La Lega Serie A si muove in modo insolitamente unitario e punta con decisione su Giovanni Malagò come candidato alla guida della FIGC. Dei venti club, tra 17 e 18 hanno già espresso un orientamento favorevole, delineando una maggioranza quasi plebiscitaria.
Serie A compatta su Malagò: fra motivazioni e strategia
Alla base della scelta di Malagò, considerato il dirigente sportivo più autorevole del panorama italiano, forte dei risultati ottenuti alla guida del CONI e della sua capacità di dialogo istituzionale c’è la politica sportiva. La Serie A ha deciso di puntare su una leader solido, riconosciuto e riconoscibile anche fuori dal calcio. Tra i sostenitori espliciti di Giovanni Malagò c’è Urbano Cairo, e anche il Milan converge sull’ex numero uno del CONI. Questa compattezza rappresenta un’anomalia in un contesto storicamente frammentato e segnala una precisa volontà politica: incidere direttamente sulla governance federale. Non succede da anni. L’ultimo presidente proveniente dalla lega rappresentante il massimo campionato è stato Abete, ultimo mandato 2014.
Consenso, numeri e alleanze decisive
Nonostante il blocco compatto della Serie A, il sostegno della massima serie non basta. La Lega Serie A pesa solo il 12%. La maggioranza richiesta è il 51% dei voti in assemblea elettiva. Dunque per raggiungerlo serve un’alleanza. Da escludere quella con la Lega Nazionale Dilettanti (LND), guidata da Giancarlo Abete che conta il 34% ed è in cerca, a sua volta, di sostegno. A essere decisive dunque saranno l’Associazione Italiana Calciatori (AIC), presieduta da Umberto Calcagno (20%) l’Associazione Italiana Allenatori (AIAC), guidata da Renzo Ulivieri (10%), la Lega Pro, presieduta da Matteo Marani (12%) e la Serie B: (6%). In questo scenario, il vero ago della bilancia è l’AIC: un eventuale allineamento dei calciatori potrebbe spingere Malagò molto vicino o assolutamente lontano dalla soglia decisiva.
Malagò fra tensioni politiche e probabilità di vittoria
Il principale fronte di opposizione si colloca nella LND di Giancarlo Abete, che con il suo 34% rappresenta il blocco più pesante. Abete, già presidente federale in passato, non vede di buon occhio una soluzione esterna e potrebbe sostenere un candidato alternativo o candidarsi direttamente. A complicare il quadro intervengono anche fattori politici: il ministro dello sport Andrea Abodi e il leader politico Matteo Salvini hanno espresso perplessità sull’ipotesi Malagò. Questo apre alla formazione di un possibile fronte anti-Malagò, che potrebbe puntare su profili come Albertini o su candidature simboliche (ad esempio ex campioni come Roberto Baggio o Gianluigi Buffon). La partita per la poltrona più scomoda e difficile da gestire, ma anche più prestigiosa ed ambita dello sport italiano è appena iniziata. Si vota il 22 giugno.
