Oggi è stata l’ultima partita con la maglia del Borussia Dortmund e il rammarico è non aver potuto avere il riconoscimento del pubblico; il muro giallo del Signal Iduna Park avrebbe reso ancora più spettacolare la coreografia, una maglia con il numero ventisei, preparata per Łukasz Piszczek; giornata che il classe 1985 difficilmente dimenticherà. Con il Lipsia ha vinto il suo ultimo trofeo in maglia BVB (la DFB-Pokal), oggi è stato salutato per l’ultima volta. Arrivato dall’Hertha Berlino è rimasto per undici anni in maglia Wespen; una storia d’amore che non potrà mai essere dimenticata.

Piszczek, undici anni vissuti al massimo

Lo aveva detto che questa sarebbe stata la sua ultima stagione con il Dortmund; Piszczek, infatti, tornerà in Polonia per giocare con i dilettanti dopo quattordici anni in Germania, undici dei quali con la maglia giallo-nera del BVB. Un periodo vissuto al massimo da parte di un giocatore che si è sempre dimostrato un grande professionista; sia quando era titolare indiscusso sia quando ha iniziato a veder diminuire il proprio minutaggio, non ha mai detto una parola fuori posto facendo parlare solo ed esclusivamente il campo. Sul rettangolo verde è stato un terzino destro (capace di giocare anche sul lato sinistro o al centro della difesa) dotato di ottima corsa, grande forza fisica e discrete qualità tecniche. La sua duttilità è sempre stata apprezzata dai tecnici che potevano contare su un giocatore in grado di coprire più ruoli.

Con la maglia del Borussia Dortmund ha vinto otto trofei, dalla Bundesliga del 2011 alla DFB-Pokal alzata quest’anno; nel mezzo una vita calcistica con la stessa maglia e le lacrime versate, dopo i match contro Lipsia e Leverkusen, sono l’immagine di un ragazzo che al BVB ha dato e ricevuto tantissimo. L’ultimo regalo sono stati settantacinque minuti con la fascia di capitano al braccio e la consapevolezza di non avere rimpianti; l’unico rammarico l’assenza del pubblico che avrebbe reso ancora più magico un pomeriggio da incorniciare e custodire gelosamente.