Erano “gli altri” della Dynamo quando Berlino era divisa dal muro. Ora sono “gli altri” dell’Hertha, la squadra della capitale che viaggia anche per l’Europa. Per anni, prima del 1966, sono stati “una delle due” a chiamarsi Union nella capitale tedesca. Non hanno mai giocato in Bundesliga, hanno vinto soltanto una Dritte. Nulla di tutto questo ha però condizionato la reputazione dell’Union Berlino, una delle squadre di culto del calcio tedesco, che può vantare un’identità fortissima e unica. Anzi, se possibile, l’ha addirittura avvalorata. Altro che “gli altri”.

Negli anni ’70 l’Union Berlino era diventata la squadra del popolo, poi all’inizio dello scorso decennio ha conquistato un posto in Coppa UEFA giocando in Dritte Liga. E soltanto cinque anni fa ha finito di ricostruire il proprio stadio grazie ai propri tifosi, dopo aver rischiato il fallimento. Oggi è una delle migliori squadre della Zweite. L’unica imbattuta dopo 11 giornate. Con licenza di sognare le imprese contro i giganti, sia in campionato, dove la promozione sembra già un affare di Colonia e Amburgo, sia in Coppa di Germania, dove questa sera affronterà il Borussia Dortmund. Con migliaia di tifosi al seguito, come due anni fa.

L’Union Berlino, il club “degli altri” contro la Dynamo

Fino al 1966 il club era conosciuto come ‘Union Oberschöneweide’, aveva cambiato una decina di nomi in 20 anni, prima di diventare l’1.FC Union Berlino proprio 52 anni fa. Si era spostato nella zona Est di Berlino negli anni ’20, nel quartiere di Köpenick. In quel periodo si è guadagnato anche il soprannome di ‘Eisern Union , l’unione di ferro. Quelli dell’Union erano chiamati ‘Schlosserjungs‘, i ‘ragazzi metalmeccanici’, per il completo blu da operai con cui giocava la squadra, che ricordava i lavoratori dell’acciaio.

Negli anni ’70 e ’80 si era guadagnata lo status di squadra della ribellione: l’Union era contrapposto alla Dynamo Berlino, squadra della Stasi, la sicurezza statale della Germania Est. Gli Eisernen erano visti come la squadra del popolo che combatteva simbolicamente contro il potere dei rivali cittadini, vincitori di 10 campionati in fila della DDR. Le uniche soddisfazioni sul campo per i Köpenicker erano i derby vinti, anche se quello che più viene ricordato oggi dai tifosi è lo storico 8-0 del 2005, in quarta serie, quando anche l’Union era precipitato, schiacciato dai problemi finanziari. Ancora oggi, all’interno dello stadio, c’è un tabellone manuale che indica quell’8-0.

Union 8, Gast (la Dynamo) 0.

Post-riunificazione: tra sogni e fallimenti

Quel derby con la Dynamo era stata una gioia in mezzo ai dolori. Dopo la riunificazione della Germania, di Berlino e dei campionati, l’Union Berlino ha vissuto anni molto complicati. Per anni il club ha rischiato di fallire. Alcune sponsorizzazioni sono riusciti a salvarlo, ma per due volte negli anni ’90 si è visto negare la licenza per giocare in Zweite.

La promozione è stata raggiunta soltanto nel 2001. In un’annata storica, perché sotto la guida di ‘Der General‘, il bulgaro Georgi Vasilev, il club aveva centrato una storica finale di DFB-Pokal, poi persa 2-0 contro i giganti dello Schalke. Lo aveva fatto giocando in terza divisione, vincendo il campionato e ottenendo la promozione, oltre a un posto in Coppa UEFA per la stagione 2001/02. L’esperienza europea era durata soltanto due turni, prima dell’eliminazione al secondo turno per mano dei bulgari del Litex Lovech.

Soltanto quattro anni dopo quel magico 2001, il club è tornato in Oberliga, l’allora quarta divisione (oggi quinta dopo l’introduzione della Dritte nel 2008). In quel momento di difficoltà è uscito ancora una volta l’orgoglio degli Eisernen: nel 2004, per salvare il club, i tifosi avevano iniziato a donare sangue agli ospedali. I soldi che incassavano venivano subito girati al club. E la risalita è diventata realtà nuovamente nel 2009, quando l’Union ha vinto la prima storia edizione della Dritte Liga. Ha conquistato quel posto in Zweite Liga, che ad oggi non ha ancora mollato, proprio giocando i match casalinghi nello stadio dell’odiata Dynamo, perché nel frattempo all’Alten Försterei, storico impianto di casa, si stavano tenendo dei lavori di ristrutturazione. Guidati dagli stessi tifosi dell’Union.

L’Alten Försterei, il simbolo dell’Eisern

Lo ‘stadio della vecchia foresteria’ è più di un semplice impianto, specialmente dopo la ristrutturazione svolta tra il 2008 e il 2013, condotta e finanziata da 2mila tifosi. Con 140mila ore di lavoro gratuito, i volontari hanno reso lo stadio nuovamente accessibile per le partite casalinghe, lo hanno ristrutturato quasi integralmente. Con meno di 3 milioni di euro di finanziamenti a propria disposizione, tutti arrivati dal basso e non dal comune, come Berlino aveva promesso. Oggi, fuori dallo stadio, c’è un monumento molto particolare in memoria di quell’impresa: un caschetto da lavoro rosso, con incisi tutti i nomi degli operai che hanno contribuito, senza ricevere un euro, alla ricostruzione.

Il caschetto fuori dallo Stadion an der Alten Försterei.

Lo Stadion an der Alten Försterei è uno dei migliori impianti in cui vivere l’atmosfera del calcio tedesco: sui 22mila posti, soltanto 3600 sono a sedere. È per buona parte di proprietà dei tifosi, che ne hanno acquistato diverse quote di proprietà, ricalcando di fatto la regola del 50+1 che governa il calcio tedesco. Sarà ampliato nei prossimi anni fino a portare la capienza a 36mila persone, sempre con più posti in piedi che a sedere. Per i lavori, stavolta, sono già stati stanziati quasi 40 milioni di euro.

Per la riapertura nel 2013 è stata indetta un’amichevole con l’Hertha, quella che oggi potrebbe essere definita come la squadra rivale dell’Union, ma con cui in realtà gli Eisern hanno sempre avuto ottimi rapporti. Esclusa la Dynamo infatti non ci sono vere e proprie rivalità: il senso di appartenenza è più forte, ed è dimostrato anche dalle iniziative che i tifosi istituiscono allo stadio.

Nel 2014, ad esempio, il terreno di gioco è stato riempito di divani per poter guardare il Mondiale sul maxi-schermo piazzato davanti a uno delle due curve: più di 800 divani sono entrati nell’Alten Försterei per festeggiare la vittoria del Mondiale da parte della Germania. Un’iniziativa denominata ‘WM Wohnzimmer‘, il ‘salotto del Mondiale’.

800 divani su un campo da gioco.

Un’altra tradizione è quella che ogni anno si tiene a Natale: lo stadio si riempie di persone, tifosi, giocatori o anche semplicemente gente comune. Si beve del vino, si accendono delle candele e si intonano cori misti tra calcio e canti natalizi. La prima volta, 15 anni fa, erano stati 89 tifosi a entrare clandestinamente nell’impianto per festeggiare. Nel dicembre scorso sono stati in 27500.

L’Union in campo, ieri e oggi

In questo contesto si inserisce il calcio giocato, quello in cui l’Union Berlino sta provando a emergere dopo una storia senza particolare risalto a livello di trofei e obiettivi raggiunti. Sono anche in pochi quelli che, a livello storico, hanno vestito la maglia dell’Eisern: i più conosciuti sono Marko Rehmer e Sergej Barbarez, protagonisti della Bundesliga intorno al 2000, e il centrale ex Leicester Robert Huth, campione d’Inghilterra con le Foxes nel 2016.

In questa stagione, con lo svizzero Urs Fischer in panchina, la squadra è ancora imbattuta dopo 11 giornate di Zweite (4 vittorie, 7 pareggi) ed è al terzo posto in classifica, dietro soltanto alle due superpotenze Amburgo e Colonia. Ha mantenuto l’imbattibilità anche grazie a momenti incredibili, come il gol del portiere Gikiewicz nel match contro l’Heidenheim.

Tra i giocatori più interessanti della squadra, oltre a Felix Kroos, il fratello del ben più noto Toni, c’è il classe 1995 Grischa Prömel, che aveva fatto parte anche della spedizione olimpica a Rio 2016, tornata con l’argento al collo. Quest’anno ha già messo a segno 3 gol, nonostante sia un centrocampista difensivo. Attenzione anche al 22enne Marcel Hartel, trequartista già nel giro dell’under-21 tedesca. Sono arrivati nel 2017 rispettivamente dal Karlsruher e dal Colonia e si sono imposti come due tra i giocatori più interessanti, nonostante siano costati complessivamente 250mila euro. Sono stati due acquisti tipici “da Union Berlino”, un club che soltanto due volte ha sborsato un milione o più per acquistare un giocatore: l’acquisto più oneroso è Seb Polter, pagato 1.6 milioni di euro.

Anche questo è testimonianza di come gli Eisernen intendano il calcio: sono un club vecchio stampo, nonostante stiano nella città più importante di Germania. Un’antitesi, soprattutto se si pensa che il calcio a Berlino si vive generalmente con superficialità. L’Union è la parentesi diversa in questo contesto, tanto che l’inno del club è cantato da una delle cantanti punk-rock più importanti di Germania come Nina Hagen, tifosa dell’Union sin da bambina. E, inoltre, gli stessi tifosi non si identificano come ultras e come gruppi, ma sotto un’unica bandiera, senza capi né riferimenti.

Anche senza grandi finanziamenti e giri di soldi, senza sponsor e senza spinte, l’Union Berlino è riuscito a ritagliarsi un ruolo, una figura e costruirsi una reputazione all’interno del calcio tedesco. Ed è questo che soprattutto lo spinge in alto. Fino a sognare imprese impensabili, come andare a Dortmund per vincere una partita di coppa. Due anni fa soltanto i rigori hanno fermato il sogno di centrare un altro percorso in coppa. Questa sera ci sarà una rivincita.

Se in campo potrà non esserci partita, potrà esserci eccome sugli spalti: una marea rossa contrapposta al muro giallo. Per il grande pubblico è sempre stato “l’altro club” di Berlino, ma l’Union, in ogni caso, è molto di più.