Sicuramente un giorno si ritirerà davvero: ogni anno sembra quello giusto per vedere Roque Santa Cruz dare l’addio al calcio. E invece eccolo lì, ancora in campo, ancora decisivo. Campione a 38 anni con l’Olimpia, gli extraterrestri del campionato paraguaiano. Anzi, i tetraterrestri, come si sono proclamati dopo la vittoria del quarto torneo consecutivo tra Apertura e Clausura.

Il titolo era già in cassaforte, ma la O ha trovato comunque un modo scenografico per vincere: serviva un punto nella sfida contro il Guaraní per evitare di giocarsi il campionato all’ultima giornata con il Libertad; pioggia che batteva forte, Guaraní in vantaggio 2-1 quando è cominciato il recupero. Teoricamente tutto ancora aperto in vista dell’ultima giornata, prima che Santa Cruz decidesse di metterci ancora la sua firma.

Aveva segnato già il primo gol, ci ha tenuto a mettere in porta anche il secondo, quello che vale un campionato. Non poteva che essere lui l’uomo del sigillo finale: ha dominato il Clausura, ha segnato dimenticandosi dell’età in una stagione memorabile, degna di uno degli attaccanti più completi che il Paraguay abbia mai visto. Capocannoniere con 14 reti, 4 di queste segnate tutte assieme nel Clásico contro il Cerro Porteño, partita così accesa che Amorebieta ha persino dato un morso in testa a Camacho prima di essere espulso.

Santa Cruz c’è stato in tutti i momenti: trascinatore quando le cose andavano bene, leader nei momenti di difficoltà. Perché anche i tetracampioni del Paraguay hanno avuto la loro crisi: quello scontro diretto perso col Libertad aveva messo in bilico la loro candidatura al titolo, tra l’altro nella settimana dell’eliminazione dalla Copa Libertadores per mano della LDU di Quito. Lì è nato il successo dell’Olimpia, lì si è vista l’esperienza di Santa Cruz, uno dei grandi giramondo del gol.

santa cruz

(Photo by Sandra Behne/Bongarts/Getty Images)

Liga, Premier League e Bundesliga: tre grandi campionati europei in cui ha lasciato il segno, oltre a un’esperienza fugace ma molto produttiva in Messico con il Cruz Azul. Il calcio del nostro continente lo ricorda grande con la maglia del Bayern, indispensabile con quella del Malaga e incompiuto con quella del Manchester City. Per l’Olimpia è semplicemente una leggenda: ha esordito a 16 anni, se ne è andato da ragazzo prodigio a 19, ma poi è tornato per finire il lavoro. Un lavoro che oggi, 19 anni dopo, vale quattro titoli consecutivi in patria. E il tassametro continua a correre, perché il ritiro dal calcio giocato rimane sempre in vista ma continua a essere rinviato.