Il Milan espugna il Sinigaglia e porta a casa tre punti pesantissimi. La serata di Como regala ai rossoneri una vittoria sofferta ma decisiva, accompagnata da un curioso retroscena sul calcio di rigore e dall’ennesimo gesto di scaramanzia di Massimiliano Allegri, protagonista anche lontano dal campo.
Vittoria a Como: il Milan resta agganciato all’Inter
Il Milan vince a Como una partita delicata, fondamentale per non perdere terreno dall’Inter nella corsa ai vertici della classifica. I rossoneri soffrono, vanno sotto e reagiscono con carattere, trovando il pareggio prima dell’intervallo e poi gestendo il match nella ripresa con maggiore solidità. Il successo permette alla squadra di Allegri di restare in scia dei nerazzurri, mantenendo vivo il duello al vertice e confermando la crescita in termini di maturità e gestione dei momenti chiave. Nonostante le proteste del Como per un presunto fallo precedente all’azione del rigore, l’arbitro Guida è apparso sicuro nella sua decisione, indirizzando un episodio che ha pesato sull’inerzia della gara.
Il rigore e il retroscena: Allegri sceglie Nkunku
Il momento più discusso della partita arriva dal dischetto. Dopo il fallo che porta al calcio di rigore per il Milan, si apre un piccolo caso in campo: Rafael Leao prende il pallone ed è pronto a battere, ma dalla panchina arriva l’indicazione netta di Allegri. La scelta ricade su Christopher Nkunku, designato dal tecnico come rigorista in quel frangente. Il tecnico lo comunica chiaramente ai giocatori in campo e anche allo stesso Leao, che inizialmente appare sorpreso prima di fare un passo indietro. La conclusione è vincente, nonostante il portiere del Como intuisca la traiettoria. Leao che, a fine azione, si complimenta con lui. Nel post partita Allegri ha rivendicato la sua scelta: “Entrambi sono rigoristi, ma in quel momento ho deciso io”.
La scaramanzia di Allegri: perché non guarda mai i rigori
C’è poi un dettaglio che racconta molto del carattere di Max Allegri. Al momento del tiro dagli undici metri, l’allenatore rossonero non guarda il rigore, cercando di capire l’esito solo dalla reazione dello stadio e della panchina. Una scaramanzia che affonda le radici nel passato. Dal lontano 2010, quando un rigore fallito da Ibrahimovic costò una sconfitta dolorosa, Allegri ha sviluppato una sorta di rituale personale: niente sguardi fissi sul dischetto durante la partita. Anche a Como, inizialmente, l’esultanza spezzata di una parte dei tifosi lo aveva tratto in inganno, prima di capire che il pallone era entrato. Un gesto che unisce superstizione ed esperienza, e che continua ad accompagnare il tecnico nelle serate più tese.
