L’idea Johan Cruijff

Ciao Johan, a quasi vent’anni ho l’opportunità di scriverti per la prima volta. Lo so, probabilmente, anzi sicuramente, sono la persona meno indicata a farlo a causa di una carta d’identità che recita 1996 sotto la voce anno di nascita e, a quei tempi, non calcavi più il manto erboso da oltre un decennio. Non ho avuto la fortuna, e non immagini quanto ciò mi faccia penare, di averti visto giocare dal vivo o anche semplicemente attraverso un teleschermo e, ahimè, i video non renderanno mai giustizia a ciò che sei stato, sei e sarai per gli amanti di un certo tipo di calcio. Non sono un grande amante della nostalgia, ritengo che l’ostinata ricerca nel passato di ciò che oggi manca sia uno degli errori più grandi dell’uomo e non sto parlando solo di calcio. Ciò nonostante, con il tempo ho appreso che il rispetto è una delle più alte forme d’ammirazione che ci sia e credimi per Giocatori (spero mi permetterai la G maiuscola) come te ne ho a non finire.

Sarebbe molto bello parlarti di quanto era incantevole vedere quel “14” con il pallone costantemente tra i piedi e di quanto il tuo stile di gioco abbia influenzato il giocatore che, a mio avviso, è stato il più elegante da quando venni al mondo. Era anch’esso un cultore del pallone, indossava il tuo stesso numero di maglia, i colori della squadra con la quale è stato ricordato sono gli stessi che indossavi tu ad Amsterdam ed anche lui ha avuto il privilegio di indossare la camiseta blaugrana: Thierry Henry. Non potendo fare nulla di tutto ciò, mi limito ad elogiare “l’idea Johan Cruijff“: il ricordo più vivo che ho legato a te è quando per la prima volta sentii parlare di un calciatore in grado di vivere il calcio “come un sudamericano” ma di avere l’intelligenza tattica “di un europeo”. Lungi da me fare un discorso legato alle etnie ma queste furono le parole pronunciate e me le tengo dentro in maniera piuttosto stretta, forse maniacale. Preso dalla curiosità iniziai a cercare qualcosa in più sul tuo conto: ogni tanto, però, un’ondata romantica mi percuote e invece che limitare le mie fonti ad un motore di ricerca chiesi, ove possibile, chi era veramente Johan Cruijff. Ciò che ricordo è più o meno questo: non nascerà mai un altro giocatore come lui. Fu la prima volta che sentii tanto vicino a me un giocatore così lontano. Capiterà solo con George Best ma quello è un amore platonico di cui un giorno spero avrò modo di parlarti. Tornando a noi, l’idea che era dentro me riguardo il Cruijff calciatore era tutto ciò che in un attimo mi collegava alla spensieratezza infantile, quando, però, arrivo il momento di conoscerti come persona, beh, è lì che il rispetto precedentemente citato ha raggiunto livelli che non pensavo potesse sfiorare. Potrei aver sentito storie imparziali su di te e sicuramente sarà così ma ti sei guadagnato un’onorificenza tale che in Olanda c’è Dio e sotto di lui il “14” dell’Ajax, un fondo di verità dovrà pur esserci.

E’ veramente difficile continuare a scriverti, è stato difficile iniziare, figurati ora. Oggi termina, in me, la possibilità, seppur remota, di poterti stringere la mano un giorno e farti capire cosa hai significato per “un ragazzo che non ti ha mai visto giocare neppure in tv”. Ciò che rimarrà sarà l’idea di te, insita nella gente, un dogma cui nessuno potrà controbattere perché sei riuscito ad unire (quasi) tutti sotto un’unica maglia. Ora è tempo di lasciarti andare, fa buon viaggio. Staccherò un po’ il cervello. E’ un giorno triste, ho perso una parte di me. Ciao Johan.

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