Bahia

Città: Salvador (BA)
Stadio: Arena Fonte Nova (47907 posti)
Miglior piazzamento: Campione (2 titoli)
Nel 2019: 11°
Competizione continentale: Copa Sudamericana

LA SQUADRA

Nel 2019 il Bahia è stato, insieme a Grêmio e Santos, una delle tre squadre che non hanno cambiato allenatore nel corso del campionato: merito dell’ottimo lavoro di Roger Machado, eccezionale anche per essere l’unico allenatore nero in un contesto tristemente pieno di pregiudizi.

L’undicesimo posto finale è valso la qualificazione per la Copa Sudamericana, dove il Tricolor de Aço è stato l’unica squadra brasiliana veramente convincente nella doppia vittoria (3-0 e 1-3) contro l’ostico Nacional di Asunción.

L’anno scorso la squadra si difendeva piuttosto bassa per attaccare in transizione; una strategia che ha mostrato dei limiti nelle fasi finali della stagione, spingendo Roger a impostare un nuovo Bahia che ambisca a costruire l’azione con più pazienza e maggiore fluidità posizionale.
Il mercato è stato impostato in questa direzione, con l’arrivo di giocatori importanti e creativi come i terzini Juninho Capixaba, Zeca e João Pedro e i centrocampisti offensivi Rodriguinho, Danielzinho, Clayson (7 assist nel 2019 col Corinthians) e Rossi, che ha brillato contro i paraguayani servando tre assist in due partite.

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Confermata invece la coppia di mediani composta da Flávio e soprattutto Gregore, tassello fondamentale sia in costruzione – quando si abbassa tra i due centrali o lateralmente per formare una linea a 3, consentendo ai terzini di alzarsi -, sia in fase difensiva, essendo stato il terzo miglior centrocampista per palloni recuperati e il primo per intercetti.
È ancora in attesa di realizzare il suo primo gol nel Brasileirão, ma contro il Nacional ha tirato fuori il coniglio dal cilindro da 25 metri. Chissà che non sia il segnale di una ulteriore evoluzione che lo consacrerebbe definitivamente tra i migliori centrocampisti del campionato.

Una bella stagione del Bahia sarebbe un premio alla continuità della guida tecnica, che magari per imitazione porterebbe anche altre squadre verso una maggiore pazienza e fiducia nel lavoro degli allenatori.

L’UOMO-CHIAVE

Se Gregore è il leader in mezzo al campo, l’attacco è il regno di Gilberto, 31enne centravanti che, dopo aver giocato anche in MLS e Turchia, l’anno scorso ha vissuto la sua migliore stagione segnando complessivamente 22 gol, di cui 14 in campionato.

Gibagol è il classico bomber d’area, da dove realizza gran parte dei suoi gol, spesso con un unico tocco; non partecipa granché al palleggio (solo 12 passaggi completati a partita) ma i suoi movimenti in profondità sono preziosi nel generare spazio per gli inserimenti dei compagni.

Questo inizio di stagione ha dimostrato chiaramente che la squadra dipende ancora molto da lui dal punto di vista realizzativo. È tra i migliori marcatori della Copa do Nordeste con 4 gol, mentre in Copa Sudamericana ne ha segnati tre in due partite: uno su rigore, gli altri due alla sua maniera raccogliendo il cross da rapace d’area prima di esibirsi nelle sue caratteristiche piroette.

IL POTENZIALE CRAQUE

Prodotto delle giovanili del Paraná Clube, Alesson dos Santos ha già esordito in Série A con 7 presenze nella stagione 2018 conclusa con la retrocessione, ma solo l’anno scorso ha iniziato a giocare con regolarità, raccogliendo 18 presenze in campionato (di cui la metà dal primo minuto) senza trovare gol né assist.
Nonostante siano dati non entusiasmanti per un trequartista, a gennaio il Bahia ha deciso di puntare su di lui ed è già sceso in campo per 7 volte nel campionato statale, sempre contro avversari di serie minori in una formazione piena di giovani.

Il suo ruolo nella squadra è da trequartista o mezzala di possesso; non dispone di un gran tiro né di una visione di gioco eccezionale, ma può rendersi utile in zone più arretrate o muovendosi verso la fasce dove il suo baricentro basso (è alto 1.68) lo spinge a cercare spesso il dribbling (l’anno scorso quasi 6 volte ogni 90’, riuscendoci però solo la metà delle volte).

Di certo non sarà mai un vero e proprio craque – anche perché ha già 21 anni – ma in una stagione congestionata e con tre competizioni da disputare potrebbe ritagliarsi un discreto spazio, anche perché le sue caratteristiche sembrano ben conciliarsi con la volontà di Machado di proporre un gioco d’attacco più posizionale.