Inzia male l’avventura di Luis Castro sulla panchina dello Shakhtar che viene battuto dalla Dinamo Kiev proprio nei 10 minuti finali. Il neo tecnico inciampa in un ko che potrebbe rivelarsi più benevolo del previsto: una “malezione” che ha colpito sia Lucescu che Fonseca rendendoli, poi, gli idoli di Donetsk. Ma questo scivolone è corelato alla partenza dell’ex allenatore o è solo il classico passaggio di consegne che ha bisogno di un po’ di tempo per essere completato? Cosa è mancato allo Shakhtar?

SHAKHTAR: L’ADDIO DI FONSECA E LA MALEDIZIONE DELL’ESORDIO

Lo Shakhtar buca la prima partita della stagione, consegnando la Supercoppa d’Ucraina alla Dinamo Kiev: i ragazzi di Khatskevich si aggiudicano la sedicesima edizione, mettendo in bacheca l’8° trofeo, raggiungendo proprio i rivali con la maglia arancionera.

Luis Castro ha un esordio da dimenticare con la sua rosa in pieno controllo del match fino all’80’, poi due svarioni hanno permesso agli avversari di ribaltare il parziale ed aggiudicarsi la prima coppa della stagione in soli 180 secondi. Questa maledizione aveva colpito anche Lucesco e Fonseca negli anni passati: il tecnico romeno incassò un ko nel 2004, contro la Dinamo, al suo primo incontro sulla panchina del club ucraino. Dopo quello scivolone, nei successivi 12 anni, ha potuto alzare al cielo 8 campionati, 6 coppe d’Ucraina, 7 Supercoppe e 1 Coppa UEFA per un dominio che ha spodestato dal trono i biancoblu di Kiev. Stessa e medesima sorte per Paulo Fonseca che ha steccato l’esordio nel 2016 proprio come il suo predecessore: nei 3 anni successivi, invece, ha conquistato 3 coppe d’Ucraina, 3 campionati e una Supercoppa. I tifosi dello Shakhtar possono sentirsi un po’ sollevati, sperando che anche il portoghese Castro possa beneficiare di questa “maledizione”.

Ma cosa è mancato allo Shakhtar per alzare la coppa? In verità, Castro, non ha toccato quasi nulla del lavoro di Fonseca improntanto tutto sulla fase offensiva con attenzione ad interrompere l’iniziativa avversaria con un pressing alto e asfissiante. La Dinamo non si rende mai realmente pericolosa, con i minatori di Donbass che passano in vantaggio allo scadere del primo tempo e rischiano di trovare il raddoppio nella ripresa, ma la precisione non assiste gli attaccanti. Taison e Marlos sono sfortunati, mentre è impalpabile Moraes che viene beffato proprio dalla sua ex squadra. Dove è crollato lo Shakhtar? Nella fase difensiva che viene colpita da due amnesie che portano i rivali a ribaltare il risultato: un gol su calcio d’angolo e un altro su un veloce contropiede, hanno permesso alla Dinamo di poter uccidere i ragazzi di Castro con solo due colpi ben assestati. Inutile il forcing finale, il gioco fluido e vivace e soprattutto le soprapposizioni delle fasce: il vero errore è stato quello di abbassare la guardia troppo facilmente, sentendo la vittoria già in tasca.

Castro, in conferenza stampa, ha voluto sottolineare che gli obiettivi stagionali sono altri ma che la rabbia c’è ed è forte anche nei suoi ragazzi: “La partita di oggi non è collegata al futuro. Il nostro obiettivo principale è quello di vincere il campionato ucraino che inizia il 31 luglio con la partita contro l’Oleksandriya. Ma oggi sono arrabbiato e anche i giocatori sono arrabbiati perché non abbiamo raggiunto il risultato desiderato. Alla fine abbiamo perso, ci siamo arresi e siamo morti“. Diversa la visione del collega della Dinamo che esalta la pazienza degli suoi uomini: “Il nostro attuale stato funzionale non ci consente di controllare la palla come la vogliamo. Inoltre, nella partita con lo Shakhtar, questa squadra ha giocatori più tecnici e più veloci e questo gli dà una transizione più rapida dalla difesa all’attacco. La cosa più bella del calcio è il punteggio sul tabellone.  Abbiamo mostrato pazienza. Lo ho detto ai ragazzi prima della partita: siamo i detentori della Coppa e non abbiamo il diritto di rinunciare a ciò che possediamo“.

Il discorso sembra aver avuto effetto: lo Shakhtar si prepara per il campionato, sperando che la sconfitta in Supercoppa porti i risultati sperati come già accaduto con Lucescu e Fonseca.