E’ storia. La lista di vittime, illustri, si ingrossa: Galatasaray, PAOK, Zorya e ora pure Hertha Berlino. Non potrebbe andar meglio l’avventura europea di un Östersund pazzesco, unito, unico, mitico, inimitabile e aggiungete voi gli aggettivi: in testa al gruppo J d’Europa League, la Jämtkraft Arena è stata teatro di un altro kolossal. Così come in casa dei turchi, a decidere la contesa è stato un rigore realizzato da capitan Brwa Nouri. “È difficile proferir parola su quanto appena accaduto, tutti i complimenti vanno alla squadra. Sono davvero orgoglioso”. Come non esserlo, del resto? Coi tre punti odierni, ecco che l’OFK ingrosserà le sue casse di altri 3 milioni e mezzo di corone svedesi: la quota attuale, 7 (contando il successo in Ucraina, giovedì scorso) è da capogiro. Per un posticino immerso nelle lande più desolatamente inesplorate della Svezia centrale, vuol dire gloria.Conosciamo il nostro posto nel gruppo, cercheremo solo di fare del nostro meglio. Sembra perfetto per noi per essere lungo questo cammino, ogni partita e un dono, ci aiuta a crescere. Oggi tutti i giocatori erano magici. Lo ha detto Potter, che a prima vista potrebbe sembrare un maghetto ma in realtà è semplicemente il capocordata della spedizione che sta attendando alla seconda montagna più alta d’europa.

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Primo tempo – Quando il fischietto dell’italiano Banti decreta il via, tutta la Jämtkraft Arena non sta più nella pelle. E’ quell’inno, quella magica musichetta che ad Östersund stanno imparando ad apprezzare, la colonna sonora di un’annata da incorniciare: si comincia, 4-4-2 contro 4-4-2, subito Gero che scatta e l’undici di Potter ricamare a centrocampo. Edwards affonda, Ghoddos dopo 5′ scalda l’atmosfera scandinava, poi l’Hertha esce dal guscio e al 7′ solo un miracoloso salvataggio di Pettersson sulla linea di porta ha evitato lo svantaggio dopo che Keita già aveva fatto gli straordinari su Esswein. La doppia occasione anima Pal Dardai, e infatti i tedeschi anche al 13′ rischiano di segnare: questa volta è Lazaro ad incornare un cross di Weiser, trovando la risposta ottima del numero 1 di casa, mentre Ibisevic sulla ribattuta spara addosso, sempre sulla linea di porta, a Ronald Mukiibi. Due salvataggi sulla linea, fortuna versus sfortuna (o audacia, se volete), di nuovo Esswein a liberare la conclusione da lontano (15′) e sempre Hertha in avanti. Strano, dunque, che alla prima vera azione offensiva l’OFK si guadagni un rigore: il minuto è il 21, quando Torunarigha si frappone tra Gero e il pallone toccando col braccio. Zero dubbi per Banti, dischetto, Nouri a battere Kraft e a dirigere la sinfonia voluta da Potter. Uno a zero. Sport bellissimo il calcio, che riesce a dimenticare evidenti limiti tecnici e perfino a togliere il pallone dalla rete nei modi più beffardi. Ma tant’è. L’Hertha non si scompone, ancora Esswein (26′) ha una buona palla ma non conclude sufficientemente bene. Anche perché poi l’Östersund esce dal guscio e prima del duplice fischio riesce a metter in bella mostra il talento di Saman Ghoddos. Il bello e il cattivo tempo, un uragano implacabile e quasi limitato da quella maglietta numero 93. Preziosissimo, come al solito, ma gli addetti ai lavori non lo scoprono certamente oggi. Al 41′ Gero prova a raddoppiare il passivo per i berlinesi, mentre la conclusione di Lazaro (44′) non ha creato troppi problemi ad Aly Keita. E pausa, dilatata per 15′, nel bel mezzo del freddo Jämtland.

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Secondo tempo – Si comincia per modo di dire, perché Banti sospende per qualche minuto il match (troppi fumogeni accesi dal settore ospiti, occupati dai tifosi dell’Hertha) ma ci pensa il vento di Östersund a permettere la continuazione della festa. La partita vive di sprazzi, qualche giocata dell’OFK, poi tratti in cui sembra che i biancoblù possano segnare. Lazaro e Ibisevic dialogano nello stretto, Mukiibi è impeccabile e lo stesso fa un generoso Gero abbassatosi sulla linea dei centrocampisti a far massa. Meno male che c’è Ghoddos, agile dribblomane capace di far sparire il pallone e di farlo ricomparire proprio nel momento migliore in cui guadagnare punizioni e far salire la squadra. Il proverbiale ago della bilancia, che al 55′ si mette in proprio e chiama Kraft a distendersi per non raccogliere un’altra volta la palla dalla sua porta. Nemmeno un minuto dopo Dardai si dispera per una colossale palla-gol che Ibisevic ha calciato fuori accarezzando il palo. Si copre Potter, Widgren per Somi, e ancora Esswein (59′) intento a trovare il gol ha messo in difficoltà Papagiannopoulos e compagnia. L’imprecisione ben si sposa coi contropiedi, uno dei quali viene condotto da Edwards con tanto di cross per la botta al volo di Ghoddos. Peccato, fuori, ma stare all’Hertha è una prerogativa. Dardai rinuncia forzatamente a Langkamp per infortunio e già che c’è alza il baricentro dei suoi (dentro Darida), poi pure lo slovacco Duda fa il suo ingresso in campo. Fioccano le ammonizioni, Ibisevic da una parte, Bachirou dall’altra, ed è ancora Ghoddos a concludere un’azione con sfera a sibilare ad un pelo dalla porta. Al 72′ una percussione di Ibisevic viene stoppata da Keita, poi ancora ribattuta, ancora Lazaro e soprattutto ancora Mukiibi a salvare tutto. Provvidenziale. Entra pure Mensah, Dardai le tenta tutte (Stocker compreso) e tra sofferenza e rimpianti per non averla chiusa prima si arriva verso la fine. L’ultima chance avviene all’87’, di matrice OFK, ancora con un Ghoddos ispirato ma non abbastanza letale. Dentro Fritzson, a perder secondi preziosi in un finale fatto di lanci lunghi e intensità direttamente proporzionale alla precisione. Bene così, perché alla fine non accade più nulla e tutta Östersund può continuare a credere nel sogno. Già, la favola, quella bella, di cui nessuno vuol fare a meno.

Ecco il tabellino:
Östersunds FK (4-4-2): Keita; Mukiibi (dal 76′ Mensah), Papagiannopoulos, Pettersson, Somi (dal 57′ Widgren); Edwards, Nouri (dall’88’ Fritzson), Bachirou, Sema; Gero, Ghoddos. All: Potter
Hertha Berlino (4-4-2): Kraft; Pekarík, Langkamp (dal 63′ Darida), Stark, Torunarigha; Weiser, Lustenberger, Skjelbred, Lazaro (dal 79′ Stocker); Esswein (dal 66′ Duda), Ibisevic. All: Dardai
Rete: 22′ rig. Nouri. Ammoniti: Bachirou (O), Ibisevic (H). Arbitro: Banti (Italia)