La vittoria del Rennes contro il PSG nella finale di Coppa di Francia ci ha confermato una cosa: affrontare i Rouge-et-Noire negli scontri diretti è molto pericoloso. La squadra di Julien Stéphan se in campionato ha vivacchiato garantendosi poco più di una salvezza tranquilla; nelle coppe ha fatto vittime illustri.

Nella vincente Coppa di Francia, oltre ai parigini, Ben Arfa e compagni hanno ridotto in poltiglia le possibilità di titolo per Lilla e Lione, rispettivamente seconda e terza forza di Ligue 1. In Europa League è stato, invece, il turno di Betis Sevilla, sconfitto addirittura al Benito Villamarín dopo il 3-3 dell’andata, e l’Arsenal che, nonostante il ribaltone del ritorno, era stato trafitto 3-1 in rimonta al Roazhon Park. Unico grande neo la Coupe de la Ligue in cui i rigori sono stati fatali nel quarto di finale contro il Monaco: la vittoria dello Strasburgo fa rimpiangere qualcosa.

Questa squadra ha saputo sfruttare molto bene le doti tecniche e dinamiche dei suoi assi. Della rinascita di Ben Arfa abbiamo già parlato e il suo ruolo tra le linee è stato cruciale sia in fase di possesso che quando la palla scottava e bisognava essere lucidi. Spesso negli scontri diretti di coppa questo è accaduto e la sua esperienza ha giovato alla causa. Alla stessa maniera può dirsi soddisfacente la stagione di Grenier: l’ex enfant prodige dell’OL ha trovato una realtà su misura per lui. Dopo la delusione con la maglia della Roma ha optato per il Guingamp, ma solo ora può dirsi recuperato al 100%. Il piede e l’intelligenza calcistica non sono mai mancati e il ruolo di regista sembra calzargli a pennello sia nel 4-2-3-1 che nel 4-4-2.

Passando alle ali, Sarr e Niang sono stati importanti sia in fase di conclusione (21 gol e 17 assist in due) che in rimessa, abnegandosi quando serviva fare un passo indietro. Il loro sacrificio difensivo ha facilitato il lavoro in copertura permettendo una rapida distensione in contropiede in caso di ripartenza. Un esempio lo abbiamo visto nella rete segnata dall’ex Milan al Betis Sevilla per il 1-3 finale.

Se l’arma del contropiede è stata un’opzione spesso percorsa è stato anche merito di chi il pallone lo recuperava. I meriti qui sono stati anche di André che con il 60% di contrasti vinti a partita è stato un fattore importante per affiancare la qualità di Grenier. A livello difensivo non si può dire, invece, che il Rennes sia stata una squadra quadrata, ma è giusto nominare il vero braccio armato della linea a 4: Bensebaini. Il suo metro e 86 è un bel deterrente per chi passa dalle sue parti. Non ha paura di mettere la gamba e il suo passato da mediano ce lo insegna. 12 gialli in stagione, ma serve anche questo.

Le armi che non ti aspetti, infine, sono state Bourigeaud e Hunou. Impiegati sia a centrocampo che a sostegno della punta o di Ben Arfa in un tandem tutto-fantasia, sono stati in grado di segnare un totale di 8 gol a testa. Diciamo che sono stati degli ottimi rincalzi, ma anche delle ottime opzioni nell’economia di una stagione.

A questo Rennes non è mancato nulla: ambizioso, rapido, tecnico e impavido. Il trionfo in Coppa di Francia è il premio a una squadra ben concepita e assortita.