Manchester United, esonerato Amorim: a Old Trafford la verità costa il posto

Onana turchia

Amorim, attuale allenatore del Manchester United. - @ANSA

Redazione

Gennaio 5, 2026

Il club annuncia l’addio al tecnico portoghese dopo 14 mesi e una domenica di frizioni pubbliche: squadra sesta, Darren Fletcher traghettatore. E la solita domanda: chi comanda davvero a Manchester?

Il Manchester United ha esonerato Rúben Amorim e lo ha fatto con il solito tono da comunicato “responsabile”: decisione presa “per dare alla squadra la migliore opportunità” di chiudere più in alto possibile, con i Red Devils al sesto posto. Traduzione simultanea: “ci serviva un colpevole rapido, e il più comodo è quello che sta in panchina”.

Il punto, però, è che la sensazione – anche fuori dall’Inghilterra – è un’altra: Amorim non è saltato solo per una questione di campo. È saltato perché ha smesso di recitare. Dopo il pari con il Leeds (e in mezzo a un gennaio che per lo United dovrebbe essere mercato e ossigeno), il tecnico ha lasciato trapelare un fastidio sempre più esplicito verso la gestione sportiva, tra rosa incompleta, promesse e tempi che a Manchester sembrano sempre sbagliati: o troppo presto per giudicare, o troppo tardi per rimediare.

Post-Ferguson: la giostra che divora allenatori e risputa alibi

Da quando Sir Alex se n’è andato, lo United vive una strana superstizione: cambiare guida tecnica come se fosse un rituale di purificazione. Funziona per una settimana, magari per due partite, poi torna la realtà: un club enorme, ricchissimo, ma perennemente in fase “ricostruzione”. Il problema – come evidenzia anche alanews.it nella sua analisi – è che la ricostruzione dura da così tanto tempo che ormai non è un progetto, è un genere letterario.

E ogni nuovo allenatore arriva con la stessa sceneggiatura: presentazione da salvatore, primi mesi a combattere con una rosa non sua, poi la richiesta di “tempo”, poi la richiesta di “giocatori adatti”, infine l’uscita di scena con la formula “ringraziamo e auguriamo il meglio”. Il copione è talmente rodato che a Old Trafford potrebbero stamparlo sui biglietti d’ingresso.

Il mercato: quando spendere tanto non significa spendere bene

Il Manchester United non è un club povero. Anzi: negli anni ha dimostrato di saper spendere cifre enormi. Il tema è come. Perché se riempi una squadra di pezzi pregiati senza un’idea chiara (o cambi idea ogni sei mesi), finisci per costruire un puzzle con tre cieli diversi e due cornici. E quando il campo non funziona, la soluzione non può essere sempre “cambiamo l’allenatore”: soprattutto se, nel frattempo, i nodi restano sopra la sua testa, tra linee di comando, strategie e poteri interni.

In questo quadro, l’esonero di Amorim somiglia più a un corto circuito di governance che a una bocciatura puramente tecnica: la frattura tra panchina e dirigenza – raccontata dai media inglesi come uno scontro sul mercato e sulle scelte di controllo – è la fotografia di un club che continua a vivere di spinte contrarie.

E adesso Darren Fletcher: il “traghettatore” come rito annuale

La panchina passa a Darren Fletcher ad interim, con il sapore del classico “andiamo avanti” che in casa United significa spesso “prendiamo fiato e vediamo quanto dura”. Ma il punto non è chi guida per qualche settimana: è cosa succede quando arriverà il prossimo allenatore, con la prossima lista della spesa, nello stesso supermercato dove le corsie cambiano posizione ogni giorno.

Perché lo United può anche sostituire Amorim, certo. Ma se la struttura resta la stessa, il rischio è che cambi solo la faccia sul poster. E a quel punto Old Trafford continuerà a essere ciò che sembra oggi: un luogo in cui la crisi non è un incidente. È un’abitudine.

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