Il Barcellona non supera Iñaki Peña e il Galatasaray in casa. A fermare i blaugrana sul pareggio è stata principalmente l’imprecisione dei suoi giocatori offensivi negli ultimi sedici metri, accompagnata da una prestazione non esaltante se confrontata a quelle offerte nell’ultimo mese. A complicare la qualificazione di Xavi però ci hanno pensato anche due che nel Barcellona hanno trascorso diversi anni.

No nessuno dei due risponde al nome di Arda Turan, assente per infortunio e con soltanto 276 minuti raccolti in stagione. Si tratta invece del tecnico Domenec Torrent, catalano trapiantato in Turchia dopo una trafila abbastanza particolare. Un decennio in Tercera, quarta serie della federazione spagnola, in squadre dilettantistiche della provincia di Girona (Palafrugell, Palamós e Girona FC); poi la chiamata di Pep Guardiola nel Barça B. Torrent ha trascorso 11 anni al seguito dell’attuale allenatore del City, iniziando dal Barça B e terminando proprio a Manchester con un totale di più di 500 gare nelle competizioni principali al seguito di Pep.
Poi la scelta, altrettanto curiosa, di proseguire da solo passando alla guida del New York City in MLS, del Flamengo in Brasile e ora del Galatasaray in Turchia. Il grande risultato di ieri sera arriva dopo un periodo difficile per il Gala, che fatica a risollevarsi nella SuperLig turca, in cui servirebbe un miracolo per agguantare la zona Europa.

Torrent - Guardiola
Photo by Alex Livesey/Getty Images)

Torrent in Catalogna è soprannominato Dome e ieri si è reso protagonista di un siparietto in conferenza stampa, dove ha risposto in catalano a un giornalista che aveva posto la sua domanda in spagnolo, a rimarcare l’appartenenza del tecnico alla cultura e alla lingua di Barcellona. Nel professionismo però c’è poco spazio per questo tipo di sentimenti e poco dopo ha ovviamente sottolineato la soddisfazione per il risultato, che sposta il discorso qualificazione tra una settimana a Istanbul.

 

  • Ma chi è Iñaki Peña?

Se parliamo degli ultimi 90 minuti, senza dubbio uno dei migliori in campo della gara tra Barça e Galatasaray. Il portiere nato ad Alicante però ha una storia molto più profonda con la principale squadra catalana ed lega ad essa anche contrattualmente. Prelevato dal Villarreal in giovane età, è stato accolto nella cantera del Barça nel 2012 e da lì non si è più mosso.
Il destino ha però colpito e voluto che dopo sole cinque gare con la sua prima nuova maglia, il classe ’99 arrivasse al Camp Nou da avversario.

A causa dell’infortunio della bandiera del Galatasaray Fernando Muslera ha giocato le ultime gare in Turchia da titolare recuperando la sfera dalla rete almeno una volta ia partita. Poi, nonostante il rientro dell’uruguaiano, Torrent lo ha confermato tra i pali anche a Barcellona. Prima del confronto con il suo passato aveva definito il Barça “il rivale più duro e speciale” da incontrare in questa competizione. Dopo i primi 90 minuti sono forse i tifosi blaugrana a dire questo di lui. Protagonista di due parate importanti nella prima frazione su Memphis Depay, si è poi opposto al colpo di testa insidioso di Busquets con un bel volo e ha bloccato in due tempi il tiro insidioso di F. De Jong.

Iñaki Peña
(Photo by Josep LAGO / AFP) (Photo by JOSEP LAGO/AFP via Getty Images)

Tante prime volte per Iñaki Peña (in Europa, al Camp Nou, contro il Barça) hanno coinciso con la prima porta inviolata dello spagnolo da quando è approdato in Turchia. Una prestazione che illumina il futuro del canterano che poi, intorno a mezzanotte, ha parlato ai microfoni di “El Larguero”, programma sportivo radiofonico di Cadena Ser.

Dalla battuta di Xavi “di non parare troppo” alla soddisfazione per l’ottima prestazione messa in campo: “Sono molto contento per la partita a livello personale […]. So che ho un contratto con il Barça e che il 30 giugno tornerò”. Il portiere miglior al mondo è per lui Marc-André Ter Stegen, con cui ha condiviso gli allenamenti per due anni e mezzo e con cui, salvo sorprese tornerà ad allenarsi tra tre mesi. L’obiettivo è senza dubbio di restare nel calcio che conta e magari diventare la seconda scelta nella squadra in cui ha trascorso dieci anni e in cui ha vinto anche una Uefa Youth League nel 2018.

Il prestito secco di sei mesi, maturato nell’ultimo giorno del mercato invernale, ha causato un pareggio scomodo a Xavi, che però nelle prossima stagione potrebbe ritrovarsi un giovane portiere cresciuto in casa.