Il rapporto tra Serie A, calcio italiano e Stato è complesso, stratificato e spesso al centro del dibattito pubblico. Da un lato il pallone rivendica il ruolo di grande contribuente fiscale e motore occupazionale; dall’altro beneficia, direttamente o indirettamente, di norme, interventi e investimenti che provengono dall’apparato pubblico. Un intreccio che coinvolge politica, finanza e società partecipate, e che rende difficile una lettura univoca dei flussi economici in gioco.
La serie A: un legame strutturale tra politica e calcio
Il calcio professionistico rappresenta uno dei settori sportivi più rilevanti per peso economico e simbolico. Proprio per questo è da sempre oggetto di attenzione da parte della politica nazionale e regionale. Le istituzioni considerano il pallone un comparto strategico: porta in dote il consenso, l’occupazione, la visibilità internazionale e un indotto che va ben oltre lo sport. I vertici dei club e delle leghe sottolineano spesso come il sistema calcio contribuisca in modo significativo alle casse pubbliche, attraverso imposte, contributi e tasse pagate da società, calciatori e dipendenti. Non stupiscono dunque gli interventi normativi, figli di un rapporto bidirezionale, in cui Stato e calcio si influenzano reciprocamente.
Gli aiuti dello Stato tra norme e misure dedicate
Negli ultimi anni, in particolare durante e dopo la pandemia, il settore calcistico ha potuto usufruire di diversi strumenti legislativi varati per sostenere l’intero tessuto produttivo italiano. Tra queste rientrano la sospensione temporanea di versamenti fiscali, il rinvio delle perdite di esercizio, la possibilità di rivalutare gli asset aziendali e il congelamento degli ammortamenti. A queste misure si aggiunge la cosiddetta rateizzazione dei debiti fiscali per lo sport, che ha permesso di diluire nel tempo il pagamento delle imposte sospese durante l’emergenza sanitaria. Anche in questo caso, le somme restano dovute, ma il vantaggio finanziario per i club è evidente. Un sostegno che conferma come lo Stato abbia scelto di evitare shock sistemici in un comparto economicamente sensibile.
Le società partecipate e gli interessi in Serie A
Un ulteriore capitolo riguarda il ruolo delle aziende controllate o partecipate dallo Stato nel mondo del calcio. Attraverso sponsorizzazioni, naming rights e partnership commerciali, diverse società a partecipazione pubblica hanno rafforzato la propria presenza in Serie A e nelle competizioni nazionali. Energia, trasporti e telecomunicazioni, i settori più coinvolti. I marchi di grandi gruppi partecipati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze si legano a investimenti da milioni di euro ogni stagione. Tuttavia, la presenza dello Stato nell’azionariato rende inevitabile interrogarsi su una possibile convergenza di interessi tra politica industriale e visibilità sportiva. Ecco perché il rapporto tra calcio e Stato non si riduce al semplicistico “chi paga e chi riceve”.
