Un baluardo della difesa, un vero Capitano in grado di caricare la squadra e di farsi ascoltare sempre e comunque. Un calciatore che ha vestito tante maglie diverse ma che probabilmente verrà sempre ricordato con una addosso, quella dell’Italia. Perché Fabio Cannavaro è stato un po’ il Capitano di tutti gli italiani, il degno successore di un mito come Paolo Maldini. Probabilmente nella grande lista di difensori azzurri non rientra tra i primissimi, non aveva infatti la classe di Maldini, la tecnica e l’eleganza di Nesta, il carisma di Franco Baresi e la capacità di essere a tutto campo come Facchetti, ma il napoletano aveva un po’ tutte le loro caratteristiche e riuscì a coronare una carriera già di altissimo livello con un mese in terra di Germania che deve essere tramandato di generazione in generazione.


Cresciuto nella sua Napoli iniziò a entrare in prima squadra causa lo smembramento della grande squadra che con Maradona aveva fatto sognare un’intera città. Il primo allenatore che si accorse di lui e lo buttò nella mischia non ancora ventenne fu Ottavio Bianchi, ma nella stagione successiva incontrò per la prima volta un tecnico che lo segnerà per sempre: Marcello Lippi. L’allenatore viareggino aveva notato in Fabio le doti del grande marcatore e aveva capito che con Ciro Ferrara avrebbe potuto formare una grande coppia centrale e così accadde. Gli Azzurri chiusero con un ottimo sesto posto e Cannavaro fece parte di quella meravigliosa squadra Under 21 italiana che nell’estate del 1994 riuscì a conquistare l’Europeo di categoria battendo il Portogallo in finale. Come detto il club campano però stava vivendo un periodo di profondo ridimensionamento e anche le possibilità economiche erano limitate. Così vi giocò ancora una stagione, giusto il tempo per segnare il suo primo primo e unico gol con la squadra della sua città al Milan prima di passare all’ambizioso Parma di Tanzi.


In Emilia riuscì a formare per anni una delle linee difensive più forti della storia della nostra Serie A. In porta era sbocciato il talento di un giovanissmo Gigi Buffon e il suo compagno di reparto era il francese Lilian Thuram. Non deve sorprendere infatti che i gialloblu vissero anni al vertice alzando vari trofei anche se non riuscirono mai a completarsi a tal punto da vincere uno Scudetto. Il 1996 non fu solo la conclusione del suo primo anno con i Ducali, ma fu anche l’anno del suo secondo Europeo Under 21, dato che incredibilmente Sacchi non lo portò al torneo della Nazionale maggiore in Inghilterra. Cannavaro, assieme a Galante, Nesta e Panucci, formava una linea difensiva favolosa capace di eliminare grandi squadre come Portogallo e Francia prima di arrivare alla finale contro la Spagna padrona di casa. In una partita emozionantissima disputata allo Stadio Olimpico di Barcellona gli Azzurrini riuscirono a vincere ai calci di rigore dopo che Raúl aveva pareggiato l’iniziale vantaggio di Totti. Le straordinarie prestazioni contro iberici e transalpini fecero sì che l’Uefa decise di nominare Fabio come migliore giocatore del torneo, un premio meritatissimo e che a seguito anche del fallimento dell’Italia a Euro ’96 fece aumentare i rimpianti per una sua non convocazione. Il tecnico romagnolo però si imputò nella sua assurda convinzione che Cannavaro non meritasse la Nazionale e il suo debutto arrivò solo nel gennaio 1997 quando divenne c.t. il suo ex tecnico con i giovani Cesare Maldini. Da quella serata a Palermo contro l’Irlanda del Nord iniziò uno dei più grandi legami di sempre tra un giocatore e la propria nazionale che lo portarono a disputare centotrentasei incontri. Dopo il secondo posto del 1997 il Parma calò di rendimento nella stagione seguente ma questo non impedì a Fabio di essere convocato al Mondiale di Francia per formare una grande coppia centrale con Nesta. L’inizio del torneo fu però disastroso e nella gara inaugurale contro il Cile fu il capro espiatorio del deludente 2-2 finale accusato di essere stato troppo leggero nella marcatura a Salas. Fu però solo un caso perché il suo torneo fu in continua crescita e memorabili sono le marcature su Flo negli ottavi di finale contro la Norvegia e quella su Guivarc’h contro la Francia ai quarti di finale dove venne nominato migliore in campo nonostante l’eliminazione degli Azzurri e una ferita allo zigomo rimediata a inizio secondo tempo.


Il 1999 fu finalmente il momento dei titoli a livello di club e la massima gioia venne ottenuta nella finale di Coppa Uefa a Mosca contro il Marsiglia dove il Parma stese i francesi per 3-0, senza però dimenticare la vittoria anche in Coppa Italia e nella Supercoppa Italiana. Il calcio del Belpaese stava vivendo un periodo florido e nei bar impazzavano le discussioni su chi fosse migliore tra Del Piero e Totti, tra Vieri e Inzaghi, tra Buffon e Peruzzi e adesso anche tra Cannavaro e Nesta. Il napoletano e il romano avevano elevato il ruolo del difensore portandolo a uno scontro nel cuore della gente come in pochi erano riusciti a fare prima. Euro 2000 fu un altro suo momento memorabile a livello personale e l’Uefa lo inserì nella formazione ideale di fine torneo. Purtroppo ancora una volta però fu la Francia a rivelarsi fatale per gli Azzurri e in finale le reti di Wiltord e Trezeguet tolsero la gioia nel torneo continentale che mancava da trentadue anni. Fino al 2002 visse due anni particolari, con il suo Parma che iniziava pian pianino a smembrarsi e nel 2001 rimase da solo con Buffon e Thuram che andarono alla Juventus, ma nel suo ultimo anno in Emilia riuscì a vincere un’altra Coppa Italia. Nel suo secondo Mondiale giocò soltanto la fase a gironi perché un’ammonizione a partita appena iniziata con il Messico gli costò il fatale ottavo contro la Corea del Sud e quell’estate segnò per lui una svolta.


Paolo Maldini diede l’addio alla Nazionale e Cannavaro venne insignito come nuovo Capitano, mentre i guai economici del Parma lo portarono lontano dal Tardini, in direzione Milano e maglia nerazzurra. Nell’Inter ritrovò il suo compagno in Azzurro Marco Materazzi e con il colombiano Cordoba formava una terribile coppia di piccoletti. La squdra arrivò vicina ai suoi traguardi, ma alla fine dovette accontentarsi del secondo posto in Serie A e della semifinale in Champions League. Il suo anno più travagliato fu nell’annata 2003-04 dove la Beneamata visse di continui alti e bassi e vari infortuni limitarono parecchio il rendimento di Cannavaro in campo. L’unica gioia la realizzazione del suo gol più bello della carriera con una sassata da quasi quaranta metri in una sfida interna con la Reggina. L’Europeo in Portogallo fu un altro fallimento e anche in questo caso Fabio fu costretto a saltare la decisiva sfida con la Bulgaria per squalifica.
Arrivato ormai a trentun’anni sembrava ormai prossimo al declino e così l’Inter lo cedette alla Juventus dove riformò il magico trio difensivo con Buffon e Thuram. In bianconero visse una seconda giovinezza e dopo lo Scudetto del 2005 ne vinse un altro nel suo anno di grazia 2006, poi entrambi revocati, dove si riscoprì inatteso bomber dai gol pesanti. Decisiva una sua doppietta contro l’Empoli per ribaltare la sfida con i toscani e con un magnifico stacco di testa diede il pareggio all’ultimo secondo nella trasferta di Cagliari.


Iniziò poi la più pazza estate del calcio italiano di sempre con Calciopoli che stava sconvolgendo il nostro sistema, ma contemporaneamente c’era un Mondiale da onorare. Cannavaro si dimostrò un immenso Capitano in grado di fare squadra e far dimenticare ai suoi compagni tutte le indagini che stavano accadendo in Italia. In quel torneo fu semplicemente monumentale e risulta difficile ricordarsi di suoi errori o sbavature. L’apice lo raggiunse nella semifinale contro la Germania quando, dopo una partita assolutamente perfetta, con una impressionante doppia chiusura fece ripartire il contropiede che portò al raddoppio di Del Piero. Dovette alternare tre diversi compagni di reparto e questa difficoltà ingigantisce ancora di più la maestosità delle sue prestazioni. Iniziò con il solito Alessandro Nesta che però si fece ancora una volta male contro la Repubblica Ceca, poi passò a Materazzi con il quale riuscì ad avere un’intesa probabilmente migliore che ai tempi dell’Inter e infine con uno spaventato Barzagli che venne messo nella mischia contro l’Australia, dopo l’espulsione del nerazzurro, e dal primo minuto contro l’Ucraina. Cambiare così tanti partner difensivi in così poco tempo avrebbe messo in difficoltà chiunque ma non quel Fabio Cannavaro. In finale fu bravissimo a contenere un indemoniato Henry e nessun italiano dimenticherà mai il suo sguardo serio e impenetrabile con il quale osservava i tiri dal dischetto mentre veniva abbracciato dall’amico Pirlo. Grosso calciò il suo rigore sotto l’incrocio e potè scattare la festa e ora si che il Capitano poteva alzare alta la Coppa del Mondo nel cielo di Berlino.


A fine Mondiale tutti iniziarono già a parlare di Pallone d’oro e fu un testa a testa con Gigi Buffon, ma probabilmente il portiere venne penalizzato per aver concluso il 2006 in Serie B con la sua Juventus, mentre Fabio aveva preso la strada di Madrid, vestendo la camiseta blanca del Real. Con centosettantre voti chiuse al primo posto, battendo i centoventiquattro del portierone e i centoventuno del francese Henry. I trentatre anni di età e l’esser arrivato a toccare un apice probabilmente nemmeno ipotizzabile da lui lo portò a un lento finale di carriera. Con il Real Madrid vinse due Liga ma non riuscì mai a entrare definitivamente nel cuore dei tifosi delle Merengues causa un rendimento spesso alterno.

Saltò per infortunio l’Europeo del 2008 e nel 2009 tornò alla Juventus, ma il 2010 fu l’anno in cui capì che a trentasette anni non poteva più andare avanti. Del muro di quattro anni prima era rimasto ben poco e dopo una pessima stagione in bianconero fece persino peggio al suo quarto Mondiale dove con errori grossolani, come nella rete della Nuova Zelanda, fu tra i principali accusati del fallimento Azzurro. Giocò ancora un anno nell’Al Ahli negli Emirati Arabi Uniti prima di dire addio al calcio nel 2011 e iniziare la carriera di allenatore.
Una leggenda del calcio italiano e mondiale, capace di rendere un ruolo spesso poco spettacolare, in grado di emozionare e di coinvolgere. Sarà sempre il Capitano di tutti, di una Nazionale meravigliosa e per tutti sarà sempre l’unico Fabio Cannavaro.