Carlo Ancelotti non è nuovo a mosse di questo tipo: guardare oltre le apparenze, vedere nuovi sbocchi quando alla base c’è il talento. La sua creazione perfetta è stata la trasformazione di Pirlo in regista, ma le sue intuizioni su cambi tattici sono stati innumerevoli e Asensio è solo l’ultimo a vivere una nuova vita grazie a Carlo Magno.
Da inizio stagione Ancelotti sta provando il maiorchino in posizione di mezzala, dopo aver intravisto in lui una potenziale evoluzione tecnica che ripercorre quella di due spagnoli di questa era come Santi Cazorla e, ancora meglio, David Silva. La qualità portata dalle fasce al centro del campo, soluzione perfetta per aumentare il livello del palleggio e valorizzare i piedi buoni, come il mancino di Asensio. Rispetto ai suoi predecessori ha più passo e soluzione da fuori per sopravvivere alla faticosa carriera da esterno, ma la velocità di stop e di pensiero in suo possesso hanno fatto vedere ad Ancelotti le potenzialità di una grande mezzala. Un esperimento da maneggiare con cura, vociferato sin dalle prime giornate ma mai messo in pratica prima di avere la certezza di avere la grande prestazione nel bagaglio tecnico.
Sembrava dover debuttare da titolare nelle primissime giornate nel nuovo ruolo, e invece le scelte sono state altre: prima Isco in quella posizione, poi i recuperi in extremis di giocatori come Modric in difficoltà fisica. Tempo al tempo prima di vedere finalmente all’opera il nuovo Marco Asensio, mezzala a 25 anni, titolare contro il Mallorca, la squadra della sua città e del suo cuore che lo ha lanciato nel calcio dei grandi.

Il risultato? Tripletta al primo colpo nella goleada per 6-1 segnando tutti i gol importanti nel tabellino e non gli ultimi. Dentro al gioco, in grado di dialogare spesso con gli esterni, e con quella soluzione da fuori area che si libera con maggiore facilità partendo da più dietro. Probabilmente con una batteria di esterni che vede un Vinícius in stato di grazia, Hazard in via di recupero, più i vari Bale, Rodrygo e altri giocatori in eccesso in rosa, il suo riciclo nel reparto di centrocampo sembra essere una soluzione ideale per tutti.
Per Ancelotti che allunga un reparto ridotto ai soliti tre nomi più i soli cambi di Valverde e Camavinga, per Asensio che può reclamare più spazio e trovare nuovi orizzonti per la sua carriera, per il Real che si gode una soluzione costruita con il tempo e subito vincente. Il capolavoro Pirlo forse rimarrà per sempre un’altra storia, ma Ancelotti ha dimostrato di vederci ancora lungo e si prepara alla sua ennesima e stravagante rivoluzione di un suo pupillo.