5 talenti della MLS e a chi farebbero comodo in Italia

Come ogni mese di giugno, le squadre europee iniziano a giocare d’anticipo sul mercato. Anche quest’anno le grandi protagoniste saranno le big europee, ma per chi non ha budget infiniti tornano di moda i piccoli colpi a basso costo, ma dal grande potenziale. Ecco che viene in aiuto questa breve guida a qualche possibile volto nuovo della MLS che, un po’ per rovesciare la favola del sogno americano, potrebbe venire a cercare fortuna qui direttamente dall’America.

Atalanta – Mamadou Fall (2002, Los Angeles FC)

L’Atalanta fuori dall’Europa ha bisogno di rifondare la propria rosa e in particolare di rafforzarsi in difesa. Mamadou Fall -che alcuni conoscono solo come “Mbacke”- ha un profilo ben adattabile a quello del centrale difensivo tipico di Gasperini. Innanzitutto, è abituato al palleggio: al LAFC le manovre offensive cominciano spesso dai suoi piedi. Fall vanta infatti un’ottima tecnica di base ed è quasi perfettamente ambidestro, nonostante giochi principalmente sul lato sinistro. Non è raro vederlo provare un lungo lancio, così come cercare la profondità grazie a rapidi scambi. Dal punto di vista atletico, invece, Mbacke ha mostrato finora eccellente elasticità, e velocità in progressione di buon livello.

Nella competizione in cui gioca è difficile trovare un difensore pronto per l’Europa, ma Fall ha dimostrato forza difensiva in ogni situazione di gioco possibile. La sua specialità è l’anticipo, che è anche il marchio di fabbrica dei perni centrali del reparto arretrato bergamasco: ha intercettato la palla 37 volte in 13 presenze, e nel 27% delle situazioni di pressing ha recuperato il possesso entro 5 secondi (dati Fbref). È stato efficiente nelle clearance (41), salvataggi messi in atto grazie a una buona predisposizione a un atteggiamento di attesa in area: non un limite, anzi una caratteristica in più che ad alcuni centrali manca. Sono da allenare l’attenzione ed alcune situazioni di contropiede, in cui sembra ancora troppo indeciso; e serve testarlo in un campionato europeo. Ricorda vagamente il primo Bremer. Prendendolo, la Dea avrebbe un gran bel giocatore tra le mani, pronto all’ultimo salto.

Milan – Jahkeele Marshall-Rutty (2004, Toronto FC)

(Photo by Michael Reaves/Getty Images)

Anche se attualmente infortunato, non è il Milan l’unica squadra a cui servirebbe questo giocatore. Dopo qualche presenza in MLS la scorsa stagione, si era ritagliato un posto fra i titolarissimi del Toronto prima di procurarsi un acciacco al ginocchio destro. Il canadese è un terzino destro di spinta, probabilmente più adatto a un ruolo a tutta fascia, a cui piace galleggiare negli half space in zona 15. A primo impatto colpisce un utilizzo molto maturo del corpo in possesso palla, orientandosi da un lato e a mandando il pallone dall’altro, con imprevedibilità simile (anche se meno esotica) a quella di Juan Cuadrado. Ha già, con carattere, acquisito una forte leadership e capacità di decision making in fase offensiva molto mature per la sua età.

Tuttavia, in fase difensiva il 17enne è stato praticamente un disastro, specialmente nelle prime due uscite dell’anno: dei suoi errori da matita blu hanno permesso agli avversari di segnare tre reti. C’è molto da lavorare sulle situazioni di gioco senza palla e l’attuale stop fisico non aiuterà, ma Marshall-Rutty è un talento pronto ad esplodere sulla falsa riga di Alphonso Davies. A Milano, sponda rossonera, potrebbe avere Calabria come chioccia (terzino che spesso si accentra sulla linea dei mediani e con compiti adatti al canadese) e provare inizialmente a fare minutaggio sulla linea della trequarti.

Spezia – Sebastian Berhalter (2001, Vancouver Whitecaps)

Berhalter -ultimo a destra- nel 2020 con la maglia del Columbus Crew (Photo by Emilee Chinn/Getty Images)

Buon sangue non mente: Sebastian è figlio di Gregg Berhalter, attuale coach della nazionale degli Stati Uniti ed ex giocatore di Premier League. Allo Spezia manca in rosa un centrocampista ordinato come lui, capace di prendersi responsabilità in tutte e tre le fasi. Più adatto a una mediana a due che a tre, fa della sua forza il posizionamento e lo smarcamento in non possesso: spesso ha agito da pendolo, impostando la manovra per poi cercare successivamente un passaggio decisivo o un third pass. Berhalter è un giocatore di carattere determinato, ma anche di estrema furbizia e capacità di attesa. I suoi recuperi palla sono principalmente guizzi dopo aver accompagnato l’avversario in zone scomode, o contrasti repentini in momenti di confusione. Non è dunque il classico centrocampista che “morde le caviglie”, ma ha pulizia di esecuzione e tempistica.

Quest’anno in MLS, con la palla non ha mostrato una tecnica esteticamente abbagliante, ma costanza, precisione e tanta intelligenza. È pragmatismo allo stato grezzo, a disposizione di una rosa che ha tutto tranne che un modo di giocare ordinato. Con lui in campo le prestazioni sono sempre salite, anche se a volte gli viene preferito un altro giovane centrocampista, Michael Baldisimo. Vederlo in un sistema diverso e con più responsabilità è qualcosa che ogni spettatore di MLS meriterebbe.

Torino – Dayne St. Clair (1997, Minnesota United)

(Photo by Ed Zurga/Getty Images)

Il portiere canadese è una delle sorprese della MLS 2022, stagione in cui si stanno mettendo in mostra diversi estremi difensori come Slonina o Celentano. Perché proprio lui come nuovo portiere del Torino? Escluso il prima citato Slonina, che ha già un futuro scritto in un big club, è sicuramente il più pronto ma soprattutto il più incisivo. Tre porte inviolate su 12 partite fino ad ora, ma sono di più le prestazioni a convincere. Per descrivere i suoi riflessi possiamo usare la metafora del “gatto”, perfetta per cogliere la rapidità con cui riesce a stendersi per parare rasoterra o respingere conclusioni ravvicinate. È anche bello da vedere in allungo, quando raggiunge palle che sembrano impossibili da prendere.

A Torino serve un portiere, e nei fondamentali del ruolo St. Clair ha ampiamente dimostrato di essere completo. Può essere la persona giusta per la sua indole da leader e determinazione, spesso lo vediamo fare qualcosa di spettacolare e mantenere la squadra in piedi. Proprio parlando di piedi, è da dire che ha bisogno di allenarsi su questo aspetto; ma è comunque un giocatore ad alto livello di maturazione ed è pronto a cadere (senza ammaccarsi, si spera) dall’albero.

Verona – Kwadwo Opoku (2001, Los Angeles FC)

(Photo by Michael Owens/Getty Images)

In scadenza nel 2023, Opoku è un’occasione vera dalla MLS. Il Verona non continuerà con Tudor, ma desta curiosità cosa potrebbe diventare questo talentino ghanese in un ambiente pro-attivo come quello scaligero. È un attaccante esterno o seconda punta mobile, di piede sinistro. In quella posizione a Verona devono ancora lanciare Cancellieri, ma si tratta di due giocatori diversi che potrebbero anche occupare due zone di campo diverse. È un giocatore molto rapido, con un bel controllo palla e dribbling. Non è di statura imponente e corre con passi piccoli e veloci, non è un attaccante adatto al contropiede ma più ad una manovra offensiva piena di scambi stretti a ridosso dell’area. Per caratteristiche, sarebbe una valida alternativa sulla trequarti gialloblù.

In fase realizzativa non è ancora concretissimo. Ha segnato tre reti in MLS, più o meno in linea con gli xG, ma mostra troppe titubanze prima di concludere. Ricerca meticolosamente la posizione e la situazione migliore per tirare. L’impressione è che sia, giustamente, solo all’inizio della presa di consapevolezza dei propri mezzi. Sbagliato pensare, però, che sia un giocatore svogliato o discontinuo: è l’elemento più pericoloso del reparto offensivo del LAFC (primi in classifica, è bene ricordarlo) e nei momenti in cui si accende sembra che nessuno riuscirebbe mai a fermarlo. Anche nei duelli fisici deve osare di più, ma è solo questione di tempo. Più che di timidezza, pecca di perfezionismo.

 

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