Sulla carta, in Svezia, la situazione sta assumendo toni pressoché paradossali. Zlatan Ibrahimović, ovverosia l’uomo con 62 reti in 116 presenze coi colori gialloblù, è messo alla porta dalla nazionale. Questione che vi avevamo già raccontato in questo pezzo, ma che merita ulteriore sviluppo per via del grande clamore che sta generando da tempo a Stoccolma: Ibra sì o Ibra no? Il popolare quotidiano svedese Aftonbladet ha cercato di condurre un indagine tra la gente per approfondire la posizione dei tifosi, con risposte che per certi versi sono state sorprendenti. Tutto partì dal 2016, Europei in Francia e delusione gialloblù per via delle scelte di Erik Hamrén ma principalmente pure per una sostanziale mancanza di unità nello spogliatoio. In soldoni, Zlatan comandava su tutti e la sua presenza veniva vista come un fattore di insostenibile ingombro al fine di ottenere qualcosa di comune. Tutti i riflettori dovevano essere sul numero 10. Tutti i palloni giocati su di lui e passanti per i suoi piedi. Durante la sfida contro l’Italia, quella decisa da Eder, Ibra s’abbasso fin quasi sulla linea dei centrocampisti pur di partecipare al gioco. In tale occasione, la sua heatmap era stata spaventosa.

Se la Svezia ha ottenuto il pass per Russia 2018, è merito principalmente della rivoluzione copernicana posta da Andersson, il cui primo passo è stato mettere il gruppo al centro del progetto. Così facendo, si è passati alla riscoperta dei gregari (capitan Granqvist, Sebastian Larsson, Toivonen e Berg) e s’è ottenuta la vittoria nel doppio confronto con l’Italia. Risultati per nulla scontati, che probabilmente nessuno si attendeva: nemmeno Ibra, che dopo aver salutato la nazionale non avrebbe pensato che quella porta potesse riaprirsi. Nelle ultime amichevoli disputate, contro Cile e Romania, la Svezia ha peraltro perso entrambi i confronti mostrando difficoltà nell’andare in gol. Tutto materiale che Zlatan ovviamente potrebbe risolvere, ma a che pro? Può essere inserito in un contesto solido, di gruppo, in cui tutti partono alla pari?  Vad tycker du – borde Zlatan få spela i VM om han vill? Che ne pensi – dovrebbe giocare al Mondiale se volesse?

Steve Nicol, opinionista di ESPN con un passato tra MLS e nazionale scozzese, ha chiuso la porta: “La Svezia è andata al Mondiale senza di lui, è una squadra che ha bisogno di un buon collettivo e per quanto Zlatan possa migliorare una squadra, non è lo stesso giocatore di un anno fa“. Sono in tanti a concordare con lui: la maggioranza. Dicono che sottovaluti gli avversari sopravvalutando se stesso, che sia l’ombra del campione per via dell’infortunio e che la Svezia sia andata benissimo pure senza la sua stella. Trascinarlo in Russia aumenterebbe senz’altro lo spettacolo, ma non certo il gioco. Dicono che gli svedesi siano ingrati coi loro idoli, lo stesso capitò a Björn Borg, ma indubbiamente non sembra che Ibra possa accettare un ruolo da comprimario: spaccherebbe lo spogliatoio e peraltro potrebbe privare la nazionale del suo equilibrio costringendo Janne a modellargli addosso una squadra in fretta e furia. Dicono che Zlatan avrebbe dovuto giocare le qualificazioni al Mondiale, che non sia giusto vada in Russia perché non ha contribuito alla causa, che non deve esser privilegiato per via del nome. La sua presenza darebbe infine fastidio a Granqvist, che forse perderebbe la fascia da capitano.
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Tuttavia, d’altro canto si legge come Zlatan abbia messo la Svezia sulla mappa del calcio. Tecnicamente sublime, superiore a molto anche se non al top, il migliore nazionale nell’epoca recente. Dicono che con lui in campo molte persone guarderebbero le partite, per il solo fatto di vederlo. Dicono di smetterla con lo schema “palla lunga per Berg”, per provare soluzioni che diano nuova linfa al gioco. Puntano sul fatto che abbia girato l’Europa giocando la Champions, che da solo vinse i playoff con la Danimarca per accedere all’Europeo. Sperano giochi regolarmente negli Stati Uniti, dicono che valga da solo l’80% della qualità. La questione è più che mai aperta, il dilemma irrisolto ma l’opinione pubblica pare polarizzata in modo tale per cui la maggioranza sia contraria al ritorno di Ibra in nazionale: scelta curiosa, visto che si tratta del migliore di sempre. Ma, e con questo concludo, noi italiani conosciamo troppo bene il credito di riconoscenza concesso a Lippi ai reduci di Berlino e la conseguente débâcle sudafricana nel 2010.