Inter un punto fra rabbia, limiti strutturali e “braccino”

Cristian Chivu, allenatore dell'Inter

Cristian Chivu, allenatore dell'Inter Immagine | Ansa

Pasquale Luigi Pellicone

Marzo 14, 2026

Il pareggio contro l’Atalanta ha lasciato strascichi pesanti in casa Inter. Al termine della gara disputata allo stadio San Siro, la dirigenza nerazzurra ha deciso di non presentarsi davanti alle telecamere e ai microfoni nel consueto post-partita. Una scelta maturata dopo un lungo confronto negli spogliatoi, durato circa due ore, al quale hanno preso parte l’allenatore Cristian Chivu, il presidente Giuseppe Marotta, il direttore sportivo Piero Ausilio, il vice Giuseppe Baccin e il club manager Riccardo Ferri.

Inter, rabbia dopo il pari con l’Atalanta: silenzio stampa

Il motivo principale della decisione è legato alla forte irritazione per alcune decisioni arbitrali. In particolare, il club nerazzurro contesta il contatto tra Ibrahim Sulemana e Denzel Dumfries nell’azione che ha portato al pareggio firmato da Nikola Krstović e il rigore non assegnato per l’intervento di Giorgio Scalvini su Davide Frattesi. In un clima già teso, l’espulsione del tecnico rumeno ha ulteriormente alimentato il nervosismo. Per questo motivo la società ha optato per il silenzio stampa, evitando dichiarazioni a caldo che avrebbero potuto trasformarsi in critiche dirette alla direzione arbitrale e generare possibili sanzioni disciplinari. Una scelta strategica, dunque, per raffreddare la tensione e proteggere il club da eventuali conseguenze regolamentari.

I limiti strutturali: l’Inter dipende troppo dai titolari

L’Inter è saldamente in testa e ha il miglior attacco della Serie A ma emergono alcune criticità strutturali che potrebbero pesare nella fase decisiva della stagione. I numeri raccontano di una squadra capace di segnare con grande continuità, ma si nota una dipendenza evidente da pochi protagonisti. Il principale riferimento offensivo è Lautaro Martínez. Alle sue spalle troviamo Marcus Thuram e il centrocampista regista Hakan Çalhanoğlu, giocatori che contribuiscono in modo significativo alla produzione offensiva. Le alternative presenti in rosa non hanno ancora garantito lo stesso rendimento. La crescita di Francesco Pio Esposito è ancora in corso. Allo stesso modo Ange-Yoan Bonny non ha ancora trovato continuità sotto porta.

Rischio “braccino”: la pressione nella corsa allo scudetto

Oltre agli aspetti tecnici, esiste anche una dimensione psicologica da non sottovalutare. La pressione può incidere sulle prestazioni. Esiste il rischio del “braccino”, complice anche le due rimonte subite negli ultimi tre anni da Milan e Napoli. L’Inter resta una delle squadre più solide del campionato, ma il pareggio contro l’Atalanta ha dimostrato come possa perdere sicurezza nei momenti cruciali. Se le rivali dovessero accorciare in classifica, il rischio sarebbe quello di alimentare ulteriormente la pressione psicologica. In questo scenario per l’Inter la sfida non sarà soltanto tecnica o tattica, ma anche mentale: gestire la pressione e mantenere la fiducia nei momenti decisivi potrebbe fare la differenza tra vittoria e rimpianto.

 

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