La decisione di Cristiano Ronaldo di non prendere parte all’ultima gara di campionato dell’Al-Nassr contro l’Al-Riyadh, ha rappresentato molto più di una semplice scelta tecnica. Il futuro di Cristiano Ronaldo in Arabia Saudita è appeso a un equilibrio sottile: in ballo, la strategia industriale e la volontà di non perdere il simbolo che ha cambiato per sempre la percezione del campionato.
Lo sciopero di Cristiano Ronaldo scuote l’Al-Nassr
Il gesto dell’attaccante portoghese è apparso come una presa di posizione netta, un segnale indirizzato ai vertici del club e, soprattutto, al sistema che governa il calcio saudita. Nonostante un rendimento individuale ancora di altissimo livello, con numeri che lo collocano tra i migliori marcatori del campionato, CR7 ha manifestato apertamente il proprio malcontento. La squadra ha comunque ottenuto i tre punti, ma l’assenza del suo leader ha evidenziato una frattura latente. Solo poche settimane prima, Ronaldo aveva ribadito pubblicamente la volontà di lottare fino alla fine, richiamando valori come professionalità, rispetto contrattuale e spirito competitivo. Oggi, però, il contesto appare radicalmente mutato.
Il rapporto con il PIF e le richieste del portoghese
Al centro della tensione c’è il Public Investment Fund (PIF), l’ente che controlla le principali realtà della Saudi Pro League. La percezione è che il fondo abbia concentrato gli sforzi di mercato su club rivali, in particolare sull’Al-Hilal, rafforzato con innesti di peso durante la sessione invernale. L’arrivo di Karim Benzema in una squadra concorrente ha rappresentato il punto di rottura. Per Ronaldo non si tratta solo di una questione tecnica, ma di centralità nel progetto. Il portoghese chiede garanzie precise: un Al-Nassr competitivo per il titolo, investimenti coerenti e una strategia che non lo releghi al ruolo di semplice icona commerciale. Con un contratto in scadenza nel 2027, la possibilità di una richiesta di cessione non può essere esclusa.
Il calcio arabo tra rilancio e limiti del progetto Ronaldo
Il calcio saudita è consapevole di una verità fondamentale: Cristiano Ronaldo è il volto globale del campionato. La sua presenza ha accelerato la crescita della lega, attirato sponsor, diritti televisivi e altri campioni internazionali. Perdere CR7 significherebbe intaccare la credibilità costruita negli ultimi due anni. Per questo motivo, il sistema è disposto a uno sforzo economico e politico pur di trattenerlo. Tuttavia, esiste una linea che il progetto saudita non sembra intenzionato a superare: sacrificare l’equilibrio interno e la governance multilivello dei club sotto il controllo del PIF. L’atteggiamento è chiaro: Ronaldo resta centrale, ma non intoccabile. Il calcio arabo vuole continuare a crescere come ecosistema, non dipendere da una singola figura, per quanto iconica. Se le richieste del campione portoghese dovessero entrare in conflitto con questa visione, allora anche una separazione, per quanto dolorosa, diventerebbe un’opzione percorribile.
