Atalanta – Napoli, caos VAR: critiche furiose

Serie A Atalanta - Napoli

Serie A Atalanta - Napoli Immagine | Ansa

Pasquale Luigi Pellicone

Febbraio 22, 2026

La sfida tra Atalanta e Napoli non si è chiusa soltanto con un risultato che pesa in classifica. Il 2-1 finale ha lasciato strascichi profondi, alimentando polemiche che vanno ben oltre i novanta minuti e riaccendono il dibattito su arbitraggio, VAR e credibilità del sistema calcio italiano. La sensazione, filtrata in casa azzura, è quella di una squadra penalizzata nel momento chiave della stagione, quando ogni punto pesa come piombo nella corsa europea.

La furia del Napoli: protesta che scuote il post-partita

In casa Napoli il clima è incandescente. La prestazione degli azzurri è stata oscurata da una direzione arbitrale che il club giudica gravemente insufficiente. La rete annullata nella ripresa, dopo un rigore assegnato e revocato ha rappresentato il punto di rottura emotivo e sportivo della serata. Nel dopo gara la società partenopea ha scelto di non restare in silenzio. Le dichiarazioni ufficiali hanno parlato di episodi inspiegabili, di decisioni che avrebbero alterato l’inerzia della partita e di una gestione arbitrale incapace di garantire equità. Il malcontento non è soltanto tecnico. È istituzionale, politico, mediatico. E dietro la rabbia c’è la convinzione che alzare la voce sia ormai l’unico strumento per difendere il proprio percorso sportivo.

Serie A, la gestione VAR resta il vero punto critico

Al centro della bufera c’è ancora una volta il VAR, strumento nato per ridurre gli errori ma diventato spesso moltiplicatore di polemiche. Il problema non è la tecnologia in sé, bensì l’uso disomogeneo che se ne fa. In alcune situazioni interviene, in altre resta silente, lasciando allenatori, dirigenti e tifosi senza risposte. La mancanza di coerenza nelle chiamate mina la fiducia nel sistema. Il confine tra interpretazione e arbitrio diventa troppo sottile. Il calcio italiano continua a pagare una gestione VAR poco trasparente, incapace di fornire criteri chiari e uniformi: non c’è soluzione perché finché il protocollo resterà opaco, ogni decisione controversa non sarà mai solo un errore, ma diventerà un caso mediatico.

Pregiudizi o crisi strutturale della classe arbitrale?

Parlare apertamente di favoritismi è complesso e rischioso, perché mancano prove oggettive. Tuttavia, la percezione di un peso politico diverso tra società è diffusa e alimentata da episodi che si accumulano nel tempo. Più che un disegno, tuttavia, emerge un quadro di fragilità strutturale della classe arbitrale. Pressione mediatica, interpretazioni soggettive, mancanza di uniformità e gestione emotiva delle partite ad alta tensione stanno mostrando tutti i limiti del sistema. Il calcio italiano è davanti a un bivio: continuare a giustificare gli errori come fatalità, oppure avviare una riforma profonda della governance arbitrale, restituendo(si) credibilità. Perché quando una partita lascia più domande che risposte, il problema non è solo il risultato. È la fiducia.

 

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