Il futuro della Federazione calcistica italiana entra in una fase decisiva. Dopo l’uscita di scena di Gabriele Gravina, il sistema è chiamato a scegliere una nuova guida nelle elezioni fissate per il 22 giugno. Una scadenza cruciale, che arriva in un momento delicato per tutto il movimento e che mette al centro non solo i nomi, ma soprattutto gli equilibri politici e strategici tra le diverse componenti.
Malagò, il favorito: è il profilo sostenuto dalla Serie A
La corsa alla guida della Federazione entra nel vivo e tra i candidati più accreditati figura Giovanni Malagò. Dirigente di lungo corso, viene visto da una parte significativa dei club di massima serie come la figura in grado di avviare una nuova fase, più moderna e strutturata. Il suo profilo unisce competenze gestionali e relazioni istituzionali, qualità considerate essenziali per affrontare le criticità del sistema calcio. Il sostegno più rilevante arriva dalla Serie A, che oggi pesa per il 18% del corpo elettorale, in crescita rispetto al passato. Nonostante alcune divisioni interne, diversi club vedono in Malagò l’opportunità di affermare una governance più autonoma e meno condizionata da fattori esterni. Resta però fondamentale ampliare il consenso oltre il perimetro del calcio professionistico, soprattutto verso quelle aree che dispongono di un numero maggiore di voti.
Abete e la linea della continuità con Gravina
Sul versante opposto si colloca Giancarlo Abete, figura storica del calcio italiano e punto di riferimento del mondo dilettantistico. La sua posizione si inserisce in una prospettiva di continuità rispetto alla gestione precedente, con l’obiettivo di preservare gli equilibri costruiti negli anni. Abete può contare su una base solida, soprattutto tra i Dilettanti, che rappresentano la componente più influente con il 34% dei voti. La sua rete di relazioni e la conoscenza profonda delle dinamiche federali lo rendono un candidato competitivo, capace di aggregare consensi trasversali. La sua linea è improntata alla stabilità e a un percorso di riforma graduale, senza strappi, puntando a migliorare la competitività complessiva del movimento mantenendo però una struttura equilibrata.
Il dopo Gravina: alleanze e peso delle componenti
Il vero terreno di confronto resta quello dei numeri e dei “pesi” delle componenti. Per vincere le elezioni è necessario per chiunque trovare un alleato. Nessun candidato dispone da solo della maggioranza necessaria, rendendo inevitabile la costruzione di alleanze tra le diverse anime del calcio italiano. In questo senso avere l’appoggio della Lega Dilettanti è fondamentale: ha il 34% il blocco più consistente, seguita dall’Assocalciatori (20%), dalla Serie A (18%) e dall’Assoallenatori (10%). Le restanti quote distribuite tra le altre leghe professionistiche. In questo contesto, anche candidature alternative possono acquisire centralità come possibili soluzioni di sintesi. Tra queste viene spesso citato Demetrio Albertini, profilo capace di raccogliere interesse in più aree. Decisivo sarà inoltre il ruolo degli allenatori guidati da Renzo Ulivieri, che con il loro 10% possono orientare l’esito finale.
