Gravina, quale futuro: tre scenari e l’ombra di Giovanni Malagò

Gabriele Gravina Federazione Italiana Gioco Calcio

Immagine | Ansa

Pasquale Luigi Pellicone

Aprile 1, 2026

L’Italia centra la non facile impresa di riuscire a non qualificarsi per la fase finale del Mondiale. Il più amaro del non c’è due senza tre, dopo i disastri del 2017 contro la Svezia (0-1 e 0-0) e del 2022 contro la Macedonia del Nord (0-1), si consuma a Zenica: fatali, i calci di rigore che permettono alla Bosnia di volare verso USA – Canada – Messico 2026 e lasciano la nazionale a leccarsi ancora una volta le ferite. Questa volta, però, non basterà disinfettare: la sensazione è che occorrerà il bisturi per tagliare e ricucire il tessuto del calcio italiano. Sia in ambito sportivo, sia in ambito politico. A partire, ovviamente, dalla posizione di Gabriele Gravina.

Gravina, tre scenari: dimissioni, commissariamento o sfiducia

Il futuro di Gabriele Gravina sembra segnato. Il presidente della FIGC è riuscito a restare al suo posto dopo due eliminazioni mondiali anche e soprattutto grazie all’Europeo vinto nel 2021 che ha evidentemente solo nascosto i problemi. Da un punto di vista politico, vi sono tre scenari. Il primo, si lega alle dimissioni. Ed è di fatto già da non considerare, perché Gravina ha dato mandato di decidere il suo futuro alla guida della FIGC al Consiglio Federale che ha la possibilità di sfiduciarlo. Allo status quo, il presidente eletto conta su una percentuale bulgara: il 98% delle preferenze delle componenti. (A,B,C allenatori, arbitri e dilettanti). L’ennesimo insuccesso potrebbe però cambiare drasticamente numeri e prospettive. L’alternativa è il commissariamento da parte del CONI. In questo caso dovrebbe essere il presidente Luciano Buonfiglio (in tribuna in Bosnia insieme al Ministro dello Sport Andrea Abodi) a decidere. La spinta del Ministro dello Sport, che ha rapporti, secondo i bene informati, freddini con Gravina, potrebbe essere decisiva.

L’uomo che avanza: Giovanni Malagò

In questo scenario, cresce e prende forma il profilo del possibile successore. Non sembra questione di “se”, piuttosto di “quando” Gravina lascerà la Federcalcio. A quel punto il Coni potrebbe optare proprio sull’ex presidente Giovanni Malagò: è stato lui a tenere le fila per l’elezione di Luciano Buonfiglio. Non ha un grande rapporto con il Ministro Andrea Abodi, ma è oggettivamente l’uomo che, per curriculum e carisma, ha il physique du rôle per il rilancio del calcio italiano. Le capacità organizzative e l’acume imprenditoriale, nonché la storia di chi ha reso l’Italia dello sport vincente in quasi tutte le discipline, sono oggettivamente indiscutibili. Fra l’altro avrebbe già il gradimento di diversi club di serie A. Ultimo indizio: è senza poltrona, dopo l’esperienza da presidente della Fondazione di Milano – Cortina 2026. La sfida di rilanciare il calcio è senza dubbio affascinante e potrebbe attirarlo.

 

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