Dopo Perù e Brasile anche il Sudamerica deve conoscere le sue ultime due semifinaliste e in questa nottata le partite di altissimo livello non mancheranno di certo. Uruguay-Colombia è probabilmente quella più che equilibrata, ma l’attenzione di tutti non può non andare sull’Argentina che a Goiania affronterà un Ecuador ricco di giocatori interessanti che però hanno faticato tremendamente nella fase a gironi. L’Albiceleste è dunque la grande favorita e la sfida contro il Tricolor riporta inevitabilmente la memoria a quel 1993, dove arrivò l’ultimo trofeo internazionale festeggiato a Buenos Aires e il trionfo avvenne proprio all’interno dei confini ecuadoregni.
Alfio Basile non portò la nazionale migliore, ma decise di effettuare tanti esperimenti soprattutto in vista del Mondiale statunitense che si sarebbe disputato l’anno seguente. Inserita nel girone C l’Argentina faticò moltissimo a passare il turno nonostante gli avversari non sembravano essere irresistibili. Batistuta salvò la complicata situazione che si era andata a creare contro la Bolivia segnando l’unico gol dell’incontro, ma poi arrivarono due deludenti pareggi. Ruggeri riequilibrò la situazione contro il Messico, mentre a nulla valse la rete del vantaggio di Simeone per avere la meglio sulla Colombia che trovò immediatamente l’1-1 con Rincón. Il risultato permise ai Cafeteros di chiudere dunque al primo posto, mentre l’Albiceleste dovette accontentarsi della seconda piazza dove venne abbinata proprio contro i rivali di sempre del Brasile. Anche i Verdeoro avevano utilizzato lo stesso ragionamento nelle convocazioni, ma a Guayaquil una grande folla accorse per non perdersi questo grande evento. La Seleçao passò in vantaggio nel primo tempo con Müller, ma il pareggio arrivò nella ripresa grazie a Leonardo Rodríguez, giocatore che veniva da una stagione non troppo esaltante con l’Atalanta, ma che divenne eroe per un giorno. Il terzo 1-1 consecutivo dell’Argentina portò la sfida ai calci di rigore e l’unico a sbagliare fu Boiadeiro che tirò il sesto tiro dal dischetto e se lo fece neutralizzare da uno straordinario Goycochea prima che il sinistro di Borelli si infilasse sotto l’incrocio dei pali per la soffertissima qualificazione.

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L’incredibile sfilza di pareggi proseguì anche in semifinale contro la Colombia, ma questa volta lo 0-0 non si sbloccò mai e ancora una volta fu la prima conclusione a oltranza a essere decisiva. Aristizábal incrociò il destro ma Goycochea volò vicino al palo neutralizzando la conclusione e la scena si ripetè ancora una volta con Borelli che segnò la rete della finale contro la rivelazione Messico. Dopo il trionfo di due anni prima l’Argentina voleva ancora una volta confermarsi la miglior squadra del Continente, ma i nordamericani erano avversario duro da affrontare e nel primo tempo il risultato non si sbloccò. A far esplodere di gioia i tifosi arrivati in Ecuador ci pensò Gabriel Batistuta che di potenza vinse il contrasto con Ramírez e scagliò un terrificante destro sul primo palo che batté Campos per l’1-0. Il Tri non voleva arrendersi e Alves si procurò un calcio di rigore dopo essere stato atterrato da Goycochea e dal dischetto Galindo fu impeccabile. Serviva ancora una magia e una prodezza individuale per risolvere la finale del Monumental e da una rimessa laterale di Simeone fu ancora Batistuta a liberarsi di Suárez e piazzare di sinistro sul secondo palo per il definitivo 2-1 che regalava all’Albiceleste il quattordicesimo titolo continentale della propria storia e nessuno poteva immaginare che quello sarebbe stato l’ultimo trionfo internazionale.