La finale di Copa Libertadores si avvicina sempre di più e a soli sette giorni dal grande appuntamento continentale il Sudamerica inizia a scaldarsi e accendersi. Per il secondo anno consecutivo sarà una finale tutta interna tra i confini brasiliani e se il Flamengo ha preso il posto del Santos, la costante è ancora una volta rappresentata dai campioni in carica del Palmeiras che sognano il bis. Il Verdão sta vivendo un periodo magico ed essendo una delle squadre più blasonate del Brasile ha avuto tanti campioni, ma forse questi cinque non li ricordavate.

 

JOSÉ ALTAFINI
È stato uno dei centravanti più iconici degli anni ’60 in Serie A, un mix letale di rapidità di esecuzione e concretezza sotto porta. José Altafini iniziò da giovane nel XV di Piracicaba prima di trasferirsi nel 1956 al Palmeiras con il soprannome di “Mazola” in onore del grande Valentino. Fu proprio a San Paolo che si guadagnò la convocazione in nazionale e per due anni fu un cannoniere implacabile. Ottantacinque reti in poco più di cento partite lo fecero diventare l’attaccante principe della Seleçao in vista del Mondiale in Svezia nel 1958, ma l’esplosione di Pelé gli tolse il posto da titolare. Dopo il successo in Scandinavia venne acquistato dal Milan dove vinse lo Scudetto e soprattutto la Coppa dei Campioni del 1963, dove segnò due reti in finale contro il Benfica. Divenne per sette anni l’eroe di Napoli e a fine carriera vestì anche il bianconero della Juventus diventando un prezioso ingresso dalla panchina. Chiuse la carriera in Svizzera tra Chiasso e Mendrisio.

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MARCOS ASSUNÇAO
Centrocampista intelligente e dotato di una grande visione di gioco ha saputo sopperire con la sua classe a una lentezza spesso eccessiva. Marcos Assunçao era considerato uno dei più grandi prospetti del calcio Verdeoro ma non è riuscito appieno a mantenere le promesse. Dopo gli inizi al Rio Branco venne acquistato nel 1995 dal Santos dove vi giocò per tre stagioni alternando campo a molta panchina, essendo arrivato a diciannove anni. Un anno di prestito al Flamengo prima di tornare al Peixe che lo cedette alla Roma. In Italia vinse lo storico Scudetto del 2001 e dal 2002 divenne per un lustro la colonna del centrocampo del Betis Siviglia. Si arricchì per due anni negli Emirati Arabi Uniti prima di tornare in Brasile al piccolo Grêmio Prudente per poi tornare in auge con il Palmeiras. Rimase per tre anni, ma purtroppo fu il Capitano della disastrosa annata 2012, stagione che vide il Verdão retrocedere clamorosamente in seconda divisione. A fine anno decise quindi di tornare al Santos per poche partite prima di un lungo girovagare che lo portò all’addio nel 2016.

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LUCIANO
Ala destra veloce e dotato di un fisico robusto nonostante l’altezza non eccessiva. Di Luciano ci si ricorda soprattutto per lo scandalo passaporto che lo portò in Italia con il nome di Eriberto. Il giovane di Rio de Janeiro iniziò la sua carriera nel Palmeiras, tanto che nella stagione 1998 si rivelò una delle più belle rivelazioni del Brasileirão. Quell’anno vinse anche la Coppa del Brasile e il Bologna fu stregato e lo portò in Italia. Dopo due anni divenne la freccia ideale nel Chievo dei miracoli di Del Neri, ma quando era all’apice della carriera venne bloccato. Tornò con il nome di Luciano e riuscì comunque a guadagnarsi un piccolo posto nell’Inter prima di diventare un veterano dei veneti e chiudere carriera nel 2013 con il Mantova.

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LUCIO
Uno dei centrali difensivi più forti nel Brasile del nuovo millennio, capace di grandi chiusure e qualche sgroppata offensiva terrore degli allenatori. Lucio è stato un’icona degli ultimi anni della Seleçao e già a ventidue anni lasciò la sua terra, e l’Internacional, per volare in Germania al Bayer Leverkusen. Fu tra i protagonisti della splendida cavalcata europea nel 2002, segnando addirittura una rete nella finale contro il Real Madrid, e nel 2004 passò al Bayern Monaco. In Baviera vi rimase per cinque stagioni laureandosi tre volte campione di Germania prima di passare all’Inter diventando una colonna della squadra del Triplete nel 2010. Dopo tre anni ebbe una breve e dimenticabile esperienza alla Juventus e dopo sei mesi tornò in Brasile al San Paolo. I problemi fisici ne limitarono il rendimento ma una volta passato al Palmeiras riuscì a disputare l’ultima grande stagione della carriera contribuendo in modo determinante alla salvezza del Verdão.

 

 

 

ZÉ ROBERTO
Meraviglioso esterno dotato di tecnico e velocità che lo hanno reso per qualche anno uno dei migliori al mondo nel suo ruolo. Zé Roberto iniziò nel Portuguesa e già nel 1997, venne notato e acquistato dal Real Madrid e nonostante si trattò di un’esperienza breve gli permise di laurearsi campione d’Europa. Dopo l’intervallo di qualche mese al Flamengo iniziò la sua splendida storia d’amore con la Germania, prima con il Bayer Leverkusen, dove arrivò in finale di Champions League nel 2002, e poi con il Bayern Monaco. Otto anni consecutivi, equamente distribuiti tra le due squadre, a salire e scendere ininterrottamente dalla fascia destra e dopo il Mondiale 2006 decise di tornare in Brasile. Il Santos fu ben contento di accoglierlo tra le proprie fila dimostrando ancora di essere un giocatore estremamente affidabile. Le grandi prestazioni nel Brasileirão convinsero il Bayern a riprenderselo per altre due stagioni, dove vinse un’altra Bundesliga, prima di spostarsi a nord per vestire la maglia dell’Amburgo. Nel 2011 ci fu il definitivo addio al Paese tedesco per giocare con il Grêmio. Sembrava ormai pronto alla pensione da tempo, ma a quarantun’anni firmò un contratto con il Palmeiras e incredibilmente giocò per altre due stagioni a grandi livelli, diventando Capitano e vincendo nel 2016 il suo primo e unico Brasileirão della sua carriera.

(Photo: Mauricio Rummens / FotoArena)