Il Mondiale di calcio 2026, in programma tra Stati Uniti, Canada e Messico, rischia di trasformarsi da festa globale a terreno di scontro politico. Nelle ultime settimane, infatti, cresce in Europa il dibattito su un possibile boicottaggio del Mondiale negli Usa, alimentato da tensioni diplomatiche, questioni di sicurezza interna e incertezze sull’accesso ai visti per tifosi e delegazioni ufficiali. A guidare il fronte delle perplessità sono Danimarca, Iran e il controverso ruolo dell’Ice, l’agenzia federale statunitense per l’immigrazione.
Danimarca, Groenlandia e tensioni diplomatiche
La Danimarca è diventata il simbolo della protesta europea contro l’organizzazione del Mondiale negli Stati Uniti. Alla base della frattura c’è la questione Groenlandia, territorio autonomo sotto la sovranità danese, tornato al centro delle dichiarazioni espansionistiche di Donald Trump. Le reiterate rivendicazioni dell’ex presidente americano hanno avuto un forte impatto sull’opinione pubblica danese, già sensibile ai temi della sovranità e del diritto internazionale. Un recente sondaggio nazionale ha evidenziato come una larga maggioranza dei cittadini sarebbe favorevole a un boicottaggio sportivo come forma di pressione politica. Il dibattito non riguarda solo il calcio, ma si inserisce in una più ampia riflessione sul rapporto tra sport e geopolitica, sempre più intrecciati nell’era dei grandi eventi globali. Anche in  Svezia, stanno emergendo forme di dissenso simbolico, dai consumi responsabili alle critiche aperte verso la linea estera statunitense.
L’Iran e l’incognita dei vistiÂ
Un altro nodo cruciale riguarda l’Iran, già qualificato per la competizione ma al centro di forti interrogativi sul piano logistico e diplomatico. Negli ultimi mesi, le autorità statunitensi hanno limitato o negato visti turistici a cittadini di diversi Paesi, compresi Stati che hanno relazioni tese con Washington. Questo scenario rischia di compromettere la partecipazione dei tifosi iraniani e, potenzialmente, di parte delle delegazioni ufficiali. La situazione è ulteriormente complicata dal contesto interno iraniano, segnato da proteste represse con la forza e un isolamento internazionale crescente. La Fifa ha proposto l’introduzione di un Fifa Pass per facilitare l’ingresso negli Usa dei possessori di biglietto, ma non è ancora chiaro se e come questa misura potrà superare le restrizioni federali. L’ipotesi che una nazionale qualificata possa essere penalizzata da fattori extra-sportivi rappresenterebbe un precedente delicato.
Il caso Ice e le preoccupazioni sulla sicurezza
A sollevare ulteriori timori è il ruolo dell’Ice (Immigration and Customs Enforcement), protagonista di operazioni anti-immigrazione su larga scala in diverse città statunitensi. Le immagini di migliaia di agenti schierati per controlli e retate hanno fatto il giro del mondo, alimentando dubbi sulla sicurezza dei tifosi stranieri durante il Mondiale. Il timore non riguarda solo l’ordine pubblico, ma anche il clima sociale e politico che i visitatori potrebbero trovare negli Stati Uniti. La gestione di un flusso di milioni di persone provenienti da ogni continente rappresenta una sfida senza precedenti, soprattutto in un contesto di polarizzazione interna e politiche migratorie restrittive. Per molti osservatori, questo scenario rischia di minare i valori di inclusione, universalità e fratellanza che storicamente caratterizzano la Coppa del Mondo.
