Roma, Gasperini non ci sta: parole che inchiodano la società

Gian Piero Gasperini allenatore Roma

Gian Piero Gasperini allenatore Roma Immagine | Ansa

Pasquale Luigi Pellicone

Gennaio 14, 2026

La Roma di Gian Piero Gasperini  saluta la Coppa Italia e vede svanire il primo obiettivo stagionale. La seconda sconfitta in altrettante gare contro il Torino – capace di violare l’Olimpico per la seconda volta in due competizioni diverse – accende i riflettori su un mercato che, a voler essere indulgenti, non è mai davvero decollato.

Gasperini inchioda la società alle proprie responsabilità

Nel post partita Gian Piero Gasperini non lascia spazio a interpretazioni. Con un sorriso solo apparente, il tecnico inchioda società e direttore sportivo alle proprie responsabilità: “Non so di quali giocatori in arrivo si stia parlando. Se devo mettere in campo i primavera basta saperlo e dirlo.”La traduzione è fin troppo chiara: Gasperini ha chiesto rinforzi pronti e strutturati, ma non li ha ricevuti. E allora manda un messaggio, urbi et orbi, smorzando sul nascere qualunque ambizione. Al netto della soddisfazione per il gol di Arena, all’esordio in giallorosso, resta un disagio evidente: una prestazione insufficiente e un’eliminazione destinata a pesare. La Coppa Italia era il primo obiettivo stagionale, ed è già sfumato.

Robino Vaz, una scommessa più che un rilancio

A rendere ancora più amara l’eliminazione arriva l’annuncio di Robino Vaz. Un’operazione quasi a sorpresa, dopo settimane di inseguimento – come ammesso dallo stesso Ranieri – a Giacomo Raspadori, senza mai ottenere una risposta concreta. Il talento dell’Olympique Marsiglia, al di là del valore del singolo, non rappresenta esattamente un rilancio in ottica Champions League. La Roma esce dalla Coppa Italia senza un centravanti di ruolo e si ripresenta allo sprint finale della stagione ancora priva di un attaccante strutturato. Più che un rilancio, Vaz è una scommessa affascinante: se vinta può cambiare il volto della squadra, ma il rischio è evidente e tutt’altro che marginale.

La serata indimenticabile di Arena

In una serata con poco da salvare, la Roma scopre Antonio Arena. Il sedicenne vive un debutto da ricordare: entra negli ultimi quindici minuti e, a differenza dei compagni, trasforma il primo pallone giocabile in un gol. Una rete da attaccante vero, per scelta di tempo e spazio, puntuale all’impatto sul cross di Wesley. Sembrava una mossa della disperazione, qualcuno l’ha letta anche come un messaggio alla società. L’unica certezza è che il suo ingresso è stato quasi decisivo. Una bella storia, che però invita anche a una riflessione più profonda: una squadra costretta ad aggrapparsi a un sedicenne per raddrizzare una partita, e incapace poi di difendere il risultato, è una squadra che ha più di un problema.

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