Quattro partite senza trionfi, due gol segnati e quattro subiti: è questo il quadro preoccupante del Tottenham, ripiombato in piena crisi anche dopo l’arrivo di Mourinho. Niente va come dovrebbe e a complicare ulteriormente la situazione c’è l’intricatissimo caso Eriksen, rimasto in panchina fino al minuto 73.

La scelta dell’allenatore di escluderlo dall’undici titolare suona un po’ come una resa: non è un mistero che il danese fosse pronto a partire già dalla scorsa estate, con le sirene del Real Madrid che si erano fatte sentire più forti che mai, ma un addio a metà stagione forse non era nei piani degli Spurs, soprattutto se in campionato le cose sono più difficili del previsto. Il trasferimento all’Inter dunque sembra ormai questione di ore e Mourinho sembra ormai essersi abituato all’idea di trovare soluzioni alternative per assicurare alla sua squadra almeno un posto nella prossima Europa League.

Nelle ultime quattro partite giocate in Premier League, il portoghese ha scelto di mandare in campo quattro moduli completamente diversi: 3-5-2 nel pareggio contro il Norwich, 4-2-3-1 nella sconfitta in casa del Southampton, 4-4-2 nel KO contro il Liverpool e 4-3-3 nel pareggio senza reti contro il Watford, unica occasione in cui gli Spurs si sono ritrovati senza Eriksen. Il giocatore danese è ormai alla porta con i bagagli in mano, pronto a trasferirsi in Italia per tornare a dimostrare tutte le potenzialità rimaste nascoste in questa triste stagione, piena di alti e bassi dettati da un progetto in cui ormai non credeva più.

La situazione per il Tottenham quindi resta drammatica. Uno dei suoi migliori giocatori è in partenza, un altro invece sarà costretto a guardare le partite dalla tribuna almeno fino ad aprile: l’infortunio di Harry Kane rappresenta un altro grande problema per Mourinho che nel giro di poche settimane non ha potuto più contare su due pedine fondamentali della squadra, quelle che durante la gestione Pochettino avevano portato il Tottenham fino alla finale di Champions League.

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