Dodici mesi dopo la cocente delusione patita per mano del Fulham sempre nella prestigiosa cornice di Wembley, l’Aston Villa scaccia tutti i fantasmi conquistando la promozione in Premier League dopo tre anni di assenza. I Villans hanno avuto la meglio di un indomito Derby County con il punteggio di 2-1 (El Ghazi, McGinn, Marriott) nella finalissima dei playoff di Championship davanti ad oltre 85.000 spettatori. Il club di Birmingham raggiunge così nella massima serie Norwich City e Sheffield United, promosse automaticamente avendo conquistato le prime due posizioni della classifica.

Il direttore d’orchestra

Una buona parte di merito per questa entusiasmante promozione dell’Aston Villa è senza dubbio da attribuire a Dean Smith. Il manager tifoso proprio dei Villans ha probabilmente esaudito un sogno guidando la sua squadra del cuore fino alla massima serie. Tutto è cominciato il 10 ottobre quando Smith ha preso il posto di Steve Bruce, tecnico già messo in discussione in estate quando sembrava vicino l’arrivo di Thierry Henry al Villa Park. Un inizio tra molti alti e bassi, sulla falsa riga della gestione precedente, motivo per il quale lo scetticismo intorno a Grealish e compagni cominciava ad aumentare col passare del tempo. La classifica però non ha mai del tutto chiuso le porte ad una rimonta dei Villans che nel mese di marzo hanno finalmente cambiato il passo, inanellando una serie di dieci vittorie consecutive, stabilendo così il record nella storia del club. Una volta ottenuto l’accesso ai playoff col quinto posto, la squadra di Smith ha dovuto sudare non poco per eliminare il West Bromwich Albion, battuto solo ai rigori. La finale, preparata in maniera impeccabile, ha messo in risalto i valori dell’Aston Villa, decisamente superiori ai Rams e andati in affanno solo negli ultimi minuti dopo la rete di Marriott. Tra i principali meriti di Smith c’è quello di aver compattato il gruppo proprio nel momento decisivo della stagione, trovando la quadra dopo mesi vissuti in chiaroscuro. Fondamentale altresì l’aver affidato le chiavi della squadra nelle mani di Jack Grealish, finalmente capace di liberare tutto il suo talento. Un ruolo da non sottovalutare l’ha ricoperto un certo John Terry, voluto proprio da Dean Smith al suo fianco come vice. L’ex capitano del Chelsea aveva terminato la propria carriera da giocatore con la maglia dell’Aston Villa  perdendo la finale dei playoff dello scorso anno contro il Fulham, rifacendosi quest’anno contro l’amico fraterno Frank Lampard.

I trascinatori

Sono tanti i protagonisti in campo del trionfo dell’Aston Villa, ma tre giocatori meritano una menzione speciale; il primo è Jack Grealish, ragazzo di Birmingham, tifoso dei Villans e cresciuto nelle giovanili del club. Talento purissimo che con l’arrivo di Smith ha finalmente mostrato le sue doti innate, forse anche grazie alla fascia da capitano affidatagli dall’allenatore. Grealish ha trascinato i suoi facendo la differenza nel momento cruciale della stagione rendendo felici tutti quelli pronti a scommettere su di lui nonostante le annate precedenti poco convincenti. Il secondo uomo determinante è stato Tammy Abraham, autentica macchina da gol in questa stagione. 26 reti in 39 partite per il centravanti che a gennaio ha rifiutato il trasferimento al Wolverhampton  diventando ancor di più un idolo per i tifosi dei Villans. Il terzo protagonista è forse quello più inatteso: John McGinn. Lo scozzese classe 94′ arrivato in estate dall’Hibernian per una cifra irrisoria, ha sorpreso tutti per la sua grande capacità di abbinare tanta corsa alla qualità. Il ragazzo di Glasgow è migliorato mese dopo mese, diventando una pedina fondamentale per il centrocampo di Smith, fino all’epilogo trionfale di Wembley dove McGinn ha realizzato la nona rete stagionale, oltre a fornire l’ennesima prestazione da dieci e lode.