Hassane Bandè è un calciatore che difficilmente non cattura l’occhio dell’osservatore calcistico, non che questa affermazione debba avere per forza un’accezione positiva: infatti il classe ’98 originario del Burkina Faso (specificatamente della capitale Ouagadougou), ala sinistra del Kv Mechelen ma acquistato a gennaio dall’Ajax grazie ad una grande operazione del direttore sportivo Marc Overmars per 8,25 mln più bonus, ha lasciato intravedere qualità tecniche e di finalizzazione elevate, lasciando molte ombre però rispetto al suo approccio tattico al gioco.

Bandè si approccia al calcio in età tardiva (a 14 anni frequenta per la prima volta gli allenamenti del Salitas in maniera amatoriale), appassionandosi sempre di più nelle due stagioni seguenti, dove viene spostato da terzino fluidificante mancina, ad ala pura in un 4-2-4 con chiare tendenze offensive: il ruolo non lo assorbe, soprattutto a causa della sua totale non applicazione ai rientri difensivi, ma soprattutto non raccoglie adesioni da parte dei compagni di squadra che osservano il suo totale narcisismo palla al piede con ingenerosa distanza; il talento comprensibilmente lo eleva a miglior calciatore della squadra, ed in men che non si dica si parla di lui in orbita nazionale e qualche talent scout non diffida nel vedere dal vivo le sue qualità.

Nel 2016 ormai il nome di Bandè è più di un bisbiglio sul mercato del calcio nord europeo, con alcune squadre olandesi e belga che lo osservano da vicino per capire anche se la sua costituzione fisica gli possa permettere di giocare in campionati in cui il livello agonistico non è nemmeno relativamente comparabile a quello del Burkina Faso: quello che preoccupa i talent scout non sono i 178 centimetri ma il modo in cui il peso è distribuito sul suo corpo, con Bandè che ha difficoltà nel riuscire a proteggere la palla a causa di un busto troppo esile per la sua altezza; i primi a scommetterci in maniera decisiva sono i dirigenti del Kv Mechelen, che lo osservano durante un amichevole estiva contro il Valerenga (squadra di prima divisione norvegese), in cui Bandè riesce a disseminare il panico grazie a giocate da highlight e numeri di alta scuola, da lì in poi sarebbe stato a disposizione per la formazione di Yannick Ferreira.

Il 19 agosto scorso, il 19enne debutta in Jupiler Pro League, subentrando al 76′ al posto di Rherras nel match contro l’Anversa, quarta giornata di campionato; a Bandè bastano appena undici minuti per timbrare il tabellino dei marcatori, siglando la rete dell’2-1 che però non basta per evitare la sconfitta. Due giornate dopo, Ferrera gli concede altri 34 minuti nella gara contro l‘Oostende. Il risultato? Ancora una rete, stavolta decisiva per l’1-1 finale. Dopo una partenza da favola, Bandè continua a brillare anche nelle partite successive, piazzandosi in vetta alla classifica marcatori: 8 le reti messe a segno nelle prime 17 giornate di campionato, anche se il giovane del Burkina Faso ne ha disputate appena 13, per un totale di 873 minuti; una media spaventosa di un gol ogni 109 minuti.

Questa esplosione improvvisa di Bandè però ha bisogno di essere presa con i guanti, sia riguardo al tipo di formazione in cui è stato inserito, ma soprattutto al tipo di gioco che ha mostrato rispetto ai numeri sopraelencati: Bandè ha avuto la possibilità di poter giocare in un contesto totalmente libero da pressioni psicologiche, con una squadra che fin dall’inizio ha mostrato carenze sotto tutti i lati tattici e tecnici, riversando in lui piena fiducia e la maggior parte dei palloni che transitano in zona offensiva; il risultato di tutto questo è stato sicuramente evidente nei numeri (10 goal e 3 assist alla prima stagione da “professionista”), ma tutto ciò non ha evitato che il Mechelen arrivasse e sostasse con molta leggerezza in zona retrocessione, dove solo lo scontro diretto vinto con l’Eupen non la condanna all’ultimo posto. Dall’altra parte Bandè ha mostrato ancora delle lacune tattiche facilmente risolvibili, come un narcisismo fin troppo accentuato palla al piede (solamente il 46% dei suoi passaggi va a buon fine, dato che viene maggiormente intensificato osservando il suo ultimo posto nel numero di passaggi realizzati di squadra), un utilizzo estremo del destro che lo rende prevedibile nel dribbling con formazioni che gli applicano la doppia marcatura, ma soprattutto un rallentamento del gioco quando parte palla al piede che si traduce in numerosi occasioni di contropiede vanificate dallo stesso.

Il giovane ha anche esordito in nazionale con l’allenatore portoghese Paolo Duarte, che gli ha concesso 64 minuti nella partita valevole per la qualificazione dei mondiali del Burkina Faso, disputata contro Capo Verde.