certi versi, anche sanguinosa.


Quello di Belgrado è un derby leggendario, sentitissimo e tra i più famosi al mondo. Oggi lo abbiamo analizzato con la rubrica EuroDerby, che però non finisce qui; appuntamento a venerdì prossimo, con il derby di Cracovia!