Undici punti di distanza non bastano a rendere più leggero uno dei derby più belli di tutta l’Inghilterra. Da una parte c’è il Manchester City, incredibilmente terzo in una stagione segnata già da tre sconfitte importanti. Dall’altra parte invece c’è lo United che prova poco a poco a scalare una classifica diventata quasi un incubo.

Nel mezzo ci sono tutte le storie di due squadre totalmente agli antipodi, per retaggio e tradizioni, ma che da circa un decennio lottano per tingere la città di un solo colore. In palio ci sono molto più che tre punti: per i Citizens questa potrebbe essere l’occasione perfetta per provare ancora una volta a insediare la seconda posizione del Leicester, rivale inaspettata e anche indesiderata; stesso discorso vale per i Red Devils, proiettati però alla ricerca di un posto nella prossima Champions League.

QUESTIONE DI STORIA

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Negli ultimi anni a Manchester è stata la parte blu a dominare, ma dal lato dello United qualcuno non ha perso occasione per impartire una veloce lezione di storia. “Ci sono voluti molti anni prima che io stessi giocando un derby di Manchester”, ha ribadito molto fieramente Solskajer, protagonista di questo derby da giocatore prima ancora che da allenatore. E in effetti non ha tutti i torti: il norvegese è arrivato in Inghilterra nel 1996, quando il City giocava ancora nella seconda categoria del calcio inglese e ha dovuto attendere l’aprile del 2001 prima di incontrare i rivali cittadini nella massima serie. E nonostante le due sconfitte consecutive subite negli ultimi incontri, qualcosa di positivo secondo l’allenatore c’è: “Almeno adesso giochiamo tutti gli anni”. Con ironia, ovviamente.

VITTORIA A TUTTI I COSTI

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Nessuna risposta pungente da parte di Guardiola che ha ben pensato di lasciar perdere le questioni al di fuori del campo per concentrarsi esclusivamente sulla partita. La poca costanza del suo Manchester City ha reso più complicata del previsto la stagione che almeno per il momento non sarà scandita dallo stesso testa a testa contro il Liverpool dello scorso anno. Per porre rimedio quindi il catalano ha affidato tutto nelle mani di Gabriel Jesus, il prescelto numero uno per guidare l’attacco in assenza di Aguero: i due segnati al Burnley nel turno infrasettimanale sono serviti come riscaldamento al brasiliano che anche questa volta dovrà essere il principale trascinatore, un ruolo che in verità ha già saputo dimostrare di interpretare in maniera monumentale.

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